Aiuti umanitari tedeschi in Palestina

AIC – Alterntive Information Center
14.08.2012
http://www.alternativenews.org/english/index.php/news/economy-of-the-occupation/5052-german-humanitarian-aid-in-palestine-.html

 

Aiuti umanitari tedeschi in Palestina.

Mentre il governo tedesco distribuisce aiuti umanitari al popolo palestinese dei territori occupati, non riesce ad affrontare quello che è il più grande ostacolo per lo sviluppo palestinese: l’occupazione israeliana.

di Christian Braeger 

Nel 2011, la Germania ha fornito circa 53 milioni di dollari di aiuti umanitari per i Territori Palestinesi Occupati (OPT). A nome del Ministero federale tedesco per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (BMZ), l’Agenzia tedesca per la Cooperazione Internazionale (GIZ) e la Banca Tedesca per lo Sviluppo (KFW) hanno utilizzato queste risorse finanziarie per attuare diversi progetti di sviluppo. Secondo il sito web del GIZ, uno dei settori prioritari del sostegno tecnico tedesco per gli OPT è la fornitura di acqua nella West Bank.

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All’apparenza, l’impegno tedesco nella questione cruciale delle risorse idriche nella West Bank sembra aver avuto successo. Sono stati perforati nuovi pozzi, i servizi idrici sono stati resi più efficienti e soprattutto un maggior numero di palestinesi ha accesso ad acqua pulita. La realtà di questo processo è però disciplinata dall’Accordo Interinale per la West Bank e la Striscia di Gaza (Oslo2), firmato dall’OLP e da Israele nel 1995. Tra le altre cose, l’Accordo Interinale ha previsto la costituzione di un Comitato Congiunto per l’Acqua (JWC). Questo ente giuridico approva ogni singolo progetto per l’acqua nella West Bank. Anche se nel JWC è presente un numero paritetico di rappresentanti israeliani e palestinesi, di fatto è Israele che detiene il diritto di veto, in quanto tutte le decisioni vengono prese all’unanimità. 

Uno degli esempi più importanti dell’arbitrarietà del comportamento israeliano in relazione ai progetti idrici nella West Bank è dato da un progetto tedesco-palestinese per un pozzo a Hizma, vicino a Gerusalemme. Nel complesso, la JWC ha respinto con motivazioni diverse ben 13 domande differenti relative a tale progetto. E’ stata fortemente contestata la localizzazione del pozzo, almeno dai funzionari israeliani, che hanno espresso preoccupazioni relative a “motivi di sicurezza”. Dopo svariati anni di inutili tentativi, la Germania ha ridistribuito i fondi destinati a Hizma a progetti diversi al di fuori dell’Area C. La stessa sorte attende numerosi futuri progetti idrici con la cooperazione tedesca, qualora gli inconvenienti strutturali della JWC non possano essere superati. 

Non importa quanto innovative possano essere le idee per nuovi progetti del GIZ, essi dipenderanno sempre dalla buona volontà del JWC, cioè di Israele. Soprattutto quando si opera nell’Area C, la cooperazione con Israele, dipendente dall’arbitrio, è di grande ostacolo all’aiuto umanitario tedesco nei Territori Palestinesi Occupati. Oltre a ciò, Israele controlla l’importazione di tutti i beni negli OPT, cosicché anche un progetto “autorizzato” può richiedere ancora un lasso di tempo indeterminato, per l’importazione del materiale occorrente. 

E’ discutibile il motivo per cui la Germania opera all’interno di un contesto di occupazione e tenta di combatterne i sintomi piuttosto che concentrarsi sul superamento delle cause strutturali del “sottosviluppo” degli OPT. 

Uno dei motivi, se non la causa delle politiche di sviluppo della Germania in Palestina, è il rapporto speciale con Israele. 

Le politiche della Germania nei confronti di Israele sono molto controverse. Sebbene la maggior parte dei partiti politici tedeschi condanni la politica di segregazione e di repressione di Israele, la solidarietà con Israele continua ad essere incontrastata. Da un lato questo è dovuto allo storico senso di colpa tedesco nei confronti del popolo ebraico. Tuttavia, anche ragioni economiche e ideologiche svolgono un ruolo fondamentale nelle relazioni israelo-tedesche. La Germania è il principale partner economico di Israele nell’Unione Europea e Israele viene percepito come una roccaforte democratica nel Medio Oriente. 

La Germania è alla ricerca di un equilibrio tra un rapporto economico e ideologico con Israele coronato da successo, da un lato, e un intervento di aiuti umanitari apolitici agli OPT, dall’altro. In Palestina, lo sviluppo sostenibile necessiterà dell’impegno politico dei donatori fondato sui parametri dei diritti umani e della libertà. Il rapporto ideologico tra Israele e Germania è basato teoricamente su tali criteri. Ciò che la Germania ignora deliberatamente è che Israele sembra averli dimenticati nei suoi rapporti con il popolo palestinese. 

L’operare all’interno di un dato sistema non risolverà la questione cruciale della fornitura idrica nei Territori Occupati. Senz’alcun dubbio, l’impegno della Germania aiuta ad alleviare la situazione dei palestinesi, ma il doppio standard applicato di entrambi, Germania e Israele, non può portare a una pace sostenibile o allo sviluppo in Palestina. In una risoluzione del mese scorso, il Parlamento europeo ha preteso esplicitamente che il governo israeliano sia tenuto ad assicurare il diritto a un’equa distribuzione dell’acqua nella West Bank. Al fine di sostenere in modo credibile questa risoluzione, la Germania deve riconsiderare il suo approccio a Israele e l’uso (imparziale) dei diritti umani.

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http://www.giz.de/themen/en/17025.htm
http://www.btselem.org/water/oslo_accords
[iii] dokumente.linksfraktion.net/drucksachen/25458_1708712.pdf
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2012-0298+0+DOC+XML+V0//EN&language=EN

(tradotto da mariano mingarelli)

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