The Palestinian Telegraph
23.09.2009
http://www.paltelegraph.com/opinions/editorials/2342-israels-rape-of-gazas-natural-resources-part-3
“Lo stupro israeliano delle risorse naturali di Gaza. Parte 3”
di Peter Eyre

Quando si osserva questa carta della zona marittima risulta facile comprendere che la popolazione di Gaza non è in grado di sviluppare un industria della pesca commercialmente praticabile. Al momento essa è completamente in rovina in quanto si è esaurita l’intera riserva di pesce lungo la costa.
Questa è una carta ufficiale delle Nazioni Unite, ma che significa? Come mai anno dopo anno continuano a mostrare una zona che continua a restringersi? Lo stesso avviene a terra per cui la Palestina (che una volta era data da una grande comunità sprizzante vitalità) si è trovata ridotta a piccole zone delimitate di territorio.
La cosiddetta politica dei due stati è una pura barzelletta con la stessa West Bank che sta subendo quasi un processo di trasformazione in due stati (Israeliano – palestinese).
Prendiamo in esame brevemente la calamità che è caduta addosso ai pescatori di Gaza e il modo che ha permesso agli israeliani (con l’aiuto dell’Autorità Palestinese) di assumere ora il totale controllo dell’intera zona marittima. Qualche tempo fa ebbi l’occasione di visitare Cipro e di incontrarvi molti pescatori che si vantavano dei giorni in cui avevano potuto pescare nell’area marittima di rispetto di Gaza. La pesca era eccellente e il prender gamberi con l’uso di alcune trappole molto redditizie, era addirittura migliore. I pescatori di Cipro si ricordano dei giorni in cui lentamente la marina israeliana li allontanò di forza dalla regione.
Fin dall’Accordo di Oslo e dell’Intesa Bertini si è visto il governo di Israele mettere in atto la sua forza contro i poveri pescatori di Gaza. Il limite originario delle 20 miglia nautiche (che avrebbe dovuto essere delle 24 miglia nautiche) non venne mai garantito e anche il limite delle 12 miglia nautiche di Bertini non riuscì a raggiungere il suo scopo. Ciò che avviene ora consiste fondamentalmente nel fatto che i pescatori di giorno in giorno escono e praticano la pesca in un’area vicina alla costa, la cui estensione viene tenuta sotto controllo dalla marina israeliana.
Qualche tempo fa, durante i colloqui sulle riserve di gas in mare aperto, il Presidente Abbas affidò la zona di sicurezza in mare aperto a Israele che attualmente ne esercita il controllo.
Scrivere questo articolo non sta a significare che io abbia del tutto una buona opinione nei confronti del blocco. Ritengo che tutti i negoziati fatti in nome della Palestina siano completamente inaccettabili dal momento che il popolo palestinese è stato tenuto in ostaggio per trarne un riscatto. Molte volte si è vista una strategia del tipo grande fratello, a causa della quale essi erano costretti ad accettare o a subirne le conseguenze. Tuttavia ho anche la sensazione che il Presidente Abbas in alcuni casi abbia accettato accordi che normalmente sarebbero risultati decisamente inaccettabili per altri.
Si rivolga ora uno sguardo più ravvicinato all’industria della pesca proprio per rendersi conto di quanto sia difficile per un pescatore di Gaza gestire un’industria che sia praticabile. Come si è trattato in precedenza la pesca in alto mare di fronte a Gaza era abitualmente molto vantaggiosa e allora che cos’è cambiato tanto da portare questa industria al totale collasso e perché?
Questo costituisce in parte il prodotto di una pesca abituale a Cipro. Ho visto i pescherecci ritornare la sera con circa 1.500 kg di pesce sul tipo di questi tonni. Durante la notte venivano spediti ed inviati in Europa. Tutto ciò per dare una semplice idea su ciò che si può descrivere solo come una pesca molto vantaggiosa. Dopo averlo pesato, il pesce viene suddiviso in contenitori.
La maggior parte del pesce se ne sta in acque molto profonde e quindi proprio questo risulta essere il primo ostacolo per i pescatori di Gaza. La marina israeliana terrorizza di continuo i pescatori e per la maggior parte del tempo li costringe a stare molto vicini sottocosta (entro circa 3 km delle acque territoriali). Quando si esce ogni giorno (alla stessa distanza) si esplica una enorme pressione sulla capacità dei sistemi di ricostituirsi in modo naturale. La zona diventa sovraffollata di pescatori, per cui viene preso anche del pesce non sviluppato, tanto che la catena viene interrotta. Alla fine, entro un breve arco di tempo si esaurisce l’intera riserva fino ad estinguersi del tutto.
Per comprovare l’affermazione basta osservare una pesca di questo genere a Gaza e si può notare dalle foto riportate che nonostante la manodopera impiegata la resa è estremamente ridotta.
Nel 2007, la UNHCR [United Nations High Commissioner for Refugees, ndt] aveva fatto una relazione sul declino dell’industria della pesca a Gaza e aveva insistito sull’importanza di permettere ai pescatori di praticare questa industria fondamentale per la loro vita quotidiana. La pesca è stata storicamente l’unica risorsa vitale per la popolazione di Gaza. Essa ha interessato una parte molto grande della loro vita quotidiana del loro consumo alimentare. Le Nazioni Unite hanno reso possibile che l’istituzione di Accordi di Oslo profondamente difettosi la eliminasse.

Parlando in generale, ogni stato costiero ha il diritto di possesso nei confronti della sua propria EEZ [Exclusive Economic Zone, ndt] che rende possibile l’accesso e il controllo di tutte le risorse naturali che si trovano all’interno del limite dato dalle sue 200 miglia nautiche.
Nel caso di Gaza non è possibile accedere ad una zona marina talmente estesa in quanto i confini tra Egitto e Israele, quando vengono allungati convergono in una sorta di triangolo.

Tuttavia, sarebbe possibile assegnare a Gaza una distanza di circa 60 miglia nautiche Se venisse istituita una zona di questo tipo Gaza occuperebbe una posizione di tutto riguardo per riattivare le sue industrie della pesca andate perdute e per avere anche la capacità di continuare la ricerca per estrarre una maggiore quantità di petrolio e di gas che si è ritenuto si abbondante in questa zona.
Torneremo a trattare del saccheggio del petrolio/gas di Gaza nel prossimo articolo.
(tradotto da mariano mingarelli)
Ultimo aggiornamento Domenica 08 Agosto 2010 15:59