NAZIONI UNITE - La Francia ha annunciato venerdì scorso che intende organizzare una conferenza internazionale volta a risolvere il conflitto israelo-palestinese, e che riconoscerà la Palestina come stato indipendente se questo sforzo dovesse fallire.
L'annuncio, fatto dal ministro degli Esteri Laurent Fabius a Parigi (nella foto), è stato accolto con favore dai leader palestinesi, che si dicono preoccupati che le loro rimostranze e rivendicazioni di uno stato pienamente indipendente siano state emarginate dalla guerra in Siria, la crisi dei migranti europea e le altre questioni connesse.
L'annuncio è stato invece criticato da funzionari israeliani, citati da organi di informazione del loro paese, i quali sostengono che Fabius ha essenzialmente formulato una minaccia con l'effetto di incoraggiare i palestinesi a non negoziare seriamente.
"La Francia si impegnerà nelle prossime settimane nella preparazione di una conferenza internazionale che riunisca le parti e i loro principali partner - americani, europei, arabi - mirata in particolare a salvaguardare e realizzare la soluzione a due Stati", ha dichiarato Fabius. Nel caso di fallimento dello sforzo diplomatico, "Dobbiamo affrontare le nostre responsabilità, riconoscendo lo stato palestinese".
Israele è sempre più preoccupata dei passi intrapresi in Europa e altrove verso il riconoscimento di uno Stato palestinese senza un accordo di pace. Il riconoscimento ufficiale da parte del governo francese sarebbe il più significativo di quelli avvenuti finora.
Nel dicembre 2014 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che riconosce uno stato palestinese in linea di principio. Nell'ottobre 2014, la Svezia è stato il primo membro dell'Unione Europea a riconoscere ufficialmente la Palestina come stato indipendente. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha incluso la Palestina come stato osservatore non membro nel 2012, dando la possibilità ai palestinesi di aderire ad organizzazioni internazionali quali la Corte penale internazionale.
Riyad H. Mansour, l'ambasciatore palestinese alle Nazioni Unite, ha detto venerdì che una conferenza internazionale è una delle diverse strategie in esame. "Non vogliamo che questo sia un anno in cui la gente nella nostra zona diventi ancora più depressa e più frustrata", ha dichiarato.
La proposta francese è stato annunciata proprio mentre stanno emergendo altri attriti tra Israele e i suoi più importanti alleati occidentali, aumentando l'isolamento di Israele sia riguardo la questione palestinese che riguardo l'avversione all'accordo nucleare recentemente concluso con l'Iran.
Negli Stati Uniti, alcuni gruppi pro-Israele hanno criticato la riemissione delle linee guida doganali secondo cui i prodotti realizzati nei territori palestinesi occupati da Israele non devono essere etichettati "made in Israel".
Queste linee guida erano state originariamente promulgate nel 1995 per rafforzare le esportazioni palestinesi. I funzionari americani affermano di averle ripubblicate questo mese in risposta ad alcune denunce di etichettatura non appropriata, e l'atto non aveva in alcun modo lo scopo di scoraggiare l'acquisto di prodotti israeliani.
Ma per i sostenitori di Israele la scelta di tempo non è parsa casuale, dato il recente progresso del movimento di boicottaggio internazionale che si propone di mettere pressione a Israele per porre fine all'occupazione. Nel mese di novembre, l'Unione europea ha implementato un regolamento secondo il quale le etichette devono specificare se i prodotti provenienti dalla Cisgiordania sono realizzati in insediamenti israeliani.
Omri Ceren, responsabile per la stampa e la strategia del "Progetto Israele" a Washington, un gruppo di pressione, ha dichiarato che la riemissione della normativa doganale nel clima attuale "sembra purtroppo qualcosa di molto simile a un bordata anti-israeliana."
Un altro motivo di frizione è venuto alla luce questo venerdì: alcuni documenti trapelati, attribuiti a Edward J. Snowden, l'ex consulente dell'intelligence americana, dimostrano che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno monitorato voli di droni segreti e comunicazioni dell'aviazione israeliana in un'operazione di hacking risalente al 1998.
Israele ha espresso il suo disappunto per le rivelazioni, pubblicate da The Intercept, una pubblicazione online associata a Glenn Greenwald - collaboratore di Snowden - e dalla rivista tedesca Der Spiegel.
Yuval Steinitz, ministro israeliano delle infrastrutture e dell'energia nonché membro del gabinetto di sicurezza del primo ministro Benjamin Netanyahu, ha minimizzato l'episodio, dicendo comunque che ne saranno tratte lezioni.
"Non credo che questo sia il regno dei segreti più profondi, ma è certamente qualcosa che non dovrebbe accadere, ed è sgradevole,", ha detto alla radio dell'esercito di Israele. "Ora dobbiamo esaminare il problema e cambiare la crittografia, senza dubbio."
Steinitz ha detto che Israele non è sorpreso dalla pirateria informatica. "Sappiamo che gli americani spiano tutto il mondo, e anche noi, anche i loro amici", ha affermato.
"Tuttavia rimane una cosa spiacevole, anche perché, tra l'altro, noi da decenni non spiamo né raccogliamo informazioni di intelligence né piratiamo dati crittografati negli Stati Uniti".
Il quotidiano israeliano Yediot Ahronot afferma che la National Security Agency degli Stati Uniti e il suo omologo britannico, Government Communications Headquarters, che controllano le comunicazioni elettroniche e non solo, hanno decifrato comunicazioni israeliane durante missioni delle forze aeree su Gaza, Iran e Siria.
L'operazione di spionaggio, con il nome in codice "Anarchico", è stata eseguita da una base a Cipro ed era mirata anche ad altri paesi della regione, tra cui l'Egitto, l'Iran, la Siria e la Turchia, secondo The Intercept.
Rick Gladstone riferisce dalle Nazioni Unite, e Steven Erlanger da Gerusalemme.
Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze