19.09.2009
http://www.ilmanifesto/in-edicola/numero/20090919/pagina/09/pezzo/260284/
ISRAELE-NUCLEARE
«Ispettori a Tel Aviv»
All'Onu passa la mozione araba
di Michele Giorgio
Anche in questi ultimi giorni si sono levate in Israele voci a favore di un attacco militare immediato contro le centrali atomiche di Tehran e il Segretario di stato Hillary Clinton ieri ha minacciato apertamente l'Iran - maggior isolamento e pressioni economiche - se non accetterà di negoziare con gli Usa sull'arricchimento dell'uranio che avviene nelle sue centrali. L'Iran, comunque, non resta a guardare e ieri, grazie ad un insolito appoggio arabo, ha ottenuto una vittoria in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Per la prima volta dal 1991, l'Assemblea ha approvato una risoluzione che chiede a Israele di aderire al Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) e di aprire i suoi siti nucleari alle ispezioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea).
Il documento - passato con uno stretto margine, 49 voti a favore, 45 contrari e 16 astensioni -, sponsorizzato dai paesi arabi e sostenuto da Russia e Cina, chiede al direttore generale dell'Aiea, Mohamed Elbaradei, di prendersi l'incarico di far rispettare a Israele l'impegno.
Gli Usa e vari paesi occidentali hanno criticato il testo approvato e il Canada ha anche presentato una «contromozione» che però è stata bocciata.
Molto soddisfatto l'ambasciatore iraniano presso l'Aiea: «È un'ottima notizia - ha commentato Ali Asghar Soltanieh - un trionfo per la nazione palestinese oppressa».
Durissima al contrario la reazione di Israele. «Non coopereremo con questa risoluzione il cui unico scopo è esacerbare le ostilità politiche e acuire le linee di divisione in Medio Oriente», ha protestato il vice-direttore della commissione per l'energia atomica David Danieli, consapevole che il voto può aprire un dossier che Israele è riuscito a tenere chiuso per decenni.
L'ambiguità nucleare israeliana era destinata a riemergere, presto o tardi. Gli stessi paesi arabi alleati di Washington hanno posto più volte la questione della posizione di Israele, uno degli unici tre Stati al mondo, assieme a India e Pakistan, a non aver aderito al Tnp e che, pur non avendolo mai ammesso, dispone di un arsenale nucleare ampio, tra 100 e 200 bombe secondo calcoli di esperti internazionali e le rivelazioni fatte nel 1986 da Mordechai Vanunu, un tecnico (pacifista) della centrale di Dimona (successivamente condannato a 18 anni di carcere).
Tel Aviv avrebbe preso il posto della Gran Bretagna come quinta potenza nucleare mondiale e può rivaleggiare con Francia e Cina.
È stata proprio la Francia a garantire piena assistenza all'avvio del programma nucleare ad Israele, culminato nella costruzione di Dimona, un reattore a uranio naturale e a riprocessamento di plutonio.
Gli Stati Uniti però sono stati i principali complici di Tel Aviv, per aver chiuso gli occhi e per aver impedito le ispezioni dei siti israeliani che, di fatto, sono stati sviluppati senza alcun controllo internazionale.
Da questi siti sarebbero uscite bombe al neutrone, bombe termonucleari miniaturizzate destinate a massimizzare l'irradiazione di raggi gamma (minimizzando così gli effetti esplosivi) e anche mine nucleari (nascoste, si dice, nel Golan occupato).
Ordigni che possono essere lanciati da missili balistici e da crociera, bombardieri a lungo raggio, sottomarini e da pezzi di artiglieria in grado di colpire fino a 45 chilometri.
Nel giugno del 2005 il Sunday Times riferì che un sottomarino israeliano aveva sparato un missile Cruise colpendo un obiettivo a 950 miglia.
D'altronde fu fin troppo esplicito anni fa l'ex premier Ariel Sharon: «Gli arabi - disse - possono avere il petrolio, ma noi abbiamo i fiammiferi».
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Ultimo aggiornamento Martedì 22 Settembre 2009 12:29




