“Mr Lieberman, questo è un ‘citizen arrest’* , lei è accusato di crimini di apartheid, mi segua nella più vicina stazione di polizia”.  Così il giornalista irlandese David Cronin, penna puntuale e acuta dell’agenzia IPS, editorialista di The Electronic Intifada e corrispondente da Bruxelles, lo scorso 22 febbraio ha apostrofato Lieberman, il Ministro israeliano degli Affari Esteri. Mentre due addetti alla sicurezza lo trascinavano via. Una azione che ha spiegato lui stesso su EI (The Electronic Intifada), “se l’apartheid è un crimine, allora c’è un solo modo di trattare chi lo pratica”. Un’azione che avrebbe potuto anche costargli la confisca del badge che in qualità di giornalista, gli consente di avere accesso libero alle sedi delle istituzioni europee.

 

La decisione di inscenare l’arresto, nasce da una recente visita nei Territori occupati palestinesi, ha spiegato lo stesso Cronin. Per la prima volta negli ultimi due anni, ha trascorso un intero pomeriggio a Silwan, quartiere arabo di Gerusalemme Est dove avanza senza sosta la colonizzazione israeliana, dove aumentano ogni mese le tensioni tra coloni (e le guardie private a loro difesa) e i residenti, dove secondo recenti rapporti di organizzazioni umanitarie, sono i minori a essere diventati l’obiettivo preferito di arresti notturni, perquisizioni, interrogatori e intimidazioni da parte delle autorità israeliane. A Silwan, Cronin si è sentito come  “trasportato a Derry o Belfast agli inizi degli anni Settanta”. Ed è proprio di un doppio standard europeo applicato a Gerusalemme Est, quello di cui parla Cronin: i rapporti più o meno noti  dei diplomatici europei con base a Gerusalemme, denunciano “l’espropriazione da parte di Israele di proprietà araba” (a Est)¸ma sono rapporti che poi non trovano alcuna risposta concreta nelle istituzioni europee. Per fare un esempio: il gruppo israeliano El’Ad che gestisce i siti archeologici della città di Davide (e che promuove la colonizzazione nel quartiere arabo di Silwan, ndR) ha intrapreso una partnership con IAA (Autorità israeliana per le attività archeologiche), che a sua volta è tra i partecipanti di Euromed Heritage, un programma finanziato dalla UE.

Sulle pagine di EI e IPS, Cronin è diventato un attento critico del sistema di apartheid messo in scena da Israele e delle sue relazioni con l’Unione Europea. Una documentazione minuziosa che gli è fruttata un libro, “Europe’s Alliance with Israel – Aiding the Occupation”, un testo che documenta come i governi e le istituzioni europee siano complici della politica di occupazione di Israele sui palestinesi.

Nel corso della presentazione del suo libro a Gerusalemme, qualche settimana fa ha affermato “sotto Tony Blair e Catherine Ashton, la UE ha incrementato le sue relazioni con l’occupazione israeliana dei territori palestinesi”. Anzi a detta di Cronin “la Ashton personifica l’inconsistenza dell’approccio UE”; come capo della politica estera dell’Unione, ha diffuso numerosi comunicati stampa contro l’espansione delle colonie; senza mancare di sottolineare – quando ha scelto il Medio Oriente come prima tappa di una missione sul campo – come “le relazioni Israele-UE siano forti e solide”, e come sarebbero diventate ancora più solide nei mesi a venire.

Ce n’è per tutti nel suo discorso appassionato, davanti ad un’altrettanto appassionata platea; anche per Silvio Berlusconi, il cui sogno di vedere Israele a pieno titolo nell’Unione Europea “è comico da una parte ma vile dall’altra”. Citando i dati della Commissione Commercio Internazionale della UE, fa notare che  i paesi europei importano annualmente 8,8 miliardi di euro in prodotti israeliani, cosa che la rendono il più importante partner commerciale per Israele. “La maggior parte dell’ export israeliano in prodotti alimentari entra nella UE senza pagare i dazi d’importazione”; e alla fine del 2007 la UE ha avanzato lo status di Israele in qualità di partner commerciale. Annullando le tariffe doganali.

Ma è la collaborazione scientifica, anzi quello che Cronin chiama l’industria high-tech, a rappresentare “un vero e proprio laboratorio dell’occupazione”: 800 programmi scientifici sono stati  finanziati dall’Unione Europea (per un valore di 4,3 miliardi di euro), alcuni dei quali usati per lo sviluppo di sistemi di armi utilizzate a Gaza e in Cisgiordania. Come l’Heron unmanned aerial vehicle, il drone senza pilota usato anche a Gaza. Di cui a giugno scrisse, rivelando come appunto l’azienda produttrice dell’Heron, la IAI (Israel Aerospace Industries) fosse in procinto di ottenere due finanziamenti dalla UE per la ricerca scientifica. La IAI è solo uno dei 34 partner israeliani coinvolti nei 26 progetti che la UE finanzia nel campo dell’ information technology.

Cronin ha sviluppato negli ultimi anni quella che lui steso definisce sul suo blog “un’ossessione insana per l’industria delle armi.” Nel 2013, secondo il corrispondente irlandese, Israele riceverà 500 milioni di euro in più in fondi per la ricerca; fondi i cui principali beneficiari sono compagnie che producono armi: nel suo libro elenca , su una top ten di 20 Stati europei, 11 stati membri che hanno relazioni certe nel commercio di armi con Israele. Nena News

*il citizen arrest, difficilmente traducibile in italiano, è un arresto effettuato da qualcuno che ufficialmente non è incaricato di rappresentare la legge (dal punto di vista giuridico). Si tratta di una pratica che risale all’Inghilterra medioevale, quando gli sceriffi incoraggiavano i comuni cittadini ad aiutare i tutori nella legge nell’arresto di chi violava la legge.