di Ramzy Baroud – 8 febbraio 2018

Per un breve momento storico Alexis Tsipras e il suo partito politico, Syriza, hanno acceso la speranza che la Grecia potesse far resuscitare un’onda della sinistra a lungo dormiente in Europa.

Una nuova Grecia era nata dalle fitte di dolore dell’austerità economica imposta dall’Unione Europea e dalle sue soverchianti istituzioni economiche, una troika così feroce che ben poco si è curata che l’economia greca collassasse e milioni di persone vivessero l’asprezza della povertà, della disoccupazione e della disperazione.

La Coalizione della Sinistra Radicale (Syriza) è salita al potere nel gennaio del 2015 come diretto risultato dello scontento popolare nei confronti della UE. E’ stato un tempo nel quale le persone comuni hanno preso posizione per difendere qualsiasi parvenza di sovranità non sottratta loro da politici, banchieri e potenti istituzioni burocratiche.

Il risultato, tuttavia, è stato molto deludente. Tsipras, ora primo ministro, ha trasformato il suo discorso politico e ne ha gradualmente adottato uno che è più coerente con le stesse politiche neoliberiste che, tanto per cominciare, hanno messo in ginocchio il suo paese.

Syriza ha svenduto, non solo politicamente e ideologicamente, ma anche nel vero senso fisico dell’espressione.

In cambio di prestiti di salvataggio che la Grecia ha ricevuto da banche europee nel periodo dal 2010 al 2015 (stimati in 262 miliardi di dollari) il paese è smembrato. Gli aeroporti regionali della Grecia sono oggi gestiti da società tedesche e la principale società di telecomunicazioni del paese è stata privatizzata, con considerevoli azioni della stessa in possesso di Deutsche Telekom.

“La sola cosa che manca fuori dall’ufficio dell’agenzia greca delle privatizzazioni è un cartello che dica: ‘Una nazione in vendita’”, ha scritto l’economista politico C.J.Polychroniou.

Non sorprendentemente la subordinazione economica è spesso il preludio anche della schiavitù politica. Non solo Syriza ha tradito le aspirazioni del popolo greco che ha votato contro l’austerità e i salvataggi, ma ha anche tradito la lunga eredità del paese di mantenere relazioni amichevoli con i suoi vicini.

Dal suo arrivo al timone della politica greca, Tsipras ha spostato ulteriormente il suo paese nel campo israeliano, forgiando malaccorte alleanze regionali mirate a sfruttare nuove scoperte di gas nel Mediterraneo e partecipando a molteplici esercitazioni militari guidate da Israele.

Mentre Israele vede un’occasione di promuovere la sua agenda politica nelle avversità economiche della Grecia, il governo greco sta al gioco senza valutare appieno le possibili ripercussioni di impegnarsi con un paese che è considerato regionalmente un paria, mentre viene internazionalmente condannato per la sua occupazione militare e per i suoi terribili precedenti riguardo ai diritti umani.

Israele si è mosso per attirare Atene nel suo campo nel 2010, poco dopo il diverbio turco-israeliano per l’attacco alla ‘Mavi Marmara’. Commando israeliani avevano attaccato la nave turca diretta a Gaza uccidendo nove cittadini turchi e ferendone molti altri.

Anche se Turchia e Israele da allora hanno raggiunto un’intesa diplomatica, Tel Aviv è andata avanti a creare alleati alternativi tra i paesi del Balcani, sfruttando conflitti storici tra alcuni di essi e la Turchia.

Sono stati sottoscritti accordi bilaterali, sono state scambiate visite di alti diplomatici e condotte esercitazioni militari nel nome della deterrenza alla ‘Jihad internazionale’ e della lotta al terrorismo.

Grecia e Cipro hanno ricevuto un’attenzione israeliana maggiore poiché essi, da un lato, sono stati considerati un contrappeso politico alla Turchia e, dall’altro, a motivo del grande potenziale economico da essi offerto.

Appena un mese dopo l’attacco alla ‘Mavi Marmara’ l’allora primo ministro greco, George Papandreu, ha visitato Israele, seguito da una visita ufficiale del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in Grecia, la prima di questo tipo. Quello è stato l’inizio di una relazione amorosa che si sta approfondendo.

Il principale motivo dietro l’intimità delle relazioni sono i campi di gas Leviathan e Tamar, situati nelle acque territoriali di diversi paesi, tra cui il Libano. Se Israele proseguirà con i suoi piani di estrarre gas da una fonte energetica situata al largo della costa del Libano, ciò aumenterà le possibilità di ancora un’altra guerra regionale.

Quando Tsipras è salito al potere cavalcando un popoloso movimento politico, anche i palestinesi hanno sperato che si sarebbe comportato diversamente.

E non era nemmeno una pia illusione. Syriza era apertamente critica di Israele e aveva “promesso di tagliare i legami militari con Israele una volta salita al potere”, ha scrittoPatrick Strickland, riferendo da Atene. Invece “i legami, ciò nonostante, sono diventati più forti”.

In realtà non appena preso il potere il governo greco a guida della ‘sinistra radicale’ ha firmato un importante accordo militare con Israele, l’accordo sullo ‘status delle forze’, seguito da ancora altre esercitazioni militari.

E tutto questo è stato rafforzato da una campagna di propaganda in Israele che ha salutato la nuova alleanza, accoppiata da una mutata narrazione sui media greci a proposito di Israele e della Palestina.

Un certo George N. Tzogopoulos è stato particolarmente felice per l’amicizia tra Israele e Grecia. Scrivendo una serie di articoli su vari media, tra cui il giornale israeliano di destra Jerusalem Post, Tzogopoulos suggerisce che, diversamente dalla vecchia generazione di greci che si era schierata con i palestinesi in passato, la generazione giovane è probabilmente filoisraeliana.

“Questo processo (di convertire i greci ad amare Israele) richiederà tempo, naturalmente, perché è principalmente legato all’istruzione scolastica”, ha scritto su Algemeiner. “Ma il cambiamento nei servizi su Israele da parte dei giornalisti greci è di buon auspicio”.

Tale ‘cambiamento nei servizi’ è stato anche degno di nota nella recente visita ufficiale del presidente israeliano, Reuven Rivlin, e nel suo incontro con Tsipras e altri dirigenti greci.

Negli incontri Rivlin ha lamentato l’ostinazione palestinese e il rifiuto di tornare al ‘processo di pace’, causando così una ‘grave crisi’.

Il leader della ‘sinistra radicale’ ha detto poco per contestare le falsità di Rivlin.    

La Grecia non è sempre stata così, ovviamente. Chi potrebbe dimenticare Andreas Papandreou, lo scomparso leader che diede all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) status diplomatico nel 1981 e si schierò con i palestinesi nonostante minacce statunitensi e israeliane?

E’ quella la generazione che Tzogopoulos e i suoi simili vorrebbero sparita per sempre e sostituita da leader moralmente flessibili come Tsipras.

Comunque chiudere con il passato per aderire a un’alleanza economica e militare a guida israeliana in un’area piena di conflitti è una mossa terribilmente irresponsabile, anche per politici politicamente inesperti e opportunisti.

Per la Grecia essere il “braccio forte dell’imperialismo nella regione” – come descritto dal leader Partito Socialista Operaio Rivoluzionario in Grecia – è “del tutto stupido” poiché, alla lunga, porterà a “risultati catastrofici per il popolo greco”.

Ma Tsipras sembra incapace di guardare così tanto avanti.

Ramzy Baroud è un giornalista, scrittore e curatore di Palestine Chronicle. Il suo libero di prossima uscita è ‘The Last Earth: A Palestinian Story’ (Pluto Presso, London). Baroud ha un dottorato in Studi Palestinesi dell’Università di Exeter ed è Ricercatore Non-residente al Centro Orfalea di Studi Globali e Internazionali, Università della California, Santa Barbara. Il suo sito web è www.ramzybaroud.net.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fontehttps://zcomm.org/znetarticle/greeces-dangerous-alliance-with-israel/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

http://znetitaly.altervista.org/art/24356

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