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01.11.2011
http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3247-unesco-usa-tagliano-fondi-israele-punisce-lap-che-ora-guarda-alloms
UNESCO: Usa tagliano fondi, Israele punisce l’AP. Che ora guarda all’OMS
L’Unesco ammette la Palestina come Stato membro. Israele si mangia il cappello: minaccia l’agenzia dell’ONU e pensa a punizioni contro l’Autorità Palestinese. E mentre gli USA tagliano subito i fondi, Abu Mazen lavora all’adesione all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La votazione dell’Assemblea Generale dell’Unesco, agenzia delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, si è svolta ieri a Parigi: 107 voti a favore, 14 contrari e 52 astenuti. Tra i voti a favore quelli della Francia e di quasi tutti i Paesi arabi, latino-americani e asiatici, compresi India e Cina. Voti contrari da Stati Uniti, Israele, Germania, Canada e Australia.
Si sono astenuti la Gran Bretagna, il Giappone e l’Italia. Maurizio Massari, portavoce del Ministero degli Esteri italiano ha giustificato l’astensione spiegando che l’Italia “si era attivata per arrivare ad una risposta coesa e unita da parte dell’Unione Europea, in mancanza della quale ha deciso di astenersi ”.
Molto più consistente la reazione statunitense. Poche ore dopo la votazione, l’amministrazione di Washington ha annunciato il taglio di 60 milioni di dollari che gli Stati Uniti avrebbero dovuto girare all’Unesco a novembre, circa il 22% dei fondi a disposizione dell’agenzia. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, ha concretizzato la minaccia del mese scorso (vedi articolo: http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3196-gli-usa-minacciano-lunesco-niente-soldi-se-accettate-la-palestina) spiegando che un simile riconoscimento unilaterale della Palestina danneggia i negoziati tra le due parti: la punizione è il taglio dei finanziamenti.
Non si è fatta attendere la reazione del direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, rimasta neutrale rispetto alla votazione di ieri. Commentando la minaccia statunitense, la Bokova ha detto che “questo potrebbe avere serie conseguenze, programmi potrebbero essere tagliati e il nostro budget andrebbe ridefinito”.
Ma anche il Canada si muove sulla stessa linea d’onda: il ministro degli Esteri John Baird ha fatto sapere che il Paese sta riconsiderando il supporto finanziario all’agenzia ONU. Mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu incontrerà oggi otto ministri del suo governo per discutere delle misure da prendere contro l’agenzia ONU, in particolare il taglio dei fondi all’agenzia. Ma non solo: la punizione colpirebbe in maniera più significativa l’Autorità Palestinese. Il governo di Tel Aviv sta pensando a restrizioni al movimento dei funzionari dell’AP, quali la cancellazione delle “card VIP” che permettono loro di passare per i checkpoint e raggiungere lo Stato di Israele. Allo stesso modo, si pensa a misure quali l’ulteriore incremento dell’espansione delle colonie e lo stop al trasferimento all’AP delle tasse palestinesi che Israele raccoglie e ridistribuisce.
Ma l’Autorità Palestinese pare non farsi intimidire e dopo la vittoria di Parigi prepara una nuova richiesta di adesione, questa volta all’Organizzazione Mondiale della Salute. Ad annunciarlo all’agenzia di stampa palestinese WAFA è stato ieri il ministro della Salute, Fathi Abu Moghli: “Seguendo le direttive del presidente Mahmoud Abbas, abbiamo discusso dell’adesione della Palestina alla OMS con il direttore dell’agenzia”.
Intanto si continua a lavorare dentro l’Unesco: perché l’adesione diventi effettiva, la Palestina dovrà ratificare la carte dell’agenzia ONU. Un’adesione che Israele ha definito, senza mezze misure, “una tragedia”. Ieri dopo la votazione, il rappresentante israeliano ha detto che “non porta alcun cambiamento nei rapporti tra Palestina e Israele, anzi, allontana la possibilità di un accordo di pace”. L’ambasciatore israeliano all’ONU, Nimrod Barkan, ha criticato i Paesi che hanno permesso l’ingresso della Palestina dicendo che hanno adottato una versione della realtà che è una fiction, ammettendo uno Stato non esistente. L’Unesco dovrebbe occuparsi di scienza non di fantascienza”.