Delle (im) possibilità di essere palestinese: Festival a Berlino
di Sophia Deeg
Jungewelt, 08.09.2016
http://www.jungewelt.de/2016/09-08/044.php
E’ stato appena aperto al Ballhaus nel quartiere Kreuzberg di Berlin un festival
unico in Germania. Con il titolo "After the last sky- Dopo l'ultimo cielo"
artisti con radici palestinesi i presentano per quattro settimane nei campi di
teatro, danza, cinema, arti visive, musica, spettacolo,letteratura e spoken
word-parola parlata, nonché accademici e attivisti che discutono argomenti che
sono entrambi universali e di grande attualità ,
Il titolo del Festival cita Mahmoud Darwish: "Dove andremmo dopo l'ultima
frontiera, dove voleranno gli uccelli dopo l'ultimo cielo ..." (2003). Darwish è
considerato "il poeta della nazione palestinese", mentre ogni riga della sua
lirica è segnata di universalità. Come la sua poesia il programma del festival
si riferisce all'esperienza di sradicamento, identità messa in dubbio o non
autodeterminata, all’ autoaffermazione dell'individuo e alla resistenza
collettiva di fronte ad un sistema apparentemente schiacciante di controllo e di
restrizione.
La mostra collettiva "Questioning the Chroma Key Principle- Affrontare il
principio chiave Chroma" si aprirà con o spettacolo della cantante Sanaa Moussa
e el pianista Aeham Ahmad. Moussa, un giovane cantante di Haifa, interpreta
canti tradizionali in chiave odierna. Non si tratta di riduzione al
folcloristico, ma lei intende preservare la cultura trasmessa oralmente dei
villaggi palestinesi. Ahmad a sua volta ha suonato il suo piano nelle rovine del
campo profughi palestinese di Yarmouk a Damasco assediato, bombardato e affamato
fino a quando dovette fuggire di nuovo.
Ai fenomeni della scomparsa e dissolvenza al festival vengono opposti strategie
artistiche di “Visualizing”. Kamal Al-Jafari ha usato per il suo film
"Recollection -Ricordo" scene di noti film israeliani che si svolgono a Jaffa.
Egli fa sparire gli attori israeliani per evidenziare le comparse palestinesi in
primo piano.

La mostra collettiva menzionata parte dal processo di bluescreen ( "chroma
keying"), isolando e scambiando immagini e sfondi. Così i protagonisti possono
essere trasferiti in qualsiasi luogo. Da qui, la mostra richiama l'attenzione
sul costrutto paradossale "presenza assenza". L'idea sionista della Palestina
come una "terra senza popolo", terra di nessuno o terra nullius ha negato
l'esistenza della popolazione locale. Un prerequisito per la ridefinizione dei
siti, anche tramite leggi e decreti. La formula dei "presenti assenti " si trova
nella "Legge sulla proprietà di assenti" del 1950. Con essa l'esproprio è stato
legalizzato di coloro che erano stati espulsi dall'interno dei confini dello
Stato di nuova costituzione di Israele; uno di loro era Mahmoud Darwish.
Con la tecnica selettiva "copia e incolla" la mostra crea una consapevolezza
critica dei meccanismi di esclusione e cancellazione. Viene sottolineata la
costruzione di verità e della storia. L'enfasi è su “archivi e ricerche
archeologiche, che spesso stanno riscrivendo il passato”, "dice a curatrice
Nadia J. Kabalan, “ma che danno anche le possibilità di appropriazione artistica
sovversiva". Con riferimento al processo di Bluescreen “si aprono spazi al di
fuori del modo di vedere e pensare". I contributi della mostra analizzano
modelli di percezione e interpretazione, rimettono in scena immagini d'archivio
ritrovate, esplorando modalità ed effetto di miti.
Alle curatrici Kabalan (storico dell'arte), Pary El-Qalquili (regista) ed Anna
Esther Younes (antropologa e politologa), tre berlinesi con radici
palestinesi,sta a cuore il conflitto "con la (im) possibilità di essere
palestinese". Artisti arriveranno dalla Cisgiordania occupata, ma non da Gaza -
non perché lì non c’è vita artistica, ma per mancanza di visto.
Non solo permettere alla cultura palestinese di esprimersi , ma di
festeggiarla, può essere un atto coraggioso di trasgressione in un clima pieno
di pregiudizi. "Dopo l'ultimo cielo" può incoraggiare la comunità palestinese
che conta soltanto a Berlino circa 40.000 "assenti presenti" e avvicinare i
Berlinesi con o senza esperienza di fuga ad un arte che viene normalmente e
consapevolmente taciuta e ignorata.
Traduzione di Leonhard Schaefer per Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, Firenze