Movimento palestinese-israeliano chiede una forza multinazionale nella Cisgiordania occupata

Nella foto: Graffiti dei coloni su una scuola a Nablus

Una campagna lanciata a Kafr Malik chiede urgente protezione internazionale, mentre si intensifica la violenza dei coloni e i palestinesi affrontano un crescente sfollamento.

Fayha Shalash da Ramallah (Palestina occupata) e Mohammed Turkman, 5 agosto 2026, https://www.middleeasteye.net/news/palestinian-israeli-movement-calls-multinational-force-occupied-west-bank?utm_source=Middle+East+Eye&utm_campaign=42d923c947-EMAIL_CAMPAIGN_2026_07_30_03_38_COPY_01&utm_medium=email&utm_term=0_-d802beee2a-306493529

Martedì 4 agosto un movimento congiunto palestinese-israeliano ha lanciato una campagna per chiedere il dispiegamento di una forza di protezione multinazionale in Cisgiordania, a fronte della crescente ondata di attacchi da parte dei coloni israeliani. Il movimento "Una terra per tutti – Due Stati, una Patria" ha dichiarato che la crescente violenza dei coloni, unita all'incapacità del governo israeliano di proteggere i palestinesi, ha reso necessario un intervento internazionale urgente.

L'appello è stato presentato durante una conferenza stampa nel villaggio di Kafr Malik, a est di Ramallah; qui i residenti hanno raccontato di mesi di attacchi da parte dei coloni, di limitazioni all'accesso ai terreni agricoli e del timore crescente di essere costretti ad abbandonare le proprie terre. Il movimento ha precisato che una forza di protezione internazionale non sostituirebbe una soluzione politica né la creazione di uno Stato palestinese; essa fornirebbe piuttosto un meccanismo immediato per proteggere i civili e contribuire a preservare la prospettiva di un futuro accordo politico.  Lanciata con lo slogan "Forza multinazionale in Cisgiordania: subito", la campagna sostiene che la condanna internazionale della violenza dei coloni non sia più sufficiente e chiede l'istituzione di una forza incaricata di proteggere i civili e di documentare le violazioni sul campo.

Rula Hardal, co-direttrice palestinese del gruppo, ha dichiarato che la scorsa settimana è stata inviata una dichiarazione a soggetti internazionali ed a missioni diplomatiche in Palestina e Israele, esortandoli a sostenere l'invio di una forza di protezione internazionale per i palestinesi in Cisgiordania a seguito dell'escalation di violenze da parte dei coloni. Hardal ha spiegato che Kafr Malik è stata scelta per la conferenza stampa perché situata al centro della Cisgiordania e anch'essa colpita dalle violenze dei coloni, pur rimanendo più accessibile e relativamente più sicura rispetto a molte altre comunità palestinesi, sia per i membri palestinesi che per quelli ebrei israeliani del movimento. "Siamo un movimento politico israelo-palestinese che promuove una soluzione confederale a due Stati basata sui confini internazionali concordati del 1967", ha dichiarato Hardal a Middle East Eye.  "Tuttavia, non possiamo continuare a parlare della vecchia e classica soluzione a due Stati, poiché la realtà sul campo è cambiata negli ultimi 30 anni", ha aggiunto.

Il movimento mira ad "aggiornare e migliorare" il modello affrontando questioni quali gli insediamenti, il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, Gerusalemme e la sicurezza.  "È un aspetto su cui stiamo lavorando all'interno della nostra piattaforma politica", ha aggiunto.

Atrocità di massa    Meron Rapoport, presidente co-fondatore israeliano del movimento, ha affermato che la situazione in Cisgiordania è drasticamente peggiorata nell'ultimo anno. Ha accusato il governo e l'esercito israeliani di perseguire "un chiaro piano di pulizia etnica" nel territorio occupato. ”Sentiamo parlare di piani per colpire i campi profughi. È tutto molto chiaro. Il tempo di aspettare, chiedere e implorare Israele di proteggere le vite dei palestinesi è finito", ha affermato durante la conferenza stampa.

Altri membri israeliani del movimento si sono uniti all'appello, dichiarando di non credere più che le autorità israeliane siano disposte o in grado di proteggere i palestinesi che vivono sotto occupazione. La professoressa Yael Berda, copresidente del consiglio direttivo congiunto del movimento, ha affermato che Kafr Malik, in particolare, è "un villaggio costantemente minacciato dalla violenza delle milizie dei coloni". Ha spiegato che il movimento ha organizzato la conferenza stampa nella località per esprimere solidarietà, chiedere l'invio di una forza di protezione internazionale e ricordare alla comunità internazionale la sua responsabilità di proteggere i civili di fronte ad atrocità di massa. "Tra queste atrocità di massa rientra la pulizia etnica, e quella a cui assistiamo è una pulizia etnica imminente. La pressione internazionale in astratto non è più sufficiente.  "Vediamo un governo che sostiene pienamente le milizie dei coloni. Vediamo un esercito che non può o non vuole fermare i coloni".

L'aggressività del colonialismo di insediamento     Per gli abitanti di Kafr Malik, la discussione non verteva tanto su proposte politiche quanto sulla realtà che affermano di dover affrontare ogni giorno. Gli abitanti del villaggio hanno descritto ripetuti attacchi da parte dei coloni, blocchi stradali e crescenti restrizioni all'accesso ai propri terreni agricoli.

Abdel Fattah Hamayel, residente a Kafr Malik, ha accolto con favore la nostra presenza. "Apprezziamo questa iniziativa e speriamo che possa servire da base per aiutare il popolo palestinese ad affrontare questa aggressione del colonialismo di insediamento", ha dichiarato.Hamayel ha osservato che un singolo incontro non può trasmettere appieno la sofferenza vissuta non solo dagli abitanti di Kafr Malik, ma dalle comunità rurali palestinesi in generale. "A mio avviso, questa questione non è più un segreto per nessuno. Questo governo, attraverso diverse figure di matrice fascista, lo dichiara apertamente e chiaramente. La situazione non è facile per noi, poiché ci troviamo ad affrontare due sfide principali", ha affermato. Il primo fattore, ha affermato, era l'assenza di una strategia palestinese ufficiale o di istituzioni in grado di fronteggiare la violenza e sostenere gli agricoltori palestinesi. Il secondo era che gli attacchi avvengono con il sostegno del governo israeliano di estrema destra, il quale, a suo dire, incoraggia i coloni, ormai "affrancatisi da qualsiasi norma morale".

Trad. a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo Palestinese