Jnet News.com –Jewish world
07.03.2012
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4198821,00.html
Ragazza espulsa da scuola – per aver lavorato con maschi.
Efrat ha trascorso le vacanze estive lavorando a una catena di fast food; la sua scuola sostiene che lei ha violato il codice del pudore e l’ha espulsa nel bel mezzo dell’ultimo anno. “Qual è stato il suo crimine, per l’amor del cielo?”, chiede sua madre.
di Ilana Curiel
Efrat Daniel, una diciottenne di Dimona, negli ultimi tre mesi se ne è stata seduta in casa, invece di recarsi in città alla Shalhevet HaDarom High School. Il motivo: l’istituto ha dichiarato che la decisione di Efrat di lavorare in una catena di fast food fianco a fianco di appartenenti al sesso opposto è contro il codice della scuola.

no school for you
La scuola incolpa i genitori di non aver tenuto in considerazione il codice di pudicizia della scuola e aver dimostrato spregio per la situazione. La studentessa afferma che il suo rientro a scuola era legato a una condizione – di frequentare dopo il diploma un seminario per ragazze, cosa che le avrebbe impedito di svolgere il servizio nazionale.
La vicenda di Efrat è stata riportata da ‘Radio Sud’. Sua madre Shlomit che si considera qualcuno che “si avvicina alla religione” ha fatto notare che la figlia attraversa una grave crisi. “Perché l’hanno cacciata da scuola? Per aver lavorato durante le vacanze estive? Questa situazione ci ha veramente colpito dolorosamente tutti. Mentre tutti i suoi compagni facevano il viaggio scolastico annuale, mia figlia se ne stava a casa piangendo.”
La madre sostiene che la figlia ha accettato di non tornare al lavoro, ma le è stato richiesto di completare da sé tutto il materiale perso e di impegnarsi per iscritto ad andare a un seminario. “In dicembre hanno scoperto che aveva lavorato e le hanno detto di tornare a casa,” dichiara la madre. “Da allora se ne è stata a casa, depressa, per tre mesi. Non credo che sia un problema lavorare in un luogo misto, voglio dire, le nostre vite di ogni giorno sono con uomini e donne.”
Poi la madre ha aggiunto: “Non ho più intenzione di rimandarla a scuola.”
“La municipalità ha cercato di rimandarla a scuola e, oggi, mi è stato chiesto di venire a un incontro sulla questione. Ora vogliono che ritorni? Che cosa ha fatto? Qual’è il suo crimine, per l’amor del cielo? Voglio reagire perché non ripetano tutto ciò nei confronti di altre ragazze. Si presuppone che Purim sia il momento più felice a scuola, ma questo Purim la mia bambina piange e io con lei.” Efrat ha affermato che “l’intera questione è stata molto irritante. Perché mi hanno espulso per una cosa del genere? Le vacanze estive erano giunte a termine e il quel momento hanno preso la decisione di espellermi. Il che mi ha fatto veramente molto male. E’ molto duro starsene in casa per tre mesi, senza viaggi, senza Purim”.
Alla luce della sua situazione sconfortante Efrat ha deciso di reintegrarsi come forza lavoro invece di starsene seduta. “Rimanere a casa non fa che deprimemermi,” ha spiegato.
Il rabbino Yaakov Hemed, che è a capo della scuola Shalhevet HaDarom, in risposta ha detto che” la scuola ha un codice, che madre e figlia hanno entrambe sottoscritto. Ci siamo impegnati nei confronti di tutti gli altri genitori. Quando una ragazza fa qualcosa in diretto contrasto con il codice, le parliamo e, se necessario, la sospendiamo da scuola per un giorno o due o di più.”
Il rabbino ha negato che alla studentessa sia stato proibito arruolarsi nel servizio nazionale come condizione per ritornare a scuola. “Non ho sentito nulla di simile. Dopo il diploma la ragazza è autorizzata a fare tutto ciò che preferisce. Nello spirito di Beit Yaakov,incorag le ragazze a continuare con dei seminari e non le spingiamo alla volta del servizio nazionale. Lo scorso anno abbiamo avuto un paio di ragazze che l'anno . Non è successo nulla.”
La municipalità di Dimona in risposta ha dichiarato che “la madre della ragazza è venuta all’assessorato per l’istruzione del comune e con l’aiuto di un impiegato ha raggiunto un accordo in cui si dichiarava che la ragazza avrebbe avuto la possibilità di ritornare a scuola se avesse lasciato il lavoro. Ora, siamo stati portati a capire che la scuola è in procinto di chiedere una condizione supplementare. Faremo tutto ciò che serve per aiutare la ragazza a rientrare in un quadro educativo.
(tradotto da mariano mingarelli)