Gaza, fare arte in prigione

The Electronic Intifada
21.05.2013

http://electronicintifada.net/content/prisoners-who-starved-art-honored-gaza-show/12479

 

Gaza, fare arte in prigione

Un'esibizione permanente a Gaza City celebra le opere dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Dipinti, manufatti e sculture che raccontano la Palestina.

di Joe Catron

Gaza, 21 maggio 2013 - Per l'ex detenuto palestinese Abdelfattah Abu Jahil, l'arte in prigione è une vittoria. "All'inizio è stato molto difficile - dice dei dipinti, delle sculture e dei manufatti prodotti durante la sua prima detenzione nel 1983 - Era proibito. Dovevamo nasconderlo dalle guardie. E dovevamo contrabbandare gli strumenti, come perle e fili, per fare arte".

           

Ultima modifica il Sabato, 25 Maggio 2013 18:15

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L'Intifada in prigione

INTERNAZIONALE
6 novembre 1993

 

L’Intifada in prigione

Dal racconto di una giornalista israeliana la vita dei palestinesi nel peggiore campo di detenzione di Israele, Ketsiot. Violenze e diritti calpestati 

di Ada Ushpitz - Ha’aretz 

Attraverso gli anni tutte le lotte legali per migliorare le condizioni dei reclusi nella prigione di Ketsiot sono state vane. Ketsiot è la più grande di tutte le prigioni del Paese e quella con la fama peggiore. La popolazione dei Territori occupati vede in essa il primo passo del “progetto di transfer” degli intellettuali e dei leader palestinesi. Oggi, con l’accordo, diventa uno dei primi candidati allo smantellamento.

Il ricordo più forte della detenzione a Ketsiot che è rimasto a Monir e Annuar Harb, abitanti di Beit Ulla vicino a Hebron, è la morte del loro fratello Hassin di 19 anni. I tre fratelli sono stati arrestati nei mesi di novembre-dicembre 1990, durante l’ondata di arresti amministrativi.

            

Ultima modifica il Mercoledì, 22 Maggio 2013 17:31

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Nakba, profughi nella loro terra

Il manifesto
16.05.2013

http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/9427/

Nakba, profughi nella loro terra

 

Nel 65esimo della «Catastrofe», manifestazioni in Cisgiordania, Gaza e nel mondo arabo. Un gruppo di giovani palestinesi della Galilea torna al villaggio cristiano di Iqrit per realizzare il loro «diritto al ritorno». Scontri presso la prigione di Ofer (Ramallah) 

di Michele Giorgio  

Gerusalemme - «La legge israeliana permette agli abitanti di Iqrit di tornare al villaggio solo nella bara, per esservi sepolti, noi abbiamo deciso di farlo da vivi». Walaa Sbaid, giovane insegnante di 27 anni, ha deciso che avrebbe trascorso il 65esimo anniversario della Nakba (Catastrofe), tra ciò che resta della casa di suo nonno, tra quelle pietre che per lui raccontano più di mille libri, che sono una memoria indelebile. «E non ci starò solo oggi, ho deciso di realizzare il mio diritto al ritorno», spiega Sbaid che da qualche mese ha scelto, assieme ad un manipolo di amici, di vivere a Iqrit. Incurante dei divieti delle autorità che non hanno mancato di demolire il pollaio che avevano costruito. «È un mio diritti, è un nostro diritto stare qui, è il nostro villaggio», afferma perentorio.

           

Ultima modifica il Venerdì, 17 Maggio 2013 09:02

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Nakba Day: storia da rifugiati

Nakba Day
15.05.2013
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=74602&typeb=0&Nakba-Day-Una-vita-da-rifugiati

Nakba Day: Una vita da rifugiati

Cosa significa essere profughi palestinesi? Che significato ha assunto il diritto al ritorno per i palestinesi all'esterno della Palestina?

di Anna Clementi

Roma, 15 maggio 2013, Nena News - Adham è nato e cresciuto nel campo profughi di Yarmouk, a Damasco. "Sono un palestinese di 'Akka" racconta. "Mio nonno è scappato dalle milizie sioniste e si è rifugiato qui, in quella che un tempo era una grande tendopoli". Diversa è la storia di Mohammed, 20 anni, palestinese. "La mia famiglia viene da Haifa, sono nato in Iraq, siamo scappati durante la guerra, ci siamo trasferiti in Siria, a Yarmouk". Ora Mohammed è fuggito dal drammatico conflitto che sta colpendo la Siria. Vive a Beirut, da alcuni parenti, rifugiati, che non conosceva nemmeno.

                 

Ultima modifica il Giovedì, 16 Maggio 2013 12:20

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Nakba Day: storia di due generazioni.

Badil
15.05.2013
http://www.badil.org/ar/article74/item/423-a-tale-of-two-generations

 

Nakba Day: Storia di due generazioni

 

Un giorno a scuola mi dissero di scrivere delle mie origini. A casa mio padre divenne ansioso ed eccitato, aveva la possibilità di raccontarmi del suo tesoro, la sua storia

di Najwa Sheikh Ahmad

Gaza, 15 maggio 2013, Nena News - Sono una rifugiata palestinese, nata a Khan Younis, uno dei campi profughi nel Sud della striscia di Gaza. Khan Younis era la mia casa - da lì nascono i miei ricordi. Quando ero bambina, non pensavo e addirittura non mi interessava sapere quali fossero le mie origini, anche se spesso sentivo i miei genitori ed i miei nonni menzionare la parola "Al-Majdal". Ma per me, Al-Majdal (Ashkelon, ndr) non significava nulla, solamente un luogo illusorio di ricordi speciali per i miei genitori. Un giorno, tutto è cambiato: il nostro insegnante a scuola ci ha chiesto di scrivere un saggio sul nostro luogo d'origine. A casa, ho detto a mio padre del compito da fare, e lui è diventato molto ansioso ed eccitato - finalmente gli era stata data la possibilità di raccontarmi del suo tesoro. Mi ha chiesto di prepararmi a scrivere la sua storia.

                                

Ultima modifica il Giovedì, 16 Maggio 2013 11:48

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