Zeitun.Ning
08.06.2010
http://zeitun.ning.com/profiles/blogs/il-linciaggio-che-non-ce-mai
“Il linciaggio che non c'è mai stato”
di Ali Abunimah
http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=290524
Sul sito del giornale turco Hürriet è stato pubblicato una galleria di foto che mostra alcuni soldati israeliani catturati dopo il loro attacco alle prime ore del 31 maggio alla nave Mavi Marmara in acque internazionali.

La prevedibile risposta dell'Esercito israeliano, in un comunicato, è stata che “le foto pubblicate sono una chiara e inequivocabile prova delle versioni più volte sostenute che a bordo (della nave) vi erano dei mercenari con l'intenzione di uccidere i soldati israeliani.”
Il portavoce israeliano e i media negli ultimi giorni hanno anche proclamato che i soldati si sono trovati dinanzi ad “un linciaggio”, un termine provocatorio che ha avuto origine per descrivere gli assassinii deliberati di una moltitudine di afroamericani da parte dei sostenitori della supremazia dei bianchi negli Stati Uniti.
Le foto non indicano nulla di tutto ciò; se mostrano qualcosa, indicano il contrario.
Per prima cosa è chiaro che i passeggeri avrebbero avuto tutto il tempo e l'opportunità per ferire seriamente o uccidere i soldati israeliani se questa fosse stata la loro intenzione. Mentre almeno nove passeggeri della flottiglia sono stati ammazzati dagli israeliani, nessun israeliano è stato ucciso anche se si vede che almeno da due a quattro sono stati disarmati e catturati per il fatto che hanno partecipato a un attacco armato illegale e non provocato a una nave civile in acque internazionali.
In alcune foto pubblicate da Hürriet, dei passeggeri o dei medici appaiono proteggere e aiutare i soldati israeliani. In una vediamo chiaramente un passeggero che prende un attaccante israeliano ferito e proteggerlo – non da un violento attacco – ma solamente dall'essere fotografato. Un altra foto, che non compare nella galleria di Hürriet ma che è stata messa su Facebook nella pagina dei fan de l'Economist, mostra lo stesso soldato e la persona che lo teneva, durante il soccorso medico prestato da una terza persona. Un' altra foto della galleria di nuovo mostra un soldato cui viene dato assistenza per fermare il sangue che scorre sul viso con una garza o fascia bianca.. Naturalmente di questa foto è possibile fornire un'interpretazione sensazionale, lurida e di fantasia – come gli israeliani ci stanno provando – e proclamare che qualcuno sta cercando di soffocare il soldato. Ma stabilito che non è stato soffocato e che tutti i soldati israeliani sono tornati a casa vivi, la spiegazione più probabile, che concorda con tutte le altre, è che il soldato è stato medicato.
Ci sono altre foto appartenenti al giornale turco on line Internet Haber che mostrano chiaramente i soldati israeliani presi in cura e non malmenati dai passeggeri della Mavi Marmara. La stessa galleria mostra anche dei passeggeri feriti.
Il fatto che i passeggeri portino aiuto ai pirati israeliani catturati nel momento che la nave era ancora sotto pieno attacco dei militari israeliani, è confermato da un video sui primi momenti dell'assalto che è stato immesso recentemente.
Nel video, dei passeggeri chiedono aiuto e uno dice chiaramente che diversi soldati si erano feriti nel calarsi dall'elicottero, che erano stati presi dai passeggeri e che stavano ricevendo le prime cure mediche. Questo è nel pieno dell'azione, così appare del tutto credibile che il passeggero stia raccontando quello di cui era stato appena testimone. Alle 3 e 34 circa in questo video compare un uomo che parla in turco e, secondo i sottotitoli in francese, dice che gli elicotteri israeliani hanno scaraventato circa 10 soldati sulla nave, che i passeggeri hanno sopraffatto due e altri due si sono feriti nella caduta.
Poi dice “I nostri amici proprio adesso stanno cercando di portargli soccorso” e aggiunge: “Quello che diciamo agli israeliani è che nessuno dovrebbe essere ferito, né loro né noi. I loro soldati che sono caduti sul ponte sono in buone mani. I nostri amici li stanno sorvegliando, nessuno sta facendogli del male. Questa operazione dovrebbe cessare!”
L'autore, un giornalista palestinese-americano e attivista, è uno dei fondatori del sito Electronic Intifada
(traduzione di carlo tagliacozzo)