La copertura del caso di Ahed Tamimi oscura la violenza e l'occupazione israeliane

di Gregory Shupak

Fair, 17.01.2018

https://fair.org/home/slapping-an-israeli-soldier-more-newsworthy-than-shooting-a-palestinian-child-in-the-face/

Nella foto: la rappresentazione di Newsweek ( 1/1/18 ) della prigioniera palestinese Ahed Tamimi (a sinistra), "la sedicenne che ha attaccato i soldati israeliani".

I soldati israeliani hanno sparato al quattordicenne palestinese  Mohammad Tamimi a bruciapelo in faccia con un proiettile di gomma il 14 dicembre 2017, a Nabi Saleh, un piccolo villaggio nella West Bank occupata. Il ragazzo ha dovuto subire sei ore di intervento chirurgico ed è stato posto in coma medicalmente indotto.

Un'ora dopo, la cugina di Mohammad, Ahed Tamimi, ha schiaffeggiato e preso a calci un soldato israeliano armato. All'inizio della settimana successiva, dopo che il video delle azioni di Ahed è diventato virale, i soldati israeliani hanno fatto irruzione a casa Tamimi alle 3 del mattino, arrestando Ahed e confiscando telefoni, computer e laptop della famiglia.

A Ahed è stata negata la libertà su cauzione e potrebbe affrontare anni di carcere. (anche Nour Tamimi, una cugina sedicenne di Ahed che pure compare nel video, è stata arrestata e poi rilasciata su cauzione. La madre di Ahed, Nariman, è stata arrestata nello stesso giorno quando ha chiesto informazioni su sua figlia, e rimane in custodia .)

La sparatoria ignorata

Un articolo del primo gennaio su Newsweek descrive l'accaduto come Ahed "che assaltava i soldati israeliani", "minacciava due soldati israeliani e li picchiava in faccia", "spingeva i soldati e li prendeva a calci, li colpiva in faccia e lanciava pietre contro di loro". Il pezzo si riferiva alle azioni di Ahed come ad "assalti" e "attacchi". Non riferisce che i soldati israeliani avevano appena sparato e ferito gravemente suo cugino quattordicenne.

Anche la CNN ( 8/1/18 ) ha pubblicato un pezzo che ha omesso di parlare del più grave atto di violenza di quel giorno, così come Reuters ( 28/12/17 , 1/1/18 ). Un rapporto dell'Associated Press ( 28/12/17) ha avuto la stessa mancanza, lasciando la falsa impressione che il soldato sia stato attaccato senza provocazione.

Il pezzo di Newsweek ha anche omesso di notare che i soldati israeliani sono membri di una forza militare che occupa da 50 anni la Cisgiordania. Neanche il pezzo del 21 dicembre della CBS menziona l'occupazione, che struttura ogni interazione tra palestinesi e israeliani. (Nessuno degli articoli menzionati cita il fatto che le persone occupate abbiano il diritto legale di resistere all'occupazione).

Un reportage sul New York Times (22/12/17) non menziona che Mohammad Tamimi è stato colpito dalla pallottola di gomma fino al 13 ° paragrafo, come se si trattasse di un fatto di minima importanza. Il Times descrive Nabi Saleh come un posto con "dispute di lunga data con un insediamento israeliano nelle vicinanze, Halamish, che secondo gli abitanti di Nabi Saleh ha rubato la terra e l'acqua". Il Times non nota che, come colonia nei territori occupati, Halamish è illegale secondo il diritto internazionale .

Titolo della CNN (8/1/18) : "Ahed Tamimi: eroina palestinese o provocatrice professionista?"

Normalizzare i tribunali militari

Il pezzo del Newsweek dice che Tamimi "è stata accusata di cinque capi di imputazione per assalto alle forze di sicurezza" e che è "accusata di interferire con i doveri dei soldati, avendo loro impedito di tornare al loro posto". Si fa notare che "a maggio, è stata accusata di aver interferito con i soldati che stavano cercando di arrestare un manifestante che lanciava pietre" e ci si riferisce queste accuse altre due volte, anche nel titolo. In nessun punto l'articolo menziona che il procedimento si sta svolgendo in un tribunale militare. Allo stesso modo, un articolo della Associated Press (9/1/18 ) fa riferimento al "procedimento giudiziario israeliano" e "le accuse" contro Tamimi, senza menzionare che è stata processata dallo stesso esercito di occupazione che ha sparato a suo cugino.

Omettere queste informazioni fa pensare che Tamimi riceverà un processo equo, ma l'evidenza suggerisce il contrario. Secondo l'Associazione per i diritti civili in Israele, i palestinesi della Cisgiordania occupata sono sottoposti a un sistema giudiziario militare che "non riconosce il diritto al giusto processo e ai diritti che ne derivano", mentre gli israeliani che colonizzano illegalmente i territori occupati godono dei diritti e privilegi di uno stato di diritto.

Nei tribunali militari, la maggiore età è di 16 anni, il che significa che gli adolescenti palestinesi possono essere processati come adulti, mentre per gli israeliani la maggiore età è a 18 anni. Il gruppo "Difesa per l'infanzia internazionale- Palestina" (DCIP), che ha uno status consultivo presso l'ONU, riferisce che i giudici della corte militare israeliana, che sono ufficiali attivi o di riserva nell'esercito israeliano, "raramente escludono prove ottenute con la coercizione o la tortura, tra cui confessioni redatte in ebraico, una lingua che la maggior parte dei bambini palestinesi non comprende ". Il tasso di condanne delle corti militari israeliane, superiore al 99%, denuncia chiaramente la loro parzialità contro i palestinesi.

Narrare la resistenza come un'acrobazia di pubbliche relazioni

NYT: Acts of Resistance and Restraint Defy Easy Definition in the West Bank
Titolo del NYT: "Gli atti di resistenza e moderazione sfidano le definizioni facili in Cisgiordania". Il New York Times ( 12/22/17 ) ha posto la stessa enfasi sulla violenza che mette le vite in pericolo e sulle tattiche di comunicazione sui social media: "L'ultimo episodio, girato nel cortile di casa della famiglia, si è verificato poche ore dopo che un cugino della Tamimi è stato colpito con un proiettile di gomma , ed è stato trasmesso in diretta su Facebook il 15 dicembre".

L'inquadramento della storia di Tamimi sul New York Times suggerisce che la questione centrale del caso sia se sarebbe stato meglio per i palestinesi o gli israeliani se il soldato avesse reagito in modo più violento allo schiaffo. David Halbfinger del Times dice

"che gli israeliani sono incerti se considerare i propri soldati virtuosi pilastri di tolleranza e forza... o una imbarazzante manifestazione della paralisi e della vulnerabilità nazionale"

I Palestinesi, nel frattempo,

"discutono se il video possa aver danneggiato la loro causa, mostrando i loro oppressori che si comportano in modo gentile, o averla aiutata, mostrando che la resistenza può essere efficace anche quando si è disarmati."

Il giornale sottintende anche che i palestinesi si compiacciono dell'arresto di Tamimi, scrivendo che "la scena della giovane donna trascinata via potrebbe aver dato ai palestinesi quel chiaro effetto di propaganda che era stato negato nel confronto originale".

Analogamente, la CNN ha banalizzato l'arresto di Tamimi, osservando che gli israeliani la chiamano "Shirley Temper" a causa dei "lunghi riccioli di zenzero" e perché la accusano di "interpretare con cura i video di Pallywood", una caratterizzazione sprezzante delle proteste considerate come messe in scena per la cinepresa”.

Mentre il Times e la CNN ci forniscono un forum per la speculazione sulla volontà palestinese che i loro figli soffrano per migliorare le loro relazioni pubbliche, ci sono molte cose che non vengono dette. Ad esempio, nessuno degli articoli citati menziona il rischio che Tamimi subisca gravi maltrattamenti nelle carceri israeliane. Tuttavia, l'UNICEF accusa Israele di sottoporre i giovani palestinesi a "pratiche che equivalgono a trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, secondo la Convenzione sui diritti dell'infanzia e la Convenzione contro la tortura". Tra questi ci sono bambini "che vengono svegliati aggressivamente nel mezzo della notte da molti soldati armati e portati con la forza in un centro di interrogatori legati e bendati, privati del sonno" e "minacciati di morte, violenza fisica, isolamento e violenza sessuale contro loro stessi o un membro della famiglia".

I ben documentati maltrattamenti israeliani sulla gioventù palestinese sono ignorati in questi rapporti, il che suggerisce che non sono i genitori palestinesi ma i giornalisti occidentali ad avere interesse nelle pubbliche relazioni.

Gregory Shupak

Gregory Shupak insegna studi sui media all'Università di Guelph-Humber a Toronto. Il suo libro "La storia sbagliata: Palestina, Israele e i media" è pubblicato da OR Books.

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze

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