Soprannominata la "Giovanna d'Arco" dei palestinesi e soggetta a sinistre minacce, Ahed dimostra come la resistenza non possa essere passiva o educata

di Jonathan Cook

The National, 08.01.2018

https://www.thenational.ae/opinion/comment/ahed-al-tamimi-s-incarceration-sheds-a-disturbing-light-on-how-children-are-targeted-in-israel-1.693716 

 

La sedicenne Ahed Al Tamimi potrebbe non essere quello che gli israeliani avevano in mente quando, per molti anni, hanno criticato i palestinesi per non aver prodotto un Mahatma Gandhi o un Nelson Mandela.

Prima o poi, dai popoli colonizzati emerge la figura più adatta a sfidare quei valori marci alla base della società che li opprime. Ahed è ben qualificata per questo compito.

La settimana scorsa, è stata accusata  di aggressione e incitamento dopo aver schiaffeggiato due soldati israeliani, pesantemente armati, che si rifiutavano di lasciare il cortile della casa della sua famiglia nel villaggio di Nabi Saleh, vicino a Ramallah, in Cisgiordania. Sua madre Nariman è stata arrestata per aver filmato il fatto. Il video è diventato rapidamente virale.

Ahed ha agito poco dopo che i soldati avevano sparato da distanza ravvicinata  in faccia al suo cugino quindicenne, ferendolo gravemente.

La maggior parte dei commentatori occidentali ha negato ad Ahed quel tipo di sostegno retorico offerto ai manifestanti per la democrazia in posti come la Cina o l'Iran. Tuttavia questa studentessa palestinese - che potrebbe dover affrontare una lunga condanna per aver sfidato i suoi oppressori - è diventata rapidamente un'icona dei social media.

Per quanto Ahed potesse essere finora sconosciuta alla maggior parte degli israeliani, si tratta di un volto familiare per i palestinesi e per gli attivisti di tutto il mondo.

Per anni, lei e gli altri abitanti del suo villaggio hanno affrontato ogni settimana l'esercito israeliano, impegnato nel rafforzare il dominio dei coloni ebrei su Nabi Saleh. Questi coloni si sono impossessati con la forza delle terre del villaggio e di un'antica sorgente, una fonte d'acqua vitale per una comunità che dipende dall'agricoltura.

Inconfondibile per i suoi appariscenti capelli biondi e i penetranti occhi blu, Ahed è stata filmato regolarmente da quando era una ragazzina, mentre affrontava soldati che torreggiavano sopra di lei. Scene del genere hanno ispirato un veterano fra gli attivisti pacifisti israeliani a soprannominarla la "Giovanna d'Arco della Palestina".

Ma pochi israeliani si sono innamorati nello stesso modo.

Non ha solo sfidato gli stereotipi israeliani sui palestinesi, ha anche sferrato un colpo contro l'autoinganno di una cultura altamente militarizzata e maschile.

Ha anche dato un volto a quei bambini, finora anonimi, che Israele processa per lancio di pietre.

I villaggi palestinesi come Nabi Saleh sono regolarmente invasi dai soldati. I bambini vengono trascinati via dai loro letti nel bel mezzo della notte, come è successo ad Ahed durante il suo arresto del mese scorso come rappresaglia per i suoi schiaffi. Gruppi per i diritti umani documentano come i bambini vengano regolarmente picchiati e torturati durante la detenzione.

Sono centinaia quelli che passano dalle carceri israeliane ogni anno, accusati di aver lanciato pietre. Con i tassi di condanna nei tribunali militari israeliani che superano il 99%, la colpevolezza e l'incarcerazione di questi bambini sono una conclusione scontata.

E sono quelli relativamente fortunati. L'esercito israeliano ha ucciso in media 11 bambini al mese negli ultimi 16 anni.

Il video di Ahed, proiettato ripetutamente sulla tv israeliana, ha minacciato di ribaltare l'immagine di sé che ha Israele come di un David che combatte un Golia arabo. Questo spiega l'indignazione tossica che ha attanagliato Israele da quando è stato trasmesso il video.

Com'era prevedibile, i politici israeliani erano su tutte le furie. Naftali Bennett, il ministro dell'educazione, ha chiesto che Ahed "finisca la sua vita in prigione". Il ministro della cultura Miri Regev, ex portavoce dell'esercito, ha detto di sentirsi personalmente "umiliata" e "oppressa" da Ahed.

Ma più preoccupante è il dibattito mediatico che ha denunciato l'incapacità dei soldati di colpire Ahed in risposta ai suoi schiaffi come una "vergogna nazionale".

Il famoso conduttore televisivo Yaron London ha espresso stupore per il fatto che i soldati "si sono astenuti dall'usare le loro armi" contro di lei, chiedendosi se "esitassero per vigliaccheria".

Ma molto più sinistre sono state le minacce di Ben Caspit, un importante analista israeliano. In un editoriale, ha detto che le azioni di Ahed hanno fatto "ribollire il sangue di ogni israeliano". Propone di sottoporla ad una punizione "al buio, senza testimoni e telecamere", aggiungendo che una vendetta di suo gradimento lo avrebbe portato a una detenzione certa.

Una tale fantasia - violare a sangue freddo una bambina incarcerata - avrebbe dovuto disgustare ogni israeliano. Eppure il signor Caspit è ancora tranquillamente al suo lavoro.

Ma oltre a denunciare la malattia di una società dedita alla disumanizzazione e all'oppressione dei palestinesi, compresi i bambini, il caso di Ahed solleva l'inquietante questione su quale tipo di resistenza gli israeliani ritengano che i palestinesi abbiano diritto a fare.

Il diritto internazionale, almeno, è chiaro. Le Nazioni Unite dichiarano che le persone sotto occupazione possono usare "tutti i mezzi disponibili", compresa la lotta armata, per liberarsi.

Ma Ahed, gli abitanti del villaggio di Nabi Saleh e molti palestinesi come loro, hanno preferito adottare una strategia diversa: una disobbedienza civile conflittuale e militante. La loro resistenza sfida l'idea dell'occupante di avere il diritto di comandare sui palestinesi.

Il loro approccio contrasta fortemente con i costanti compromessi e la cosiddetta "cooperazione sulla sicurezza" accettata dall'Autorità palestinese di Mahmoud Abbas.

Secondo il commentatore israeliano Gideon Levy, il caso di Ahed dimostra che gli israeliani stanno tentando di negare ai palestinesi non solo il diritto di usare razzi, pistole, coltelli o pietre, ma anche a quella che lui chiama ironicamente "rivolta degli schiaffi" .

Ahed e Nabi Saleh hanno dimostrato che la resistenza popolare disarmata - per creare disagio a Israele e al mondo - non può permettersi di essere passiva o educata. Deve essere senza paura, antagonista e dirompente.

E cosa più importante, deve essere uno specchio per l'oppressore. Ahed ha denunciato quel prepotente armato di pistola che si nasconde nell'anima di troppi israeliani. E questa è una lezione degna di Gandhi o Mandela.

 

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze

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