Ramona Wadi //twitter.com/@walzerscent">@walzerscent

October 4, 2018 at 12:35 pm

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Nella sua relazione annuale al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, la commissione per l'esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese ha sostenuto la necessità di far riconoscere ad Israele la Nakba palestinese. Lo scenario di sottofondo per tale riconoscimento rimane il compromesso della creazione di due stati, che sconfigge lo scopo della raccomandazione.

Tale riconoscimento, secondo il rapporto, è "un requisito necessario per una pace sostenibile e duratura". Il Comitato ha anche raccomandato che "i rifugiati palestinesi siano trattati come cittadini espropriati di un paese - la Palestina - piuttosto che come rifugiati apolidi". Viene confutata la definizione di colonizzazione come "conflitto” con l’affermazione: "Non è un conflitto tra due parti su un territorio conteso. È uno stato che occupa, colonizza e annette il territorio di un altro stato ".

La terminologia è piuttosto lontana dalle solite banalità utilizzate dalle istituzioni delle Nazioni Unite. Tuttavia, c’è ancora la possibilità di manipolare i diritti dei palestinesi a causa dell'adesione del Comitato al paradigma dei due stati. Prendere posizione contro gli sforzi israeliani e statunitensi per alterare, fino al punto di non riconoscere, lo stato dei profughi palestinesi e il loro legittimo diritto al ritorno non è sufficiente se il Comitato non formula un'alternativa che prenda in considerazione la storia palestinese.
Lo scenario dei due stati è stato sfatato e considerato una truffa per facilitare la colonizzazione israeliana del territorio palestinese e creare una popolazione perpetuamente sfollata, al punto che il diritto al ritorno palestinese deve essere letto e interpretato in relazione alle evacuazioni in corso.

Nella memoria palestinese, la Nakba non è limitata al 1948, perché la pulizia etnica israeliana della Palestina non si è mai fermata. Mentre la comunità internazionale che non riesce a combattere il colonialismo e l'ossessione demografica di Israele, è consenziente rispetto ai continui spostamenti che Israele fa fare ai palestinesi nel loro territorio.

Lontano dal promuovere l'importanza del riconoscimento della Nakba, la comunità internazionale sostiene Israele permettendo  che esista alle proprie condizioni, mentre i palestinesi sono costantemente costretti a modificare la propria esistenza a causa di un potere coloniale sul proprio territorio.

Più di 1 milione di profughi palestinesi nel 1948

La negazione della Nakba da parte di Israele è intrisa di narrazioni inventate, imposte alla comunità internazionale e disseminate in modo tale che le cronache  palestinesi, benché abbiano legittime radici, sono costrette a lottare per ottenere spazio e riconoscimento internazionale, per non parlare dell'approvazione.

L'ossessione della comunità internazionale per la commemorazione senza collegamenti è contraria ai suoi presunti obblighi in materia di diritti umani.

E' anche un insulto alla memoria dei palestinesi che la loro storia sia condensata in un ricordo in determinati giorni mentre ad Israele è stato permesso ogni giorno dell'anno dal 1948 di avanzare con la colonizzazione del territorio palestinese, per non parlare del colonialismo precedente che ha facilitato l'istituzione dello stato.

Il riconoscimento internazionale della Nakba palestinese come trauma in corso nella memoria collettiva della Palestina isolerebbe i tentativi di Israele di farla cadere nell’oblio.

Tuttavia, questo passaggio non può essere realizzato all'interno della configurazione a due stati, poiché quest'ultima ancora sostiene l'esistenza coloniale di Israele come legittima, mentre presenta un ipotetico stato palestinese come dipendente, persino malfunzionante, in termini di autodeterminazione e di esclusione della liberazione palestinese.

La politicizzazione del diritto al ritorno palestinese è quindi imperativa. Allo stato attuale, la comunità internazionale continua a nutrire l'illusione che il compromesso dei due stati costituisca l'unica soluzione politica, mentre il diritto al ritorno è, in compenso, travisato completamente. Questo è il motivo per cui i palestinesi devono determinare il loro diritto al ritorno, anche nel caso questo mettesse in discussione le imposizioni della comunità internazionale.

Tradotto da Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus

https://www.middleeastmonitor.com/20181004-the-politicisation-of-the-palestinian-right-of-return-is-imperative/

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