http://zeitun.info/2018/03/06/con-un-eccesso-di-falsita-funzionari-israeliani-affermano-che-il-quindicenne-mohammad-non-e-stato-colpito-alla-testa-da-un-proiettile/

27 febbraio 2018,Mondoweiss

Jontathan Ofir

L’esercito israeliano sta utilizzando ogni mezzo per vendicarsi dei Tamimi [la famiglia palestinese che guida la resistenza popolare nel suo villaggio, ndt.] e di Nabi Saleh per la loro resilienza e resistenza, incarnata da Ahed Tamimi, la ragazzina imprigionata per aver preso a schiaffi un soldato.

Ieri mattina, prima dell’alba, soldati israeliani hanno fatto un’incursione nel villaggio occupato di Nabi Saleh ed hanno arrestato dieci membri della famiglia estesa dei Tamimi – la metà dei quali minori.

Le forze [israeliane] hanno anche utilizzato quello che è noto come “skunk water” [lett. acqua della puzzola, liquido maledorante, ndt.], come si può vedere in un video del giornalista locale Bilal Tamimi (fornito da +972 Magazine) – che è apparentemente destinato al “controllo della folla”, solo che [nel video] non c’è nessuna folla. L’esercito israeliano sta usando il liquido puzzolente, spruzzato da un blindato, per punire collettivamente i palestinesi, come già documentato in passato, cospargendo case e scuole.

Tra gli arrestati durante l’incursione notturna c’era il quindicenne Mohammed Tamimi, che era stato colpito alla testa a distanza ravvicinata da un proiettile ricoperto di gomma, appena prima dei famosi schiaffi di Ahed circa due mesi e mezzo fa. Mohammed era stato in coma farmacologico e gli è stata rimossa una parte del cranio, il che lo ha lasciato deforme. La sua situazione è particolarmente delicata, e c’è da chiedersi perché non sia stato risparmiato dalla violenza durante l’incursione notturna. Poche ore dopo l’arresto ed un interrogatorio relativamente breve è stato rilasciato.

Ed ecco stamattina la “notizia”.

Il generale Yoav Mordechai, il Coordinatore delle Attività di Governo nei Territori (COGAT), ha sostenuto in un post su Facebook che Mohammad non è stato colpito da un proiettile, ma piuttosto è caduto dalla sua bicicletta. Mordechai è la più alta autorità diretta dell’occupazione israeliana e sulla pagina Facebook ufficiale del COGAT in arabo ha scritto questo:

Una cultura di menzogne e di incitamento alla violenza continua per i giovani e gli adulti della famiglia Tamimi”.

Il post è stato segnato con un timbro rosso che diceva “notizia falsa” in arabo.

"…è caduto da una bici"                                                             " ...  e questa è la bici "

Nel suo post Haaretz ha informato, e si è stupito di come fosse possibile, che l’affermazione di Mordechai è stata contraddetta da “documenti medici, resoconti di testimoni e da immagini della pallottola rimossa dalla sua testa ottenute da Haaretz”. Inoltre persino la risposta ufficiale dell’esercito ad Haaretz è sembrata contraddire la sicurezza di Mordechai: vengono citate fonti militari che hanno affermato che “Tamimi è stato interrogato dalla polizia, e loro non possono confermare l’origine della sua ferita.”

Chi conosce la cultura dell’interrogatorio nell’apparato di sicurezza israeliano quando si tratta di palestinesi non si stupisce. Gli investigatori israeliani possono estorcere praticamente tutto quello che vogliono dai palestinesi, soprattutto se minori, ed è così che l’esercito può vantare un sorprendente tasso di condanne del 99,74%. Spesso i ragazzini sono obbligati a firmare documenti in ebraico, che non sanno neanche leggere, e durante questi interrogatori gli viene negata in modo praticamente sistematico la presenza di familiari o di un avvocato.

Da qui le affermazioni di Mordechai di aver ottenuto da Mohammed una “confessione”. E cosa ne dicono gli abitanti di Nabi Saleh? Sostengono che Mohammed “ha detto alla polizia di essersi ferito in un incidente in bicicletta e non dall’esercito israeliano per essere rilasciato dopo essere stato arrestato,” e che “aveva paura e temeva che se avesse detto di essere stato colpito da una pallottola, ci sarebbero state prove contro di lui e la sua detenzione sarebbe stata prolungata.”

È piuttosto ovvio, no? Questa “storia della bicicletta” è tutto quello che Mordechai voleva, o di cui aveva bisogno, come arma per screditare i palestinesi e provocare contro di loro. E non importa che persino l’esercito “non possa confermare”. È stato seminato il dubbio e quelli che sono propensi a credere alle menzogne dell’esercito israeliano, lo metteranno in dubbio.

Immaginate la situazione di Mohammed – immaginate di essere lui. Metà del tuo cervello è semplicemente senza protezione. Qualunque piccolo colpo può provocare un danno imprevedibile ed irreversibile, e sei nelle mani di gente violenta contro di te in modo sistematico. Tutto quello che vuoi fare è uscire e tornare a casa. Faresti qualunque cosa, diresti qualunque cosa.

È ovvio che tenere Mohammed in arresto prolungato sarebbe stato un danno per l’immagine pubblica di Israele. Egli è direttamente legato ad Ahed Tamimi, in quanto il suo ferimento è stato l’antecedente diretto degli schiaffi di Ahed. Il suo cranio deformato è una raffigurazione dello stato di Nabi Saleh: essere continuamente colpito dall’esercito israeliano. Ovviamente non volevano tenerlo in arresto a lungo, quantunque non sappiano cosa fare con Ahed, perché rilasciarla sarebbe troppo offensivo per moltissimi israeliani che non possono sopportare di essere presi a schiaffi. Perciò hanno rilasciato Mohammed molto presto, ma ora vediamo il tranello. Se Mordechai riesce a convincere qualche sciocco che la ferita di Mohammed è una “notizia falsa”, allora, di conseguenza, la storia di Ahed e quello che l’ha preceduta vengono indeboliti.

Una fonte ufficiale di B’Tselem [associazione israeliana dei diritti umani, ndt.] afferma che il governo israeliano deve mentire agli israeliani per salvare l’illusione:

Quello che stupisce dell’affermazione di @cogat_israel secondo cui Muhammad Tamimi “è caduto dalla bicicletta” (non gli è stato sparato in faccia) non è quanto grande sia la menzogna: abbiamo già visto bugie orwelliane (Beitunia 2014). Ma queste menzogne così facili da smentire mostrano che l’unico pubblico a cui si mira è la destra israeliana.”

La narrazione delle “notizie false” e l’idea riguardo ai palestinesi sono state storicamente inculcate dalla dirigenza israeliana a livello ossessivo, come parte del suo tentativo di cancellare la Palestina. Ciò si può vedere nella grande narrazione, come nell’affermazione della defunta prima ministra Golda Meir che in realtà i palestinesi non esistono, o più tardi della ministra della Giustizia Ayelet Shaked alla federazione nazionale di basket secondo cui la Palestina è uno “Stato immaginario”. E può essere visto nei più puntuali tentativi di sostenere che la famiglia Tamimi non è una “vera famiglia”, come abbiamo visto con l’affermazione del parlamentare Michael Oren e la sua inchiesta parlamentare, niente di meno, su questa stessa “questione”. Recentemente Oren si è messo in difficoltà da solo con il post di un’immagine allo specchio della famiglia Tamimi, sostenendo che non poteva essere vera, dato che Mohammed, il fratello di Ahed, aveva un braccio ingessato a destra, poi a sinistra. La famiglia Tamimi quindi si stupisce ora di come “quello che è iniziato come un bizzarro tentativo di provare che non siamo neppure una famiglia è degenerato in una negazione della realtà.”

E si noti come Ahed Tamimi, con la sua semplice resilienza e con il suo coraggio, con il mantenere un contegno calmo e fiero, abbia creato una situazione che fa impazzire gli israeliani. È come se lei stesse continuamente schiaffeggiando Israele, semplicemente non arrendendosi. E ciò sta mettendo in luce un paradigma di oppressione istituzionalizzata e di violenza di Stato contro minori, che c’è stata da sempre, ma ora sta avendo un’attenzione particolare grazie ad Ahed. Israele non può sopportare questo smascheramento, e perciò tenta disperatamente di screditare l’oppresso – ma ogni passo che fa accentua solo ulteriormente la sua stessa corruzione.

Non ci si sbagli in merito – stiamo vedendo una violenza colonialista, è proprio davanti ai nostri occhi. La giornalista di Haaretz Amira Hass oggi lo ha chiamato “colonialismo ebraico”. Infatti è una violenza messa in atto in nome dello Stato ebraico. E questa non è una notizia falsa. Sta effettivamente avvenendo.

Jontathan Ofir Mondoweiss-Haaretz

Musicista, conduttore e blogger