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Presentazione di "Macerie", nuovo libro di Myriam Marino
Giovedì 22 Gennaio 2015 21:00 - 23:00

Alla presenza dell'autrice Myriam Marino, presentazione del libro
"Macerie"
Edizione Città del Sole 2014

Un romanzo che si svolge sullo sfondo delle due Intifade e abbraccia dieci
anni di storia palestinese. La protagonista, che racconta in prima persona, è
Tikva, una giovane cresciuta in Israele con il padre. Quando scopre di avere
una madre palestinese è un'adolescente e in quel momento sta iniziando la prima Intifada. La ragazza riesce a rintracciare sua madre e incontrarla, da quel momento la sua vita cambierà. Inizialmente l'impatto con una realtà così
diversa da quella in cui è cresciuta la traumatizzerà e non riuscirà a credere
ai racconti dei ragazzi palestinesi. Ma presto la sua incredulità diventerà
consapevolezza a misura che vedrà con i propri occhi il livello
dell'oppressione,  e dell'apartheid portata dall'occupazione coloniale. Attorno
a lei si muovono altri personaggi, suo padre, un progressista israeliano, i
suoi parenti, gli  amici israeliani e palestinesi. Nel 2000 scoppia la seconda
Intifada, Tikva ha da tempo fatto la sua scelta di campo, una scelta
determinata e sofferta: «Ho portato a casa una rosa. E' una rosa pallida come
le mani e il volto di cera di un morto bambino trasportato a spalla durante il
funerale a Hebron. La rosa è caduta dalla sua barella e io l'ho raccolta. Ha
fatto la strada con me fino a Tel Aviv e sopravvissuta a tutti i check point.
Nella mia stanza l'ho messa in un calice con l'acqua e l'ho posta sulla mia
scrivania. Ho fatto male. Ogni volta che la guardo vedo il volto di quel
bambino con la tenera bocca semiaperta e tuttavia muta. La rosa urla per lui ed è ancora viva. Non fresca, non lo è mai stata, ma viva. Si seccherà prima o
poi, penso. Ma lei vive e testimonia quietamente il dolore. Un dolore che è
dappertutto. Ne sono impregnate le pareti della stanza, attraversa la finestra
da cui il sole è fuggito come un ladro lasciando solo una smorta luce ottusa,
avanza lungo le mattonelle, inonda silenziosamente i vestiti e va a fermarsi
come una pietra in mezzo al mio petto. Respiro a fatica, respiro sotto l'acqua,
(.....) mi sento vuota a parte il peso che mi comprime il petto. Ho sofferto
troppo. Poi mi afferra il rimorso. La tragedia è davanti ai miei occhi, ma a
rigore non mi ha toccato, soffro come testimone. Ma la mia vita dov'è? L'idea
della felicità, del futuro è assente incomprensibile, non ha diritto di
cittadinanza nella mia mente.»
Il dolore ormai occupa ogni spazio e ogni pensiero, il romanzo termina con la
distruzione del campo profughi di Jenin.
In un certo senso è la storia di una presa di coscienza che si rafforza sempre
più nel tempo. L'evidenza dell'occupazione non lascia spazio a dubbi e
perplessità sulla strada da prendere e con Tikva, anche il lettore viene
condotto piano piano attraverso lo svolgersi della storia a un'unica e sicura
conclusione: Israele è uno stato coloniale che occupa militarmente un altro
popolo in modo feroce e tesse una fitta rete di menzogne per nascondere la
realtà, la sua decadenza morale e la sua mancanza di umanità
Luogo BiblioteCaNova Isolotto, Via Chiusi, 3/4, 50142 Firenze, Italia