MAGGIO 12, 2018

 

Redazione di MEE venerdì 11 maggio 2018, 

Middle East Eye

* Un altro giovane di 15 anni è morto sabato per le ferite riportate [ndr]

I palestinesi hanno manifestato per un mese e mezzo, per denunciare la disastrosa situazione di Gaza assediata

GAZA CITY – Venerdì un palestinese è stato ucciso a Gaza mentre la “Grande Marcia del Ritorno” di sei settimane è arrivata al suo ultimo giorno prima del “Giorno della Nakba”, il 15 maggio.

Nella Striscia di Gaza, territorio sotto blocco, i palestinesi si uniscono nelle manifestazioni per chiedere il diritto al ritorno di 1.300.000 rifugiati.

Il ministero della Salute di Gaza ha identificato il palestinese ucciso in Jaber Salem Abu Mustafa, 40 anni, aggiungendo che è stato colpito al petto dalle forze israeliane a est di Khan Younis.

Dal 30 marzo i manifestanti si sono riuniti ad alcune centinaia di metri dalla barriera che separa Israele da Gaza per chiedere il diritto al ritorno nelle loro case di prima del 1948, evidenziando diversi problemi che riguardano la Striscia assediata – come la disoccupazione e le pesanti difficoltà dei giovani palestinesi.

Venerdì i notiziari riferivano che in alcune zone le forze israeliane hanno sparato massicciamente gas lacrimogeni verso la folla, mentre almeno cinque manifestati sono stati colpiti con proiettili veri a est di Gaza City.

E’ stato riferito che un’altra persona sarebbe stata colpita a est di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, dove una troupe di giornalisti della televisione “Al-Aqsa” [rete televisiva di Hamas, ndt.] sarebbe stata presa di mira con gas lacrimogeni.

Numerosi giornalisti sarebbero stati feriti da proiettili veri e da gas lacrimogeni in tutta la Striscia di Gaza.

Il ministero della Salute ha informato che alle 5 del pomeriggio ora locale 448 persone sono rimaste ferite, compresi almeno 25 minorenni e un infermiere.

Il ministero ha diffuso la foto di un ragazzo sedicenne in condizioni critiche con la guancia trapassata da un proiettile non identificato a est del campo di rifugiati di al-Bureij, nella zona centrale della Striscia di Gaza.[presubilmente si tratta del quindicenne Jamal Abu Arahman Afaneh colpito da proiettile e deceduto sabato, ndr].

All’inizio della giornata dei dimostranti hanno parzialmente rimosso il filo spinato sistemato dalle forze israeliane nei pressi della barriera per evitare che i palestinesi si potessero avvicinare.

La manifestazione di venerdì è stata denominata “Venerdì di Preparazione e Presagio”, anticipando la marcia finale della protesta all’inizio della prossima settimana.

Inizialmente era previsto che la Marcia terminasse il 15 maggio – settantesimo anniversario della Nakba (catastrofe) palestinese, in cui più di 750.000 palestinesi vennero obbligati ad andarsene dalle forze israeliane nel corso della guerra arabo-israeliana del 1948.

Tuttavia l’ultima manifestazione è prevista per lunedì 14 maggio, a causa dell’imminente inizio del mese sacro musulmano del Ramadan.

“Il 14 e 15 maggio faremo volare aquiloni con slogan pacifici per il nostro diritto al ritorno, bruceremo pneumatici e taglieremo filo spinato, perché non riconosciamo questa barriera né i confini israeliani, “ ha detto a MEE Ayman, un membro del gruppo dei manifestanti che guida le attività nei pressi della barriera, tenendo in mano delle grandi tenaglie per tagliare il filo spinato.

Lunedì è anche il giorno in cui gli Stati Uniti hanno fissato lo spostamento della loro ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, un’iniziativa che ha provocato molta rabbia tra i palestinesi.

Mentre le proteste si avvicinano al culmine, il capo di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, ha detto che il gruppo – uno dei molti partiti politici palestinesi di Gaza che si sono pronunciati a favore della “Grande Marcia del Ritorno” – non impedirà ai manifestanti di superare la barriera di sicurezza israeliana lungo il perimetro di Gaza.

“Cos’è che non va se centinaia di migliaia di persone attraversano una barriera che non è un confine?” ha detto giovedì, parlando a giornalisti stranieri per la prima volta da quando ha assunto l’incarico nel 2017.

Il profumo del mio villaggio”

Alcuni vecchi rifugiati hanno preso parte alla protesta di venerdì, lasciandosi andare ai ricordi d’infanzia prima e durante la Nakba.

“Oggi è la prima volta nella mia vita che mi sono avvicinata al confine. Sto accanto alle tende della protesta per il ritorno e rivolgo lo sguardo a nordest, in direzione di Bir Saba,” ha detto venerdì a Middle East Eye Umm Usama, rifugiata di 73 anni, riferendosi al suo villaggio d’origine dove ora sorge la città israeliana di Beersheba.

“Conservo nel mio cuore tutte le storie che mio padre era solito raccontarmi sul villaggio. Posso ancora sentire il profumo del mio villaggio.

“Sono contenta di vedere come questa generazione sia cosciente del proprio diritto al ritorno, senza paura delle armi israeliane,” ha aggiunto. “Gli israeliani non dovrebbero uccidere il nostro diritto a tornare così come uccidono i nostri figli.”

“Sappiamo che gli israeliani sono più forti di noi, poiché hanno le armi” ha detto Umm Raed, che aveva solo due settimane quando la sua famiglia è stata obbligata a scappare dal villaggio di Barbara, a soli 20 km dalla Striscia di Gaza.

“Ma i nostri diritti ci rendono più forti. Sarò la prima a partecipare alla protesta nel giorno della Nakba, verrò con i miei familiari e i vicini in modo che tutto il mondo sia testimone della nostra compatta presa di posizione per il diritto al ritorno.”

Secondo l’ultimo bilancio di mercoledì del ministero della Salute di Gaza, durante le manifestazioni le forze israeliane schierate dietro la barriera hanno ucciso 47 palestinesi e ne hanno feriti 8.536. L’AFP [agenzia di notizie francese, ndt.] ha contato dal 30 marzo altri cinque morti palestinesi, fuori dall’ambito delle proteste.

Wael, 29 anni, è stato colpito a una gamba durante la manifestazione del 4 maggio, ma ciononostante è tornato a manifestare una settimana dopo, nonostante debba ancora usare le stampelle.

“Sono disoccupato, non ho speranze in questa vita. Protesto sperando che possiamo cambiare le nostre vite, sostenere i nostri diritti e far togliere l’assedio imposto a Gaza. Vogliamo che tutto il mondo sappia che la crisi umanitaria a Gaza deve finire,” ha detto a MEE. “Il nostro diritto al ritorno è la nostra ultima speranza.”

Nonostante una serie di sparatorie siano scoppiate lungo il confine dopo che alcuni aquiloni dotati di ordigni incendiari artigianali sono entrati in Israele, non si è registrata nessuna vittima israeliana.

Venerdì la polizia israeliana ha dato notizia sui social media che tre israeliani sono stati arrestati per aver tentato di mandare aquiloni incendiari a Gaza e appiccarvi un incendio.

La violenta risposta dell’esercito israeliano alle manifestazioni ha suscitato indignazione in tutto il mondo: più di 2.000 palestinesi sono stati colpiti da proiettili veri e 24 feriti hanno subito amputazioni dopo che Israele gli ha negato i permessi per uscire da Gaza e ricevere cure nella Cisgiordania occupata.

Venerdì l’Ong internazionale “Save the Children” ha denunciato che l’esercito ha preso di mira dei minori palestinesi a Gaza, sottolineando che su oltre 700 ragazzini feriti, almeno 250 sono stati colpiti da proiettili veri.

“Siamo profondamente preoccupati per l’alto numero di minori colpiti da proiettili veri e siamo d’accordo con l’Alto Commissario per i Diritti Umani che questo potrebbe segnalare un uso eccessivo della forza causando uccisioni e mutilazioni illegali,” ha affermato in un comunicato Jennifer Moorehead, direttice locale di “Save the Children” per i territori palestinesi occupati.

“Il risultato è stato devastante per i minori di Gaza – fisicamente e psicologicamente. Molti sono rimasti feriti e molti altri hanno visto i propri genitori o i propri cari feriti durante le proteste o patire crescenti difficoltà nella vita quotidiana.”

 L’esercito israeliano ha respinto i ripetuti appelli della comunità internazionale – comprese le Nazioni Unite – ad usare moderazione e ad aprire un’inchiesta indipendente sulle morti, sostenendo la necessità della propria politica di fare fuoco, che, sostiene, prende di mira “terroristi”.

Nel contempo Amnesty International ha chiesto un embargo totale degli armamenti contro Israele, accusando le sue forze di “perpetrare attacchi mortali” contro i palestinesi nella Striscia di Gaza.

Resoconto da Gaza di Amjad Ayman.

(traduzione di Amedeo Rossi)

http://zeitun.info/2018/05/12/un-altro-morto-mentre-gaza-arriva-allultimo-venerdi-di-protesta-prima-del-giorno-della-nakba/

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