Dopo il voto in Israele: cadono le maschere, l’Italia boicotti le aziende e chieda l’embargo militare

http://ilmanifesto.info/con-questo-voto-cadono-le-maschere-litalia-boicotti-le-aziende-e-chieda-lembargo-militare/

dall'intervista su "il manifesto" di Geraldina Colotti a Omar Barghouti, attivista per i diritti umani, ingegnere elettronico,cofondatore dell’organizzazione BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni)

Le elezioni parlamentari in Israele sono una vittoria per l’estrema destra, per i coloni, per il razzismo e l'apartheid.I grandi perdenti sono i partiti di destra che indossano maschere di sinistra, come il Labour e il partito di Tzipi Livni. Pur rifiutando il diritto fondamentale alla parità per i Palestinesi, sono riusciti a mantenere una falsa facciata di “moderatezza” e persino tendenze “sinistra”. La maschera è caduta. Vi è un consenso sionista, senza eccezioni, contro l’uguaglianza per i Palestinesi in Israele, contro il diritto dei profughi di ritornare alle loro terre e alle case da cui sono stati scacciati per via della pulizia etnica, e un’adesione piena al completamento del sistema unico di occupazione, colonizzazione e apartheid.

Le Nazioni Unite e i governi del mondo devono assumersi una parte di colpa nell’esito di queste elezioni: perché non hanno ritenuto Israele responsabile nei confronti del diritto internazionale e non gli hanno imposto sanzioni com’è stato fatto invece contro l’apartheid in Sud Africa. Hanno rifiutato di appoggiare la pressione dell’opinione pubblica mondiale per fermare l’ultima strage di Israele nella Striscia di Gaza assediata, nell’estate del 2014, e la continua e selvaggia colonizzazione della Cisgiordania, a Gerusalemme est e nella Valle del Giordano. Sono rimasti indifferenti quando Israele ha adottato leggi ancora più razziste che hanno istituzionalizzato quello che l’Onu definisce un regime di apartheid: 50 leggi discriminatorie di Israele che sono alla base del suo regime di apartheid e che sono state criticate anche dal Dipartimento di Stato americano, che ha accusato Israele di “discriminazione istituzionale, legale e sociale” contro i suoi cittadini arabi-palestinesi.

Boicottaggio culturale e Brand Israeliano. Dopo l’assalto israeliano alla Striscia di Gaza assediata, nel 2009, l’immagine di Israele è andata nuovamente a picco. Questo ha spinto il governo a buttare ancora più soldi nella campagna Brand Israel. Il contratto, pubblicato nel quotidiano israeliano Haaretz, che gli artisti israeliani, scrittori e studiosi, devono sottoscrivere per ricevere finanziamenti dal governo per i loro impegni internazionali (visite, conferenze, proiezioni di film, ecc ) comporta obblighi di propaganda espliciti che il destinatario del Fondo dovrebbe svolgere: “Il fornitore di servizi si impegna ad agire con fedeltà, in modo responsabile e senza sosta per fornire al Ministero le più alte prestazioni professionali. Il fornitore di servizi è consapevole del fatto che la finalità di ordinare servizi da lui è quello di promuovere gli interessi politici dello Stato di Israele attraverso la cultura e l’arte, e di contribuire a creare un’immagine positiva di Israele”.

Altri commenti:

Gideon Levy il 15/3: “Isaac Herzog, e Tzipi Livni con la sua ossessione per lo Stato Ebraico sono altrettanto nazionalisti ed equivoci. Anche il mio caro Amos Oz su Haaretz (il 13 marzo) ha fatto un appello ad un divorzio giusto con i Palestinesi. Questo suona come un rifiuto. Cosa possono sentire i Palestinesi quando uno dei più importanti intellettuali dell'area pacifista in Israele dice che vuole il divorzio? Dovranno restare con noi come dei lebbrosi?”

Sul sito Electronic intifada, Abunimah titola: “Perchè sono contento dell vittoria di Netanyau”. Spiega che “Herzog e Livni avrebbero portato di nuovo i Palestinesi a dei negoziati sterili ed avrebbero proseguito la colonizzazione.”