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Protesta sociale in Israele
Redazione 03.08.2011
Nelle ultime due settimane, un risveglio sociale in Israele ha dato origine al più imponente movimento di protesta degli ultimi 40 anni. Il movimento è composto da studenti universitari, membri della classe media che non possono far fronte alle loro responsabilità finanziarie, ragazze madri e residenti dei quartieri socio-economicamente degradati.

Migliaia di persone hanno occupato le piazze di Israele e centinaia di migliaia di persone hanno marciato contro il governo neo-liberale d’Israele, la privatizzazione dei servizi statali e le intime relazioni tra capitale e stato di Israele.
video: Social protest in Israel
http://www.youtube.com/watch?v=Eyl_r7Sz3Bw&feature=player_embedded
Protesta sociale in Israele e sue implicazioni internazionali.
Redazione 01.08.2011
Per diverse settimane gli israeliani hanno marciato in tutto il paese per protestare contro l’aumento del prezzo delle case e delle ingiustizie sociali. Sono state istituite delle tendopoli a Tel Aviv e a Gerusalemme, come pure a Jaffa e a Nazareth. I risvolti politici e i messaggi dei manifestanti sono diversi, ma una piccola minoranza di loro non riconosce le connessioni e le interazioni esistenti tra l’aumento delle disuguaglianze in Israele e il protrarsi dell’occupazione israeliana delle terre appartenente al popolo palestinese e a quello siriano.

Protesta sociale in Israele: Possibilità e sfide
Sergio Yahni
02.08.2011
Sergio Yahni presenta un’analisi completa delle proteste che, in questa estate, sconquassano Israele.
In un accampamento di protesta israeliana, un cartello che afferma: “Il mercato è libero, noi siamo schiavi”
Il governatore della Banca Centrale Stanley Fischer, riduce i problemi sociali di Israele a quattro fenomeni principali: gli alloggi, il costo della vita, le tasse e l’incapacità del governo di fornire i servizi che il pubblico richiede. Il Ministero delle Finanze sostiene che il costo relativo alle richieste sociali dei manifestanti sarebbe di circa 60 miliardi di NIS. Gli opinionisti dei mezzi di informazione e i dati pubblicati sia dalla Banca Centrale di Israele che dal Ministero delle Finanze indicherebbero che le casse dello stato sono in grado di farvi concretamente fronte.
Ma quello che chiedono le migliaia di persone che sono accampate nelle piazze del paese e le centinaia di migliaia che sono scese in strada sabato 30 luglio è un cambiamento radicale nelle priorità nazionali, l’eliminazione delle politiche neoliberiste di Israele e il ripristino dello stato sociale. O come hanno gridato i manifestanti: “la rivoluzione”.

Il governo israeliano non ha la volontà politica di risolvere i problemi evidenziati da queste proteste, ma tenta di manipolarle, usandole per intensificare il suo progetto neoliberista. Il 1° agosto, in una conferenza stampa a Gerusalemme, Stanley Fischer ha dichiarato che la soluzione per la carenza di alloggi comprenderebbe creare comitati per aggirare i processi di pianificazione esistenti, l’approvazione dei progetti edilizi e la riforma del mercato immobiliare di Israele. Tra le righe: Fischer vuole che grosse compagnie edili e appaltatrici debbano sottostare a meno vincoli ecologici e sociali, e accelerare nel contempo la privatizzazione delle terre statali.
Oggi, il 93% delle Terre di Stato di Israele sono terre che appartengono a rifugiati palestinesi e sono quindi protette dalle tutele internazionali emanate dalle Nazioni Unite a partire dal 1950.
Allo stesso modo, il primo ministro Netanyahu sta promovendo l’apertura del mercato lattiero-caseario alle importazioni , in risposta all’elevato costo del cibo e alla privatizzazione dei servizi pubblici.
Ciononostante, dai ranghi della stessa protesta viene un suggerimento più radicale: ridurre il bilancio della difesa. Il 31 luglio, in occasione del riesame mensile con il Comitato della Knesset per gli affari esteri e la Difesa, il Capo di Stato Maggiore, Generale Benny Gantz, ha fatto riferimento a tale proposta. Ha affermato che “dobbiamo prendere in considerazione il momento in cui siamo, nel quale le minacce sono più consistenti, e non possiamo pregiudicare la nostra possibilità di intervenire. Su questo non può esserci un compromesso.” Faceva riferimento alla richiesta dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina per un riconoscimento da parte delle Nazioni Unite di uno Stato Palestinese indipendente. Secondo Gantz, per settembre c’è un movimento non-violento palestinese di protesta pronto ad esplodere “sotto forma di un conflitto contro il muro o contro le colonie.” Ha aggiunto che, al momento, l’esercito sta acquisendo armi per rispondere a una mobilitazione palestinese di massa, oltre a sviluppare reti di intelligence per prevenire una mobilitazione di questo tipo.
A una riunione del gruppo parlamentare del Likud, che si è tenuta il 1° agosto, il Primo Ministro ha calmato le preoccupazioni del capo di stato maggiore: “Nonostante la protesta, non c’è in programma alcun taglio del bilancio della difesa.”
Le migliaia di persone che hanno occupato gli spazi pubblici delle città israeliane non costituiscono un gruppo omogeneo e non hanno una leadership riconosciuta. Rifiutano un regime neoliberista, la privatizzazione dei servizi pubblici e lo stretto rapporto tra capitale e governo. Oltre a questo, i manifestanti non sono d’accordo su nulla.
La protesta non ha una leadership nazionale. Nessun campo di protesta è rappresentativo di un altro. All’interno degli stessi campi, c’è un indirizzo condiviso su come affrontare i problemi e le preoccupazioni. Ogni gruppo di attivisti può prendere decisioni come qualsiasi altro e non è stata ancora introdotta la prassi di fare incontri in cui vengano effettuate delle scelte in modo consensuale. Tuttavia la protesta ha creato uno spazio che funge da riferimento per la stampa locale e internazionale. A Tel Aviv si trova in Rothschild Boulevard.
Anche se gli attivisti dell’informazione sono accampati nel Rothschild Boulevard, non sta a significare che gli altri manifestanti si ritengano rappresentati da questi. L’attenzione dei mezzi di informazione è rivolta qui non solo perché in Rothschild Boulevard si è accampato il primo gruppo di manifestanti, ma anche perché i principali mezzi di informazione israeliani e i politici preferiscono considerare il movimento di protesta come se fosse espressione della classe media, anche se molti manifestanti sono inquilini di case popolari, ragazze madri, immigrati ebrei provenienti dall’Asia e dall’Africa e lavoratori migranti.
Questa opinione prevenuta sulla classe media, ha reso più facile per il comune di Tel Aviv cercare di sgomberare con la forza i manifestanti accampati nel parco Lewinsky a sud della città. Qui i manifestanti non vengono dalla classe media, secondo l’immaginario di Israele, ma sono gli abitanti di uno dei quartieri più poveri della città, tra cui sono numerosi i lavoratori migranti. E’ significativo il fatto che l’atmosfera prevalente nel movimento sociale degli accampati in Rothschild Boulevard e le marce di solidarietà hanno convinto il comune a desistere dai suoi tentativi di sfratto.
La natura indefinita di tale movimento di protesta gli impedisce di essere strumentalizzato dai gruppi che hanno tradizionalmente negoziato la protesta sociale in Israele, soprattutto dalla Federazione Generale dei Lavoratori di Israele (Histadrut) che è il sindacato di maggiore consistenza in possesso del diritto esclusivo di negoziare con il governo e i datori di lavoro.
In un’intervista alla radio dell’esercito israeliano, Ofer Eini, segretario generale dell’Histadrut, ha riconosciuto che il sindacato non è alla guida di questa lotta sociale, ma ha dichiarato apertamente che se lo scopo dei manifestanti fosse quello di rovesciare il governo di Netanyahu, l’Histadrut non vi prenderebbe parte. “Siamo un paese democratico, non siamo in Egitto o in Siria,” ha dichiarato Eini.
Era turbato soprattutto dalla richiesta della base che le riunioni di qualsiasi tipo svolte con il governo fossero trasparenti al pubblico. Anche l’Unione Nazionale degli Studenti Universitari si è espressa contraria a questa richiesta. Molly Itzik, presidente dell’Unione Nazionale degli Studenti Universitari, ha dichiarato alla stampa che “al momento del dialogo con il governo, si sarebbero comportati da adulti responsabili”. Membri dell’Unione hanno affermato che l’accampamento Rothschild è stato infiltrato da “elementi anarchici che hanno sollevato richieste non realistiche”.
I leader dell’Unione degli Studenti sperano che il nuovo anno accademico si apra con una vittoria tangibile da poter presentare alle elezioni studentesche. Ofer Eni è sicuro che la domanda della gente di una maggiore trasparenza nei negoziati con i datori di lavoro e il governo sia un pericolo. Nel marzo di quest’anno, l’Histadrut ha dovuto far fronte a un’ondata di proteste da parte degli operatori sociali che non hanno voluto accettare l’accordo pattuito dall’organizzazione dei lavoratori con il governo e le aziende, dopo circa tre settimane di sciopero.
Il principale pericolo che deve affrontare l’Histadrut non è dato dal governo israeliano o dai datori di lavoro, ma è rappresentato dalle organizzazioni radicali del lavoro Potere ai Lavoratori (Koach Laovdim) e Maan. Queste organizzazioni sono relativamente nuove nel campo delle relazioni industriali e operano per forgiare sindacati perchè rappresentino orizzontalmente gli interessi dei lavoratori, laddove l’Histadrut è un organismo che collabora sia con il governo che con i datori di lavoro.
Il Presidente israeliano Shimon Peres è intervenuto nella crisi del 1° agosto per risolvere le divergenze nel movimento di protesta e convincere il gruppo di Rothschild Boulevard a sbarazzarsi delle richieste di trasparenza nei contatti con il governo. Tuttavia, la situazione si presenta fluida e anche se questo gruppo fosse d’accordo sull’avvio di negoziati con il governo, la leadership di un movimento alternativo di protesta potrebbe decidere di non accettare i dettami della burocrazia sindacale e di respingere gli interessi dell’Unione Nazionale degli Studenti.
Il problema che tutti considerano, eppure del quale nessuno discute, riguarda i palestinesi. Gli attivisti dei movimenti di protesta temono che la questione palestinese sia o verrà utilizzata dal governo come un’arma contro di loro. In tutte le esternazioni pubbliche, tuttavia, i relatori sottolineano che ebrei e arabi sono partner nel combattere questa battaglia, anche se nessuno è disposto a chiarire l’immediato significato pratico di questa affermazione.
Gli attivisti sono pure consapevoli della possibilità che il governo opti per una provocazione militare per distogliere la pressione e l’attenzione. Questa potrebbe venire rappresentata da un assalto contro il Libano e i Territori Palestinesi Occupati. Sono numerosi i manifestanti che ritengono che l’uccisione dei due palestinesi a Qalandiya nella notte del 31 luglio sia stata una provocazione eseguita a tale fine. In risposta alle sollecitazioni dell’opinione pubblica, Netanyahu ha dichiarato che questo omicidio è avvenuto soltanto come risposta a esigenze militari.
Salvo sviluppi eccezionali, i gruppi continueranno a lottare insieme fino alla fine dell’estate. Ma il disaccordo tra il Rothschild Boulevard e quei campi che si trovano alla periferia sociale, dove non vi sono altre alternative, verrà alla luce in settembre, con il ritorno a scuola dei bambini e la fine della ribellione vacanziera del ceto medio. Quelli che resteranno, saranno coloro che sono privi di ogni altra alternativa. Tuttavia, l’estate del 2011 per i movimenti sociali in Israele rappresenterà uno spartiacque tra il “prima” e il “dopo”.
(tradotto da mariano mingarelli)
VIDEO: PUBLIC HOUSING PROTEST
http://www.youtube.com/watch?v=B_bT4cr9OvM&feature=player_embedded
di Sergio Yahni