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Per lo storico lo sfidante di Netanyahu è solo un'alternativa di stile
Michele GiorgioNel suo libro recente «La fine di Israele», lo storico Ilan Pappè afferma che il progetto sionista è destinato a una «disintegrazione inevitabile» anche a causa dell’ascesa del Sionismo religioso, delle fratture all’interno della società israeliana, della distruzione di Gaza e delle politiche violente e aggressive contro i palestinesi che hanno profondamente trasformato il modo di vedere Israele da parte delle popolazioni occidentali.Le elezioni del 27 ottobre mettono sul tavolo alcuni dei punti sollevati da Pappé. Abbiamo incontrato e intervistato lo storico israeliano nella sua città, Haifa
Israele va al voto il 27 ottobre, con quali prospettive?La sconfitta di Netanyahu data per probabile da tanti in realtà non è affatto scontata. In ogni caso, qualunque sia l’esito di queste elezioni, non ci sarà alcun cambiamento fondamentale nelle azioni di Israele. Il genocidio progressivo che si sta consumando a Gaza continuerà, in un modo o nell’altro, a meno che la comunità internazionale o le potenze regionali non decidano di intervenire. Anche la pulizia etnica in Cisgiordania proseguirà perché tutte le principali forze politiche sioniste condividono, in misura maggiore o minore, l’idea della Grande Israele. Proseguirà anche la politica aggressiva nei confronti dei paesi vicini, come Libano e Siria, e resterà immutata la volontà di colpire l’Iran. Tuttavia, se Netanyahu e i suoi alleati attuali non saranno più al potere, lo stile del nuovo governo forse sarà più misurato e meno urlato, almeno nelle relazioni con l’esterno. Invece la frattura profonda che attraversa la società israeliana continuerà a esistere, in particolare quella tra ebrei laici e tradizionalisti, due mondi che ormai condividono ben poco, dal rapporto con le istituzioni dello Stato ai diritti civili.I media occidentali già parlano del generale Gadi Eisenkot, rivale di Netanyahu, come di una speranza, dell’uomo del dialogo e del negoziato. Lei come lo vede?Sono due persone molto diverse, ma un Eisenkot primo ministro non credo rappresenterà il personaggio dipinto dai media stranieri. Eisenkot in campagna elettorale non si occuperà in alcun modo dei palestinesi, la cui sorte non interessa praticamente a nessuno. Il suo tema centrale sarà la questione della leva militare obbligatoria anche per i giovani religiosi ortodossi. È un argomento importante per gli israeliani ebrei. La maggior parte, anche quelli di destra, vuole che gli ultraortodossi siano arruolati. Eisenkot, che ha perduto un figlio in combattimento a Gaza, può recuperare molti consensi puntando sull’arruolamento per tutti, mostrandosi ben diverso da Netanyahu che ha addirittura fatto approvare una legge che sospende l’arresto dei religiosi renitenti alla leva. Con lo stesso obiettivo, punterà sull’inchiesta statale sul 7 ottobre 2023 come chiede l’opinione pubblica (l’esecutivo in carica propone invece una indagine governativa), sull’indipendenza del sistema giudiziario, i diritti civili. La sua forza sta proprio nell’apparire distante da Netanyahu e dei suoi alleati. Si occuperà di Iran, Libano e di Hezbollah, però anche lui non dirà nulla a proposito dei palestinesi e di Gaza.In questo quadro cosa faranno o potrebbero fare i partiti arabi che rappresentano la minoranza palestinese (21% della popolazione) in Israele? Il sistema politico li tiene ai margini. Eisenkot non intende allearsi con gli arabi che pure potrebbero regalargli la vittoria.Si trovano in una situazione creata oggettivamente da circostanze storiche ma anche da loro decisioni strategiche: cercano di giocare sia negli ambiti politici israeliani e che in quelli palestinesi, e non funziona più. Il desiderio di rappresentare la loro società è genuino ma il sistema li usa per abbellire lo stato di apartheid e non per offrire uguaglianza o una vita migliore agli arabi. Purtroppo, i leader dei partiti arabi persino di fronte a una crisi tanto grave non riescono a superare le rivalità personali. È un problema, perché l’unico modo in cui potranno risultare importanti il 27 ottobre è unendosi e prendere un numero elevato di seggi. Dovranno ripensare la loro strategia.