Stop Agrexco Italia.org
07.02.2011
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Danimarca: Prodotto in Israele è prodotto in Cisgiordania.
Verdure e erbe aromatiche distribuite nei supermercati danesi ed etichettate “made in Israele”, vengono in realtà dagli insediamenti illegali in Cisgiordania. Ecco l’indagine dell’organizzazione danese DanWatch.
Le informazioni dirette ai consumatori che indicano che verdure e erbe aromatiche sono ‘Made in Israele’ non sempre dicono la verità: cioè non necessariamente tali prodotti provengono da Israele.
Erbe aromatiche, datteri e verdure che i danesi comprano nel proprio supermercato spesso sono prodotti dagli insediamenti illegali israeliani in Cisgiordania, anche se sull’etichetta c’è scritto che provengono da Israele.
Un’indagine effettuata da DanWatch dimostra che peperoni e datteri venduti nella catena di supermercati Føtex, per esempio, possono essere ricondotti agli insediamenti della Valle del Giordano (Cisgiordania).Origini simili possono essere rintracciate per le erbe aromatiche, come melissa, basilico e dragoncello che vengono vendute ad alberghi e ristoranti in tutto il paese.
Cattiva pratica
L’Agenzia per gli standard alimentari afferma che si tratta di “una cattiva pratica”.
“Le regole sono molto chiare. Non si può scrivere che prodotti ortofrutticoli vengono da Israele se provengono da un insediamento israeliano nelle regioni occupate della Cisgiordania. Ciò sarebbe un’etichettatura ingannevole e sbagliata”, ha detto il portavoce dell’Agenzia Erik Andersen.
DanWatch ha analizzato il mercato di verdure di Copenaghen e ha trovato pacchetti di maggiorana e basilico della marca Ada Fresh, etichettati ben visibili come ‘Made in Israele’.
A ben guardare, però, si nota che il produttore è Yinon Rosenblum, le cui piantagioni sono nell’insediamento Naama in Cisgiordania, vicino al confine con la Giordania. 
MS Action Aid Danimarca dice che vari esempi simili al mercato ortofrutticolo e nelle principali catene di supermercati pongono il consumatore in una situazione impossibile. “Se si vogliono acquistare prodotti provenienti da Israele, ma senza comprare i prodotti degli insediamenti illegali, non è possibile scegliere, perché tutti i prodotti sono etichettati come se provenissero da Israele. Così i consumatori non sono in grado di acquistare beni seguendo la politica ufficiale danese – cioè che gli insediamenti sono illegali, che non dovrebbero essere sostenuti e che sono un ostacolo principale per la pace nell’area”, ha detto la Consigliera Politico di MS, Kirsten Hjørnholm Sørensen.
Non è la prima volta
Le ultime scoperte non rappresentano certamente la prima volta che il problema è stato evidenziato. Nel 2004, il difensore civico dei consumatori in Danimarca ha dichiarato che i prodotti agricoli provenienti dagli insediamenti non devono essere etichettati come provenienti da Israele.
“Le autorità si sono concentrate su questo problema per anni senza che nulla sia cambiato”, dice Hjørnholm Sørensen.
L’Agenzia per gli standard alimentari britannica ha rafforzato le sue linee guida a fine 2009 a seguito di denunce da parte di punti vendita, consumatori e ONG.
SocDems: stesse regole
Il portavoce per la Politica Estera dei Social Democratici e ex Ministro degli Esteri Mogens Lykketoft ha cercato ripetutamente di evidenziare la questione.
“È il minimo che possiamo fare. Al giorno d’oggi semplicemente non è possibile essere un consumatore politicamente consapevole”, ha detto Lykketoft aggiungendo che l’accordo speciale dell’UE con Israele esclude gli insediamenti.
“L’accordo è chiaro. L’accordo di libero scambio che abbiamo con Israele non comprende i territori occupati. Ma sia l’UE e le autorità danesi hanno trascurato ogni occasione che si è presentata per rafforzare e far rispettare le regole.
Føtex sorpreso
Una delle catene di supermercati che vende i prodotti erroneamente etichettati è la Føtex, che è di proprietà di Dansk Supermarket. Føtex ha venduto, tra gli altri, peperoni Fadida Ofer dall’insediamento di Tomer. Sull’etichetta c’era scritto che le verdure venivano da Israele.
“Sono sorpreso, perché abbiamo firmato un accordo con il nostro fornitore in base al quale a noi non dovrebbero arrivare prodotti dagli insediamenti, ma solo da Israele. Questa è una chiara violazione della fiducia ed è una situazione molto grave “, ha detto il Manager degli acquisti della Dansk Supermarket, Peter Loth.
La collaborazione si interrompe
“A prescindere dal fatto se questo sia un problema generale o un unico caso, il risultato è che interromperemo la nostra collaborazione con il fornitore “, ha detto Loth.
Dansk Supermarket richiede un’ampia documentazione da parte dei fornitori per garantire che i prodotti provengono in realtà da dove dicono.
“Ma alla fine della giornata, il commercio si basa sulla fiducia. Non possiamo essere ovunque contemporaneamente”, ha detto Loth.
Non è stato possibile per Politiken ottenere commenti da parte degli importatori al mercato ortofrutticolo di Copenaghen.
http://politiken.dk/newsinenglish/ECE1188617/produced-in-israel-is-produced-in-west-bank/
Traduzione a cura di Stop Agrexco Italia
