Aggiornamenti su Gaza Freedom March e Viva Palestina
Tafferugli tra gruppi antisommossa egiziani e attivisti
di Viva Palestina nella notte del 6 gennaio 2010.

Epilogo del tentativo di rompere l’assedio di Gaza.
09.01.2010
da varie fonti.
Venerdì 8 gennaio 2010, il Membro del Parlamento britannico, George Galloway, ed il suo collega Ron McKay, giunti a Rafah da Gaza, dove avevano partecipato alle iniziative connesse alla consegna alla popolazione palestinese degli aiuti trasportati dalla Carovana Viva Palestina, non appena messo il piede sul suolo egiziano sono stati immediatamente prelevati a forza e sequestrati da un nutrito contingente di ufficiali egiziani in borghese – si parla di circa 25 componenti dei servizi – che li ha costretti a salire su un convoglio militare che li ha poi trasportati al Cairo.
Qualsiasi richiesta avanzata da Galloway per ritornare a Rafah e poter verificare lo stato dei 7 partecipanti alla Carovana, arrestati durante gli scontri della notte tra il 5 ed il 6 gennaio con le forze antisommossa egiziane, scontri di inusitata violenza che avevano anticipato l’ingresso della carovana Viva Palestina nella Striscia di Gaza, è stata respinta.
Senza mai essere persi di vista un solo attimo dai componenti del Mukhabarat egiziano, George Galloway e Ron McKay sono stati obbligati a salire su un aereo per Londra, ove un funzionario del Ministero degli Esteri egiziano ha comunicato al Galloway l’assoluto divieto di rientro in territorio egiziano, in quanto ritenuto “persona non grata”.
In diverse occasioni, Galloway aveva definito il Presidente Hosni Mubarak un “criminale”, un “fuorilegge nel mondo arabo” per la complicità sostanziale da sempre dimostrata nei confronti delle politiche di Israele, sia durante le operazioni di aggressione militare che nel rendere ancora più drammatico l’assedio della Striscia di Gaza.
Anche coloro che hanno partecipato alla missione Viva Palestina, non appena ritornati in Egitto, saranno costretti a partire immediatamente. L’ufficio del Ministero degli Esteri della Gran Bretagna si è dichiarato pronto a favorire il rientro di coloro che ne avranno necessità.
(mariano mingarelli)
COMUNICATO ANSA del 9 gennaio 2010
MINISTRO DEGLI ESTERI EGIZIANO: NON PIU' STRANIERI CON AIUTI IN EGITTO
(ANSA) - IL CAIRO, 9 GEN - Dopo gli incidenti avvenuti con il convoglio Life-line 3 di George Galloway, tutti gli aiuti umanitari diretti a Gaza saranno portati a destinazione dalla Mezzaluna rossa egiziana, e non dai promotori dei convogli.
Lo ha detto il Ministro degli Esteri Ahmed Abul Gheit, sottolineando che l'Egitto non tollererà più alcuna ''farsa'' come quella avvenuta in occasione del passaggio del convoglio Life-line 3 sul suo territorio, quando vi sono stati scontri tra polizia e attivisti nel porto di El-Arish.
I membri del convoglio, ha detto Abul Gheit secondo quanto riferito dalla Mena, hanno compiuto ''atti ostili anche criminali'' sul territorio
egiziano e causato danni nel porto di El-Arish.
D'ora in poi dunque, le autorità disporranno nuove modalità per il passaggio di aiuti ai palestinesi, che dovranno essere consegnati nel porto di El-Arish (in alternativa al quale Galloway aveva preferito quello di Muweiba sul Mar Rosso) alla Mezzaluna Rossa, che a sua volta li consegnerà alla stessa organizzazione con sede a Gaza.
L'Egitto, ha concluso il Ministro, rimane impegnato nel lavorare per la causa palestinese.
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da Alice Howard per Viva Palestina
MINISTRO DEGLI ESTERI EGIZIANO: NON PIU' STRANIERI CON AIUTI IN EGITTO
(ANSA) - IL CAIRO, 9 GEN - Dopo gli incidenti avvenuti con il convoglio Life-line 3 di George Galloway, tutti gli aiuti umanitari diretti a Gaza saranno portati a destinazione dalla Mezzaluna rossa egiziana, e non dai promotori dei convogli.
Lo ha detto il Ministro degli Esteri Ahmed Abul Gheit, sottolineando che l'Egitto non tollererà più alcuna ''farsa'' come quella avvenuta in occasione del passaggio del convoglio Life-line 3 sul suo territorio, quando vi sono stati scontri tra polizia e attivisti nel porto di El-Arish.
I membri del convoglio, ha detto Abul Gheit secondo quanto riferito dalla Mena, hanno compiuto ''atti ostili anche criminali'' sul territorio
egiziano e causato danni nel porto di El-Arish.
D'ora in poi dunque, le autorità disporranno nuove modalità per il passaggio di aiuti ai palestinesi, che dovranno essere consegnati nel porto di El-Arish (in alternativa al quale Galloway aveva preferito quello di Muweiba sul Mar Rosso) alla Mezzaluna Rossa, che a sua volta li consegnerà alla stessa organizzazione con sede a Gaza.
L'Egitto, ha concluso il Ministro, rimane impegnato nel lavorare per la causa palestinese.
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da Alice Howard per Viva Palestina
Lo ha detto il Ministro degli Esteri Ahmed Abul Gheit, sottolineando che l'Egitto non tollererà più alcuna ''farsa'' come quella avvenuta in occasione del passaggio del convoglio Life-line 3 sul suo territorio, quando vi sono stati scontri tra polizia e attivisti nel porto di El-Arish.
I membri del convoglio, ha detto Abul Gheit secondo quanto riferito dalla Mena, hanno compiuto ''atti ostili anche criminali'' sul territorio
D'ora in poi dunque, le autorità disporranno nuove modalità per il passaggio di aiuti ai palestinesi, che dovranno essere consegnati nel porto di El-Arish (in alternativa al quale Galloway aveva preferito quello di Muweiba sul Mar Rosso) alla Mezzaluna Rossa, che a sua volta li consegnerà alla stessa organizzazione con sede a Gaza.
L'Egitto, ha concluso il Ministro, rimane impegnato nel lavorare per la causa palestinese.
AGGIORNAMENTO: 6 gennaio 2010, ore 20:10
Viva Palestina rompe l'assedio di Gaza!
Dopo giorni di pressione imposti dalle autorità egiziane il Convoglio di Viva Palestina è entrato "trionfalmente" a Gaza questa sera!
Le recenti azioni della polizia egiziana sono vergognose.
Il convoglio ha riceuto un sostegno fenomenale (dalla sua partenza da Londra) lungo tutto il viaggio attraverso Europa, Turchia, Siria e Giordania.
(tradotto da Cecilia Gallia)
da Annalena a El Arish , ore 23,36 del 6 gennaio 2010
Cari, vi scrivo dopo aver visto con i miei occhi il convoglio Viva Palestina che, un gruppo dopo l'altro, entrava a Ghaza. Purtroppo mi sono dovuta fermare a un metro dalla Palestina, grazie al puntuale rifiuto delle autorità egiziane di timbrarmi il visto d'uscita; ma almeno posso dirvi che l'ho visto davvero, il convoglio che entrava, suonando e accendendo le luci delle ambulanze.
Purtroppo l'arrivo è stato, come sapete, segnato da due morti: due dei palestinesi che avevano inscenato una protesta, a Rafah, per chiedere l'ingresso del
convoglio Viva Palestina e per mostrare solidarietà dopo l'aggressione al convoglio della scorsa notte, nel porto di El Arish. Immagino che la stampa egiziana li avrà fatti passare per i soliti terroristi, seguita a ruota dalle agenzie italiane.
Questo era per condividere la bellissima notizia dell'arrivo del convoglio (accompagnata dalla mia enorme delusione di non poterlo seguire e raccontare la festa finale inscenata a Rafah).
un abbraccio
Annalena
Amr al-Kahky, Al Jazeera International
riferisce dalla parte egiziana di Rafah:
Confermato un soldato egiziano morto, nove altri feriti. Non è affatto chiaro come sia morto il soldato. Intanto, cinque palestinesi sono criticamente feriti da pallottole egiziane.
(da Al Awda-Italia)
leggi anche da Al Fouk: http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1680&Itemid=43
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da Alice Howard, Gran Bretagna, portavoce di Viva Palestina
Aggiornamenti: mercoledì 6 gennaio 2010, ore 6:50
James Jordan, Sky News Online
Il discusso membro del Parlamento George Galloway è stato coinvolto in tafferugli con la polizia egiziana mentre un gruppo di attivisti filopalestinesi cercava di portare un convoglio di aiuti dentro Gaza.
Secondo i sanitari 55 persone sono state ferite dopo che 520 attivisti hanno abbattuto il cancello al porto di Al-Arish per protestare contro la decisione egiziana di inviare alcuni degli aiuti attraverso Israele.
"
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Ci sono membri britannici del convoglio umanitario che cerca di portare gli aiuti a Gaza tra le decine di persone ferite durante gli scontri con la polizia egiziana.
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Nel tardo pomeriggio stavamo trattando con un ufficiale anziano venuto dal Cairo che ha abbandonato i negoziati circa due ore fa senza fare ritorno. Le nostre trattative con l'ufficiale riguardano il portare i nostri veicoli con gli aiuti a Gaza.
Se n'è andato due ore fa e non è ritornato.
Le autorità egiziane hanno fatto intervenire oltre 2000 poliziotti antisommossa in direzione del nostro accampamento al porto.
Capo del Convoglio Viva Palestina
(tradotto da Cecilia Gallia)
Aggiornamento 5 gennaio 2010, ore 22:43.
Ricevo ora via cellulare da mio fratello [Alfredo Tra dardi] notizia che la polizia egiziana sta intervenendo con grande spiegamento di forze contro i partecipanti alla carovana Viva Palestina che dopo giorni e giorni era riuscita ad arrivare via mare e via aereo questa mattina al porto di Al Arish. Arrivano ed escono ambulanze. Sono in corso scontri violenti . Un attacco premeditato e a freddo.
Vincenzo Tradardi
Ora hanno fatto arrivare ed entrare nel recinto del porto dove era acquartierata la carovana con i 150 automezzi, una banda di un centinaio di giovanotti in borghese armati di sassi. ricevo questa notizia sempre da Alfredo che occasionalmente si trovava e si trova al di fuori del recinto del porto.
Vincenzo Tradardi
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CONVOGLIO VIVA PALESTINA: AGGIORNAMENTO
LA PROTESTA DEI PASSAPORTI DEGLI ATTIVISTI PER GAZA, IN EGITTO
lunedì 4 dicembre 2010 , ore 23:45
di Tim Moynihan, associazione stampa
Gli attivisti umanitari che cercano di portare gli aiuti a Gaza hanno inscenato una rumorosa protesta dopo che i funzionari egiziani hanno portato via i loro passaporti e c'è stato un ritardo nella restituzione.
La dimostrazione di ieri (sempre lunedì ndt) è venuta dopo che un gruppo di 157, compreso il Rispettabile Membro del Parlamento George Galloway, sono arrivati all'aeroporto di Al Arish in Egitto su un volo proveniente dalla Siria, in attesa di ricongiungersi con il convoglio che aveva viaggiato per mare verso la stessa destinazione.
Uno dei viaggiatori Alexandra Lort-Phillips, 37anni, che lavora per Enfield Youth Offending Service nel nord di Londra, "Siamo arrivati sei o sette ore fa all'inizio della serata, e abbiamo dovuto pagare 15 dollari come visto di entrata. I nostri passaporti sono stati presi e ci siamo resi conto che ci stavano apponendo visti di uscita il che significava che ci avrebbero scortato fuori del paese sulla via per Gaza. La protesta è cominciata con un pacifico sit-in, ma è diventata più rumorosa quando le persone hanno cominciato a sentirsi frustrate, c'era qualcuno che gridava altri che cantavano, che sbattevano degli oggetti nella sala arrivi dell'aeroporto, ma non è stato buttato giù niente non c'è stata violenza. Abbiamo appena sentito che i visti di uscita verranno tolti dai passaporti così sembra che la situazione sia risolta"
Alice Howard, un portavoce del Convoglio Viva Palestina Britannico, ha detto:"Ho parlato con l'organizzatore Kevin Ovenden, e ha detto che la situazione adesso si sta tranquillizzando, stanno restituendo i passaporti e le persone stanno cercando un posto dove dormire negli alberghi per la notte.
Il progetto è di andare tutti insieme al porto a prendere i veicoli domani mattina e poi viaggiare verso Gaza passando per Rafah"
Il convoglio di 150 veicoli sta portando tonnellate di aiuti umanitari. Ci sono 528 attivisti di 17 paesi che è previsto accompagnino gli aiuti a Gaza.
(tradotto da Cecilia Gallia)
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Comunicato stampa
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Comunicato stampa
4 gennaio 2010
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http://www.reset-italia.net/2010/01/02/gaza-dichiarazione-dal-cairo-contro-lapartheid-israeliana/
I partecipanti alla Gaza Freedom March hanno approvato oggi una dichiarazione finalizzata ad accelerare la campagna globale per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro l’Apartheid Israeliana.
Per ora, i firmatari della dichiarazione sono circa 130.
Circa 1.400 attivisti da 43 paesi si sono riuniti al Cairo sulla via per Gaza per unirsi ai Palestinesi che marciavano per interrompere l’illegale assedio Israeliano. Le autorità Egiziane hanno impedito loro di entrare a Gaza.
Come risultato, I partecipanti alla Gaza Freedom March sono rimasti al Cairo. Hanno dato luogo ad una serie di iniziative non violente finalizzate a far pressione sulla comunità internazionale per porre fine all’assedio come passo iniziale della lotta per rendere giustizia ai Palestinesi sparsi ovunque nella storica Palestina.
Questa dichiarazione deriva dalle seguenti azioni: Basta con l’Apartheid Israeliana
Dichiarazione dal Cairo
1 Gennaio, 2010
Noi, delegati internazionali riuniti al Cairo durante la Gaza Freedom March 2009, come risposta collettiva ad un’iniziativa della delegazione Sud Africana, dichiariamo:
In considerazione di quanto segue:
- l’attuale punizione collettiva che Israele infligge ai Palestinesi attraverso l’occupazione e l’assedio illegale di Gaza;
- l’occupazione illegale della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e il proseguimento della costruzione illegale del muro dell’Apartheid e delle colonie;
- il nuovo muro che stanno costruendo Egitto e USA che addirittura rafforzerà l’assedio di Gaza;
- il disprezzo per la democrazia Palestinese mostrato da Israele, USA, Canada, Unione Europea ed altri dopo le elezioni Palestinesi del 2006;
- i crimini di guerra commessi da Israele durante l’invasione di Gaza un anno fà;
- la continua discriminazione e repressione che i Palestinesi affrontano all’interno di Israele;
- la continuazione dell’esilio per milioni di rifugiati ;
- tutti i suddetti atti di oppressione trovano fondamentalmente origine nell’ideologia sionista che è alla base di Israele;
- sappiamo che i nostri governi hanno dato ad Israele diretto supporto economico, finanziario, militare e diplomatico, consentendogli di agire con impunità;
- e memori della Dichiarazione ONU dei Diritti dei Popoli Indigeni (2007)
Riconfermiamo il nostro impegno per:
L’Auto-Determinazione dei Palestinesi
La fine dell’Occupazione
Pari diritti per tutti all’interno della storica Palestina
Il pieno diritto al ritorno per i rifugiati Palestinesi
A tal fine confermiamo il nostro impegno nei confronti della richiesta di United Palestinian, del luglio 2005, di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per costringere Israele a rispettare le leggi internazionali.
Fino a quando ciò non accadrà, noi cerchiamo e speriamo di dar luogo ad un movimento globale di massa, democratico, anti-apartheid per lavorare di comune accordo con la società civile Palestinese e implementare la richiesta Palestinese di BDS.
Consci delle tante e forti similitudini tra l’apartheid praticata da Israele e la precedente apartheid del regime in Sud Africa, proponiamo:
1) Un giro di conferenze nei primi sei mesi del 2010 tenuto da sindacalisti e attivisti delle società civili Palestinese e Sud Africana, a cui si uniranno sindacalisti e attivisti impegnati in questo progetto all’interno degli stati in cui si andrà, per insegnare a fondo le tecniche BDS direttamente ai sindacati e più largamente a pubblico internazionale;
2) La partecipazione alla Settimana dell’Apartheid Israeliana nel Marzo 2010;
3) Un approccio sistematico e unitario nel boicottare i prodotti Israeliani, coinvolgendo consumatori, lavoratori e sindacati dei settori di commercio, magazzinaggio e trasporto;
4) Di sviluppare il boicottaggio Accademico, Culturale e Sportivo;
5) Campagne presso i sindacati di settore e fondi pensionistici per incoraggiare il disinvestimento da compagnie direttamente coinvolte nell’Occupazione e/o nelle industrie militari Israeliane;
6) Azioni legali contro il reclutamento esterno di soldati posti al servizio delle milizie Israeliane, e procedimento penale contro i criminali di guerra del governo Israeliano; coordinamento dei Citizen’s Arrest Bureaux per identificare, condurre una campagna per denunciare e procedere contro i criminali di guerra Israeliani; sostenere il Rapporto Goldstone e l’implementazione delle raccomandazioni in esso contenute;
7) Campagna contro lo status di “fondazione di beneficienza” del Jewish National Fund (JNF).
Facciamo appello ad organizzazioni e ad individuali che si riconoscono in
questa dichiarazione affinchè la firmino e lavorino con noi per realizzarla.
Inviateci una mail a :
Firmata da:
(* Affiliazione a solo scopo identificativo.)Contact:
1. Hedy Epstein, Holocaust Survivor/ Women in Black*, USA
2. Nomthandazo Sikiti, Nehawu, Congress of South African Trade
Unions (COSATU), Affiliate International Officer*, South Africa
3. Zico Tamela, Satawu, Congress of South African Trade Unions
(COSATU) Affiliate International Officer*, South Africa
4. Hlokoza Motau, Numsa, Congress of South African Trade Unions
(COSATU) Affiliate International Officer*, South Africa
5. George Mahlangu, Congress of South African Trade Unions (COSATU)
Campaigns Coordinator*, South Africa
6. Crystal Dicks, Congress of South African Trade Unions (COSATU)
Education Secretary*, South Africa
7. Savera Kalideen, SA Palestinian Solidarity Committee*, South
Africa
8. Suzanne Hotz, SA Palestinian Solidarity Group*, South Africa
9. Shehnaaz Wadee, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa
10. Haroon Wadee, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa
11. Sayeed Dhansey, South Africa
12. Faiza Desai, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa
13. Ali Abunimah, Electronic Intifada*, USA
14. Hilary Minch, Ireland Palestine Solidarity Committee*, Ireland
15. Anthony Loewenstein, Australia
16. Sam Perlo-Freeman, United Kingdom
17. Julie Moentk, Pax Christi*, USA
18. Ulf Fogelström, Sweden
19. Ann Polivka, Chico Peace and Justice Center*, USA
20. Mark Johnson, Fellowship of Reconciliation*, USA
21. Elfi Padovan, Munich Peace Committee*/Die Linke*, Germany
22. Elizabeth Barger, Peace Roots Alliance*/Plenty I*, USA
23. Sarah Roche-Mahdi, CodePink*, USA
24. Svetlana Gesheva-Anar, Bulgaria
25. Cristina Ruiz Cortina, Al Quds-Malaga*, Spain
26. Rachel Wyon, Boston Gaza Freedom March*, USA
27. Mary Hughes-Thompson, Women in Black*, USA
28. David Letwin, International Jewish Anti-Zionist Network (IJAN)*,
USA
29. Jean Athey, Peace Action Montgomery*, USA
30. Gael Murphy, Gaza Freedom March*/CodePink*, USA
31. Thomas McAfee, Journalist/PC*, USA
32. Jean Louis Faure, International Jewish Anti-Zionist Network
(IJAN)*, France
33. Timothy A King, Christians for Peace and Justice in the Middle
East*, USA
34. Gail Chalbi, Palestine/Israel Justice Project of the Minnesota
United Methodist Church*, USA
35. Ouahib Chalbi, Palestine/Israel Justice Project of the Minnesota
United Methodist Church*, USA
36. Greg Dropkin, Liverpool Friends of Palestine*, England
37. Felice Gelman, Wespac Peace and Justice New York*/Gaza Freedom
March*, USA
38. Ron Witton, Australian Academic Union*, Australia
39. Hayley Wallace, Palestine Solidarity Committee*, USA
40. Norma Turner, Manchester Palestine Solidarity Campaign*, England
41. Paula Abrams-Hourani, Women in Black (Vienna)*/ Jewish Voice for
Just Peace in the Middle East*, Austria
42. Mateo Bernal, Industrial Workers of the World*, USA
43. Mary Mattieu, Collectif Urgence Palestine*, Switzerland
44. Agneta Zuppinger, Collectif Urgence Palestine*, Switzerland
45. Ashley Annis, People for Peace*, Canada
46. Peige Desgarlois, People for Peace*, Canada
47. Hannah Carter, Canadian Friends of Sabeel*, Canada
48. Laura Ashfield, Canadian Friends of Sabeel*, Canada
49. Iman Ghazal, People for Peace*, Canada
50. Filsam Farah, People for Peace*, Canada
51. Awa Allin, People for Peace*, Canada
52. Cleopatra McGovern, USA
53. Miranda Collet, Spain
54. Alison Phillips, Scotland
55. Nicholas Abramson, Middle East Crisis Response Network*/Jews Say
No*, USA
56. Tarak Kauff, Middle East Crisis Response Network*/Veterans for
Peace*, USA
57. Jesse Meisler-Abramson, USA
58. Hope Mariposa, USA
59. Ivesa Lübben. Bremer Netzwerk fur Gerechten Frieden in Nahost*,
Germany
60. Sheila Finan, Mid-Hudson Council MERC*, USA
61. Joanne Lingle, Christians for Peace and Justice in the Middle
East (CPJME)*, USA
62. Barbara Lubin, Middle East Children’s Alliance*, USA
63. Josie Shields-Stromsness, Middle East Children’s Alliance*, USA
64. Anna Keuchen, Germany
65. Judith Mahoney Pasternak, WRL* and Indypendent*, USA
66. Ellen Davidson, New York City Indymedia*, WRL*, Indypendent*,
USA
67. Ina Kelleher, USA
68. Lee Gargagliano, International Jewish Anti-Zionist Network
(Chicago)*, USA
69. Brad Taylor, OUT-FM*, USA
70. Helga Mankovitz, SPHR (Queen’s University)*, Canada
71. Mick Napier, Scottish Palestine Solidarity Campaign*, Scotland
72. Agnes Kueng, Paso Basel*, Switzerland
73. Anne Paxton, Voices of Palestine*, USA
74. Leila El Abtah, The Netherlands
75. Richard, Van der Wouden, The Netherlands
76. Rafiq A. Firis, P.K.R.*/Isra*, The Netherlands
77. Sandra Tamari, USA
78. Alice Azzouzi, Way to Jerusalem*, USA
79. J’Ann Schoonmaker Allen, USA
80. Ruth F. Hooke, Episcopalian Peace Fellowship*, USA
81. Jean E. Lee, Holy Land Awareness Action Task Group of United
Church of Canada*, Canada
82. Delphine de Boutray, Association Thèâtre Cine*, France
83. Sylvia Schwarz, USA
84. Alexandra Safi, Germany
85. Abdullah Anar, Green Party – Turkey*, Turkey
86. Ted Auerbach, USA
87. Martha Hennessy, Catholic Worker*, USA
88. Louis Ultale, Interfaile Pace e Bene*, USA
89. Leila Zand, Fellowship of Reconciliation*, USA
90. Emma Grigore, CodePink*, USA
91. Sammer Abdelela, New York Community of Muslim Progressives*, USA
92. Sharat G. Lin, San Jose Peace and Justice Center*, USA
93. Katherine E. Sheetz, Free Gaza*, USA
94. Steve Greaves, Free Gaza*, USA
95. Trevor Baumgartner, Free Gaza*, USA
96. Hanan Tabbara, USA
97. Marina Barakatt, CodePink*, USA
98. Keren Bariyov, USA
99. Ursula Sagmeister, Women in Black – Vienna*, Austria
100. Ann Cunningham, Australia
101. Bill Perry, Delaware Valley Veterans for Peace*, USA
102. Terry Perry, Delaware Valley Veterans for Peace*, USA
103. Athena Viscusi, USA
104. Marco Viscusi, USA
105. Paki Wieland, Northampton Committee*, USA
106. Manijeh Saba, New York / New Jersey, USA
107. Ellen Graves, USA
108. Zoë Lawlor, Ireland – Palestine Solidarity Campaign*, Ireland
109. Miguel García Grassot, Al Quds – Málaga*, Spain
110. Ana Mamora Romero, ASPA-Asociacion Andaluza Solidaridad y Paz*,
Spain
111. Ehab Lotayef, CJPP Canada*, Canada
112. David Heap, London Anti-War*, Canada
113. Adie Mormech, Free Gaza* / Action Palestine*, England
114. Aimee Shalan, UK
115. Liliane Cordova, International Jewish Anti-Zionist Network
(IJAN)*, Spain
116. Priscilla Lynch, USA
117. Jenna Bitar, USA
118. Deborah Mardon, USA
119. Becky Thompson, USA
120. Diane Hereford, USA
121. David Heap, People for Peace London*, Canada
122. Donah Abdulla, Solidarity for Palestinian Human Rights*, Canada
123. Wendy Goldsmith, People for Peace London*, Canada
124. Abdu Mihirig, Solidarity for Palestinian Human Rights-UBC*,
Canada
125. Saldibastami, Solidarity for Palestinian Human Rights-UBC*,
Canada
126. Abdenahmane Bouaffad, CMF*, France
127. Feroze Mithiborwala, Awami Bharat*, India
128. John Dear, Pax Christi*, USA
129. Ziyaad Lunat, Portugal
130. Michael Letwin, New York City Labor Against the War (NYCLAW)
131. Labor For Palestine
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Forum Palestina: Gaza Freedom March.
Oggi 1 gennaio 2010 in corso manifestazione all’ambasciata israeliana al Cairo. Le prime pagine dei giornali egiziani riportano le notizie sui fatti di ieri.
Marcia internazionale per la libertà di Gaza non riposa neanche il primo dell’anno, e dopo la giornata di ieri segnata dalle violente cariche della polizia contro gli attivisti che avevano tentato di manifestare nel centro del Cairo, oggi in 400 sono tornati in piazza e si sono concentrati davanti al grattacielo che ospita l’ambasciata di Israele nel quartiere di Giza, lo stesso dov’è situata la rappresentanza diplomatica francese di fronte alla quale da ormai cinque giorni centinaia di manifestanti d’oltralpe sono accampati per protestare contro il divieto egiziano di poter entrare nella striscia di Gaza.
Forse la relativa tolleranza di oggi è il risultato delle proteste che in tutto il mondo hanno preso di mira il governo egiziano dopo l’aggressione subita ieri dai manifestanti nei pressi del Museo Egizio da parte dei reparti antisommossa.
Oggi e ieri praticamente tutti i quotidiani egiziani, compresi quelli legati al regime di Mubarak, dedicano le prime pagine alla Marcia Internazionale e ai suoi obiettivi.
Un nuovo importante risultato che premia la fermezza e la tenacia degli internazionalisti.
Sempre oggi, 1 gennaio 2010, mentre la Gaza Freedom March continuerà le azioni dimostrative nelle vie del Cairo, circa 1000 israeliani e 500 palestinesi di Gaza confluiranno sui due versanti opposti del posto di confine di Eretz per chiedere la fine dell’assedio disumano che sta strangolando la Striscia di Gaza.
Altre manifestazioni si avranno a Ramallah, Bethlehem e nelle altre città della West Bank che, insieme a quelle organizzate negli Stati Uniti e in Europa, si porranno l’obiettivo di risvegliare l’attenzione dei media internazionali sulla tragedia vissuta dalla popolazione palestinese della Striscia di Gaza che sta ancora soffrendo per le conseguenze dei crimini di guerra perpetrati da Israele durante l’Operazione Piombo Fuso.
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AGI NEWS.ON
01.01.2010
Evidentemente c'e' un problema di democrazia in questo Paese, che ha legami importanti con l'Italia".
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31 Dicembre 2009,
Ora : 11 am
L’offerta Egiziana di lasciar entrare a Gaza solo 100 dei 1.400 partecipanti alla Marcia, è stata ritenuta dagli organizzatori della Marcia insufficiente e deliberatamente intenzionata a dividere. Nel frattempo, il Ministro degli Esteri Egiziano ha cercato di far passare questa offerta last-minute come espressione di buona intenzione nei confronti dei Palestinesi per isolare i “provocatori”. La Gaza Freedom March ha rifiutato categoricamente queste affermazioni. Gli attivisti sono al Cairo perché il governo Egiziano ha impedito loro di raggiungere Gaza. “Noi non vogliamo rimanere qui, Gaza è sempre stata la nostra destinazione finale”, afferma Max Ajl , partecipante alla Marcia.
Alcune persone hanno cercato di superare i blocchi della polizia e iniziare a marciare verso il punto di incontro a Tahreer Square al centro del Cairo. A loro si sono uniti Egiziani che volevano denunciare il ruolo del proprio governo nel sostenere l’assedio di Gaza. Le autorità hanno cercato di tenere separati gli internazionali dai locali. La polizia sta attaccando brutalmente i partecipanti , non violenti, alla Marcia. Molti poliziotti in borghese si sono infiltrati tra la folla e assaltano I partecipanti violentemente. “Sono stata sollevata dalla polizia Egiziana e sbattuta letteralmente contro le transenne” afferma Desiree Fairooz, una dimostrante. I partecipanti alla Marcia stanno cantando slogan di protesta e resistono ai tentativi di disperderli e giurano di rimanere nella piazza fino a quando non saranno autorizzati ad andare a Gaza. Lo striscione GFM è appeso ad un albero della piazza. Alcuni partecipanti alla Marcia stanno sanguinando e i celerini hanno distrutto le loro videocamere.
La Gaza Freedom March rappresenta persone da 43 nazioni con background diversi. Tra loro ci sono persone di ogni fede, leader di comunità, attivisti per la pace, dottori, artisti, studenti, politici, scrittori e molti altri. In comune hanno l’impegno alla nonviolenza e la determinazione a interrompere l’assedio di Gaza.
"L’Egitto ha provato in tutti i modi possibili ad isolarci e ad abbattere il nostro spirito” dicono gli organizzatori della Marcia. “Ma noi restiamo fedeli più che mai al nostro obiettivo di manifestare contro la tirannia e la repressione. Marceremo il più vicino possibile a Gaza, e se saremo fermati con la forza, chiederemo ai nostri sostenitori di protestare. Chiediamo a coloro che credono nella giustizia e nella pace ovunque siano nel mondo di sostenere le nostre iniziative per la libertà dei Palestinesi. " ******************************
Tra i partecipanti c’è anche Alice Walker, scrittrice e vincitrice del Premio Pulitzer, Walden Bello , membro del Parlamento Filippino, Luisa Morgantini, ex membro del Palamento Europeo per l’Italia. Più di 20 partecipanti alla marcia, tra cui l’ 85enne sopravvissuta all’Olocausto, Hedy Epstein, hanno intrapreso uno sciopero della fame contro il pesante ostruzionismo Egiziano, oggi entrano nel quarto giorno.
Gaza Freedom March, cento attivisti potranno entrare nella Striscia
Osservatorio Iraq, 30 dicembre 2009
Una piccola delegazione umanitaria della
La scelta di accettare la proposta dell’Egitto, che inizialmente aveva annunciato la decisione di vietare del tutto il passaggio della Gaza Freedom March sul proprio territorio, è stata in ogni caso sofferta.
Una parte dei partecipanti alla protesta hanno salutato l’accordo come una vittoria, anche se parziale. "Si tratta di una vittoria parziale", ha dichiarato all’agenzia France Presse l’attivista americana Medea Benjamin, secondo cui essa “dimostra che la pressione ha avuto effetto".
Diverso il parere di altri attivisti. L’accordo raggiunto, ha dichiarato il canadese Bassem Omar "dà solo al governo egiziano la possibilità di dire di averci concesso di passare".
Di certo, i manifestanti rimasti al Cairo continueranno a portare avanti la propria protesta contro il governo egiziano. Nei giorni scorsi decine di attivisti provenienti da 43 paesi hanno presidiato le sedi delle rispettive ambasciate in Egitto, mentre una decina di membri del comitato internazionale – tra cui l’85enne pacifista Usa Hedy Epstein – hanno avviato uno sciopero della fame.
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Aggiornamento sulla Gaza Freedom March
30.12.2009
[….].Nella serata di ieri si è saputo che una parte della delegazione statunitense aveva trattato separatamente con la moglie di Mubarak (!) per far passare stamattina solo 100 attivisti sui 1400 totali.
Si è creato scompiglio e malumore, e stamattina dei 100 che dovevano partire sul pullman sono saliti solo 40 tra americani e coreani, tutte le altre delegazioni si sono rifiutate di accettare il compromesso non solo perché lascia fuori la maggior parte delle delegazioni ma anche perché non è frutto di un accordo politico alla luce del sole che inchioda il governo egiziano alle sue responsabilità ma di una sorta di trattativa privata tra una rappresentante dei Code Pink USA e la moglie del dittatore egiziano.
Questa mattina alcune delegazioni, tra cui quelle italiane, hanno spiegato il loro punto di vista tramite un apposito comunicato in cui si afferma:
“pur apprezzando l’autorizzazione all’ingresso della ristretta delegazione per ragioni umanitarie, e per consegnare materiali alla popolazione non possiamo tuttavia considerarla come un risultato finale o come un’alternativa alla Gaza Freedom March.
L’obiettivo con cui è nata l'iniziativa era e resta quello di rompere il feroce assedio imposto alla popolazione palestinese di Gaza, così duramente martoriata dall’attacco israeliano “Piombo Fuso” dell’inverno 2008.
Chiediamo con ancor più forza che il governo egiziano autorizzi l’ingresso delle delegazioni e di tutti/e i/le 1.400 manifestanti nella Striscia di Gaza, per non rendersi complice di un vergognoso assedio che continua da anni, e che provoca immani sofferenze alla popolazione palestinese.”
Significativa anche la presa di posizione di una delegata sudafricana che criticando la decisione di Code Pink ha affermato: "se nella lotta contro il regime di segregazione razziale nel nostro paese avessimo adottato la via del compromesso e delle vittorie simboliche il regime dell’apartheid nel nostro paese sarebbe ancora intatto.”
L’accordo raggiunto, ha dichiarato il canadese Bassem Omar "dà solo al governo egiziano la possibilità di dire di averci concesso di passare".
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I PARTECIPANTI ALLA GAZA FREEDOM MARCH RIFIUTANO L’OFFERTA EGIZIANA DI FAR ENTRARE SOLO 100 PERSONE A GAZA
“Rifiutiamo categoricamente l’offerta Egiziana di un gesto simbolico. Rifiutiamo continuare a coprire l’assedio di Gaza. Il nostro gruppo continuerà a lavorare per consentire a tutti i 1.362 partecipanti alla Marcia di entrare a Gaza, come primo passo verso l’obiettivo finale che è quello di far cessare completamente l’assedio e liberare la Palestina” afferma Ziyaad Lunat , membro del Comitato Coordinatore della Marcia.
La Gaza Freedom March è stata organizzata per attirare l’attenzione sul primo anniversario dei 22 giorni di assalto Israeliano, che ha ucciso più di 1.400 Palestinesi, e ferito più di 5.000. Nonostante l’invasione sia tecnicamente terminata, gli effetti sulla popolazione sono solamente peggiorati negli ultimi 12 mesi. Non è consentito l’ingresso a Gaza al materiale da ricostruzione e più dell’80% degli abitanti di Gaza dipendono attualmente dalla beneficenza per mangiare.
I partecipanti alla Marcia avevano programmato di entrare a Gaza attraverso il valico Egiziano di Rafah, il 27 dicembre, per unirsi a circa 50.000 Palestinesi residenti e marciare verso il valico di Erez in Israele per chiedere pacificamente la fine dell’assedio. Invece, il governo Egiziano del Presidente Hosni Mubarak ha annunciato, solo qualche giorno prima che centinaia di delegate iniziassero ad arrivare al Cairo, che non avrebbero consentito alla Marcia di proseguire. Citando la tensione crescente ai confini. Quando i partecipanti alla marcia hanno dimostrato contro la decisione, il governo si è incrinato, utilizzando spesso poliziotti antisommossa pesantemente armati per circondare e intimidire i partecipanti alla Marcia non violenti.
La decisione dell’Egitto di lasciar entrare solo 100 persone a Gaza dimostra che la motivazione della “sicurezza” è falsa.
Contatti:
Ann Wright, Egypt (19) 508-1493
Ziyaad Lunat, Egypt +20 191181340
Ehab Lotayef, Egypt +20 17 638 2628 (Arabic)
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COMUNICATO STAMPA DELLA GAZA FREEDOM MARCH
Lunedì 28 Dicembre, 2009
contatto: Hedy Epstein
Oggetto: Hedy Epstein, una sopravvissuta all'Olocausto di 85 anni, inizia lo sciopero della fame per protestare contro la chiusura della Striscia di Gaza. Hedy Epstein, una pacifista di 85 anni sopravvissuta all'Olocausto, ha annunciato di aver iniziato lo sciopero della fame per protestare contro il rifiuto del Governo Egiziano di consentire ingresso a Gaza ai partecipanti della 'Freedom March'.
La Signora Epstein fa parte di una delegazione di internazionali provenienti da 43 paesi, che si sarebbero uniti a migliaia di Palestinesi in una marcia non violenta che dal Nord della striscia avrebbe raggiunto Eretz, il confine con Israele, chiedendo la fine dell’assedio. L’Egitto sta impedendo ai manifestanti di lasciare il Cairo, costringendoli a trovare vie alternative per dar voce alla propria protesta.
La signora Epstein rimarrà davanti all’edificio dell’ONU nel World Trade Center (Cornish al-Nil 1191, il Cairo) per tutta la giornata, insieme ad altri 10 attivisti che come lei hanno iniziato lo sciopero della fame. “E’ importante che la popolazione sotto assedio di Gaza sappia che non è sola. Voglio poter dire alla gente che incontrerò nelle strade di Gaza che rappresento molti nella mia città e negli USA che sono indignati per le politiche adottate da Israele, USA e Europa nei confronti dei Palestinesi e che siamo sempre di più a pensarla cosi” dice la Epstein.
Nel 1939, a soli 14 anni, per fuggire alla persecuzione nazista la Epstein fu mandata in Inghilterra dai genitori attraverso il programma chiamato Kindertransport. Epstein non rivide più i suoi genitori che morirono ad Auschwitz nel 1942. Finita la guerra, lavorò come analista ai processi di Norimberga contro i dottori nazisti che avevano eseguito ricerche mediche sperimentali su i prigionieri dei campi di concentramento.
Dopo essersi trasferita negli USA, la Epstein si è dedicata alla causa della pace e della giustizia. Diversamente da molti sopravvissuti all’Olocausto, una delle cause che ha abbracciato è quella Palestinese. Ha viaggiato in Cisgiordania, ha raccolto aiuti umanitari e ora vorrebbe poter entrare a Gaza.
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La rappresentanza, che sarà composta da un massimo di due esponenti per ogni paese, avrà il compito di consegnare alla popolazione palestinese gli aiuti raccolti e potrà restare a Gaza fino al prossimo 2 gennaio.
L’accordo tra il comitato internazionale della Gaza Freedom March – guidato dall’associazione Usa Code Pink - e le autorità egiziane è stato raggiunto al termine di faticose trattative. Secondo le indiscrezioni delle ultime ore, nel negoziato avrebbe giocato un ruolo importante anche la Mezzaluna Rossa e la moglie del presidente egiziano Hosni Mubarak.