Nena News.com
19.06.2010
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LIBANO, PRESSIONI PER BLOCCARE NAVE DELLE DONNE
L'imbarcazione, che fara' rotta su Gaza, non e' stata ancora autorizzata a partire
Beirut, 19 giugno 2010, (foto AFP, dal sito www.haaretz.com), Nena News – L’incertezza regna intorno alla partenza, prevista oggi (o domani) dal porto di Tripoli, della «Mariam», la «nave delle donne», diretta con aiuti umanitari a Gaza. A bordo tra 50 e 70 donne, in buona parte libanesi, tra le quali una ventina di suore maronite cattoliche. La nave dovrebbe fare rotta per Cipro da dove, dopo una breve sosta, si dirigerà verso Gaza decisa a rompere il blocco navale israeliano.

Secondo la stampa araba e israeliana, in queste ultime ore sono aumentate le pressioni sul governo libanese affinché venga annullata la missione umanitaria e di solidarietà con la popolazione di Gaza sotto assedio, per non provocare una nuova reazione israeliana. A fermare la «nave delle donne» potrebbero, ad esempio, essere le unita’ da guerra dell’Unifil, la forza Onu stanziata in Libano, con il pretesto che l’iniziativa viola la risoluzione Onu 1701, che ha posto fine all’offensiva israeliana in Libano nel 2006. Lo scriveva ieri il quotidiano di Beirut as-Safir, che citava fonti dell’Unifil a New York. Oggi un quotidiano arabo, al Hayat, riferisce che il governo di Saad Hariri (premier legato agli Stati Uniti), vietera’ la partenza della “Mariam” sulla base di una legge nazionale che proibisce alle imbarcazioni libanesi di fare rotta verso porti israeliani o controllati dallo Stato ebraico. Gli organizzatori della “nave delle donne” ripetono che non si lasceranno intimidire ma resta il fatto che sino a questo pomeriggio la “Mariam” non era ancora salpata.
Il viaggio della nave libanese in ogni caso rischia di essere molto breve. L’ambasciatrice israeliana alle Nazioni Unite, Gabriella Shalev, ha inviato una lettera al Segretario generale Ban Ki-moon per avvertirlo che Israele userà tutti i mezzi possibili per impedire che «venga violato il blocco navale» di Gaza. Un riferimento fin troppo esplicito all’arrembaggio lanciato il 31 maggio dai commando israeliani alla nave turca «Mavi Marmara», della «Freedom Flotilla», e terminato con l’uccisione di nove civili turchi.
Israele già nei giorni scorsi aveva comunicato che riterrà un atto «ostile» l’arrivo di navi libanesi e iraniane a Gaza, perché «appartenenti a paesi nemici». Queste imbarcazioni «arrivano da Stati nemici e ciò significa che il loro trattamento sarà differente», aveva avvertito il portavoce del ministero degli esteri Yigal Palmor. Hezbollah ha più volte chiarito di non essere coinvolto nell’organizzazione delle navi dirette a Gaza – «per non fornire pretesti a Israele per attaccare il Libano» – ma il governo israeliano continua a puntare l’indice contro il movimento sciita.
«Siamo soltanto un gruppo di donne indipendenti che intendono rompere il blocco di Gaza», ripete da giorni Samar Hajj, la principale organizzatrice della «Mariam». «La nostra iniziativa non è collegata con Hezbollah, anche se per noi è un onore appoggiare la resistenza», aggiunge. L’attacco alla «nave delle donne» tuttavia non arriva solo da Israele ma anche dalla quella parte di stampa araba schierata contro Iran, Siria ed Hezbollah. Il quotidiano kuwaitiano «al-Siyassah», ad esempio, ha scritto che Hezbollah avrebbe impedito alla nota cantante libanese Haifa Wahbe di unirsi alle donne della «Mariam» perché l’artista sarebbe «priva dei requisiti morali necessari per partecipare all’iniziativa a favore di Gaza». La notizia è poi risultata priva di qualsiasi fondamento.
Sempre dal Libano dovrebbe partire una seconda nave, la Naji al Ali, con un carico di aiuti umanitari. A bordo vi saranno alcune decine di passeggeri, tra i quali giornalisti ed europarlamentari.
Procede intanto la navigazione dalle due navi organizzate dalla Mezza Luna Rossa iraniana cariche di aiuti umanitari per la popolazione di Gaza. Anche in questo caso Israele ha minacciato di intervenire con forza contro imbarcazioni appartenenti ad uno «Stato nemico. A metà settimana inoltre la Ong turca IHH ha annunciato di aver cominciato a preparare l’invio a Gaza, alla fine di luglio, di una nuova flotilla. (red) Nena News