Educazione in Palestina: chi boicotta chi?

Nena News
22.05.2013
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=75381&typeb=0&Educazione-in-Palestina-chi-boicotta-chi-

Educazione in Palestina: chi boicotta chi?

In un rapporto le restrizioni israeliane agli accademici stranieri nelle università dei Territori e le limitazioni al movimento di studenti e insegnanti palestinesi.

di Angelo Stefanini - Centre for International Health, Università di Bologna

Bologna, 22 maggio 2013, Nena News - La ricorrenza del Salone Internazionale del Libro di Torino 2013 porta alla memoria le polemiche sorte con l'edizione del 2008 che ospitava la celebrazione dei 60 anni dello Stato di Israele. La proposta di una parte della società italiana di boicottare l'evento, non rispettoso dei sentimenti del popolo palestinese (la catastrofe della Nakba), venne rifiutata sdegnosamente: "Non si boicotta la cultura!".

             

Ultima modifica il Mercoledì, 22 Maggio 2013 18:04

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Una Nakba senza fine - La continua evacuazione forzata del popolo palestinese

Mondoweiss
15.05.2013
http://mondoweiss.net/2013/05/continuous-displacement-palestinian.html

 

Una Nakba senza fine – La continua evacuazione forzata del popolo palestinese.

 

Prassi e politiche israeliane sono una combinazione di apartheid, di occupazione militare e di colonizzazione quali mezzi per la pulizia etnica del territorio della Palestina storica dalla presenza della popolazione autoctona palestinese. 

di Amjad Alqasis

Questo regime israeliano non si limita ai palestinesi che vivono nei Territori Palestinesi Occupati (OPT), ma prende di mira anche quelli che risiedono sul versante israeliano della “Linea armistiziale del 1948”, come pure coloro che vivono in esilio forzato. Riflettere se la soluzione a uno o a due Stati sarebbe il mezzo più appropriato per porre fine all’ingiustizia e alla sofferenza nella Palestina storica trascura il fatto che all’interno di tale specifico territorio si è già costituita un’entità giuridica: infatti il trattamento israeliano dei palestinesi non-ebrei in tutta Israele e nei Territori Palestinesi Occupati costituisce un regime del tutto discriminatorio finalizzato ad avere il controllo sulla massima superficie di terra con la minima quantità di popolazione autoctona palestinese in essa residente.

                                        

Ultima modifica il Mercoledì, 22 Maggio 2013 12:12

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Acqua per un popolo solo: apartheid israeliana in Palestina

Nena news
17.05.2013
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=74872&typeb=0&Loid=198&Acqua-per-un-popolo-solo-apartheid-israeliana-in-Palestina 

Acqua per un popolo solo: apartheid israeliana in Palestina

Israele confisca a favore dei coloni l'89% delle risorse idriche nei Territori Palestinesi Occupati. Appello alle Ong internazionali: sfidate l'occupazione.

di Al Haq

Ramallah, 17 maggio 2013, Nena News - L'associazione palestinese per i diritti umani Al Haq ha pubblicato lo studio "Acqua per un popolo solo: accesso discriminatorio e 'Water-Apartheid' nei Territori Palestinesi Occupati", che dimostra come le politiche e le pratiche israeliane connesse alle risorse idriche nei TPO possano essere definite sistema di apartheid. Si deve parlare di apartheid a causa dei disumani atti commessi contro i palestinesi a cui è impedito l'accesso all'acqua nei Territori Occupati, atti sistematici in un contesto di regime istituzionalizzato che ha l'intento di creare e mantenere il dominio israeliano sulla popolazione palestinese.

               

Ultima modifica il Domenica, 19 Maggio 2013 19:17

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Made in Britain

Ammon News
14.05.2013
http://en.ammonnews.net/article.aspx?articleNO=21002&title=Made+in+Britain#.UZTpLoLF_Jl 
 

Made in Britain

1° maggio. In piedi, sotto il sole di Londra, di fronte al Ministero degli Esteri sono stato percorso da un tremito al ricordo della strage di Ein El Zeytoun di 65 anni fa.
 

di Jafar M. Ramini

A quell’epoca, Ein El Zeytoun, come Deir Yassin, e molti altri villaggi e città palestinesi, vennero spazzati via dalla faccia della terra. L’intera popolazione venne massacrata da gruppi terroristici ebraici mentre le forze mandatarie britanniche guardavano da un’altra parte. Mi viene in mente la citazione di Edmund Burke: “Perché il male prosperi”, ha scritto, “è sufficiente che un paio d’uomini guardino da un’altra parte.”
                 

                  Lord Palmeston, dibattito al parlamento britannico

Ultima modifica il Domenica, 19 Maggio 2013 17:05

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L'illusione di Oslo

Jacobinmag
03.05.2013
http://jacobinmag.com/2013/04/the-oslo-illusion/

 

L’illusione di Oslo.

 

Gli Accordi di Oslo non sono stati un fallimento per Israele – sono serviti come foglia di fico per consolidare e rafforzare il suo controllo sulla vita dei palestinesi. 

di Adam Hanieh 

Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della firma degli Accordi di Oslo tra l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e il governo israeliano. Ufficialmente conosciuta come Dichiarazione dei Principi sulle Disposizioni di Autogoverno Temporaneo, gli Accordi di Oslo sono stati saldamente sistemati nel quadro della soluzione a due Stati, che annuncia “la fine di decenni di scontro e di conflitto”, il riconoscimento di “mutua legittimità  e diritti politici” e l’obiettivo di raggiungere “una coesistenza pacifica e reciproca dignità e sicurezza e …..una pace giusta, durevole e globale.”

 

Ultima modifica il Martedì, 07 Maggio 2013 18:25

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