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02.09.2013
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Una pedagogia in disuguaglianza per i bambini di Gerusalemme Est.

Il numero di classi, la disponibilità di consulenti e il numero dei programmi di prevenzione dell’abbandono scolastico costituiscono una penosa violazione del diritto allo studio per decine di migliaia di scolari palestinesi a Gerusalemme. 

di Betty Herschman

In tutte le città del mondo , la maggior parte dei genitori si angoscia per il primo giorno di scuola dei loro figli. Sono in ansia se legano con i loro insegnanti. Si preoccupano del bullismo. La maggior parte di loro si angustia della qualità dell’istruzione che riceveranno i loro figli e se li preparerà a una vita fertile dopo gli anni di scuola.

 

A Gerusalemme Est, madri e padri si preoccupano se i loro figli avranno o meno un posto in un’aula – per meglio dire se l’aula esisterà o meno fisicamente. 

Sebbene abbia inizio il nuovo anno scolastico, perdura la grossa carenza di 2.200 aule a Gerusalemme Est e nonostante la disposizione della Corte Suprema che la municipalità di Gerusalemme e il Ministero dell’Istruzione rettifichino l’insufficienza entro il 2016, negli ultimi cinque anni sono state costruite solo 150 aule. Inoltre, come rivelato dal rapporto di monitoraggio congiunto di Ir Amim e dell’Associazione dei i Diritti Civili in Israele (ACRI) rilasciato di recente sullo stato dell’educazione a Gerusalemme Est, nonostante un tasso complessivo di abbandono del 13%, in un terzo delle scuole secondarie arabe di Gerusalemme non ci sono programmi per prevenirlo. 

Di fronte a una deficienza di 2.200 aule mancanti nel sistema della scuola pubblica araba a Gerusalemme, le autorità stanno facendo troppo poco, troppo in ritardo per colmare questo divario intollerabile. Ad aggravare l’oltraggio della vergognosa disparità in risorse educative tra Gerusalemme Est e Ovest, è l’insistenza del sindaco Nir Barkat secondo cui il sistema va migliorando. Nonostante le dichiarazioni pubbliche di Barkat, in base alle quali, sotto la sua guida, il comune ha investito in modo significativo di più delle precedenti amministrazioni per migliorare il sistema educativo a Gerusalemme Est, il ritmo della costruzione di nuove aule scolastiche è troppo lento per rispondere ai bisogni urgenti dei bambini palestinesi. Durante l’attuale amministrazione di Barkat, dal 2000 fino ad oggi, a Gerusalemme Est sono state costruite solo 150 nuove aule, con altre 332 aggiuntive in varie fasi di progettazione. 

Dato che il sindaco dà lustro ai numeri, occorre poco per abbellire il lato oscuro di questa storia: mentre le autorità sostengono che a Gerusalemme Est la mancanza di aree disabitate adatte è il principale ostacolo per la costruzione di nuove scuole per i bambini palestinesi, le stesse fanno progredire di continuo nuovi piani edilizi per coloni israeliani sulla scarsa terra disponibile che resta a Gerusalemme est. 

E’ pure difficile da legittimare il perché, nonostante i preoccupanti tassi di abbandono scolastico a Gerusalemme Est, la città fa convergere in modo asimmetrico le sue risorse per prevenire tale abbandono su Gerusalemme Ovest. Complessivamente, uno straordinario 36% dei bambini di Gerusalemme Est non riesce a ultimare il ciclo completo di 12 anni di scuola. Nonostante questa madornale cifra, secondo i dati compilati dalla Jerusalem Education Administration (MANHI), nel 30% delle scuole superiori di Gerusalemme Est il MANHI non gestisce alcun programma di prevenzione dell’abbandono degli studi e nel 44% ne effettua uno solo. Mentre nel 2012, nel campo dell’istruzione ebraica di Gerusalemme 225 studenti hanno beneficiato di un programma nazionale per la prevenzione del ritiro dagli studi, a Gerusalemme Est ci sono stati solo 100 allievi che ne hanno tratto beneficio. Intanto, gli studenti palestinesi rappresentano il 56% del corpo studentesco che il MANHI sovrintende ( il rimanente 44% studia in scuole ebraiche laiche e in scuole ebraiche nazional-religiose). 

Non sarà una sorpresa, allora, che non ci sia un sacco di risorse stanziate per monitorare la qualità dell’istruzione a Gerusalemme Est o per occuparsi delle prospettive inevitabilmente ridotte per un’istruzione superiore e un percorso per una solida carriera. C’è una permanente discriminazione tra i sistemi educativi a Gerusalemme Ovest ed Est nell’assegnazione delle mansioni professionali. A Gerusalemme Est sono impiegati solo cinque ispettori, mentre ad Ovest ce ne sono 18. Le disparità sono ancora maggiori nel caso dei consiglieri scolastici, che talvolta giocano un ruolo salva-vita nel fornire un supporto psicologico a bambini sconvolti e prevenirne il ritiro. A Gerusalemme Est operano solo 29 consiglieri comparati ai circa 250 di Gerusalemme Ovest, nonostante le dure condizioni socio economiche in cui versano molte famiglie palestinesi e il disperato bisogno di personale scolastico che aiuti i bambini a rafforzare una visione di speranza. 

Tutte queste disuguaglianze – sul numero di aule, sulla disponibilità dei consiglieri, sui numeri dei programmi di prevenzione per trattenere i bambini dalla caduta libera nel vuoto tramite il sistema – costituiscono una grave violazione del diritto all’istruzione per decine di migliaia di scolari palestinesi a Gerusalemme. E dato il persistente tasso di povertà a Gerusalemme Est – un inconcepibile 82% per i bambini palestinesi – l’incapacità di garantire il diritto universale a un’istruzione gratuita accresce solo le gravissime pressioni socio-economiche che erodono la presa dei palestinesi sulla città. Un tale disastro richiede una risposta urgente dai funzionari sia del comune che del governo e da tutti coloro che sono in lizza per assumere la leadership di “Gerusalemme, capitale eterna e unificata” alle prossime elezioni per la carica di sindaco. 

Betty Herschman è direttrice di Ir Amim per le relazioni internazionali e il sostegno legale. 

(tradotto da mariano mingarelli)

 

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