Aziende negli insediamenti coloniali israeliani, Onu rinvia documento

Le Nazioni Unite hanno rinviato la pubblicazione, prevista il 27 febbraio, di una banca dati che rivelerebbe i nomi delle aziende che hanno rapporti commerciali con le colonie israeliane in Cisgiordania

di Rosa Schiano

Roma, 15 febbraio 2017, Nena News – Si dovrà attendere probabilmente la fine dell’anno per leggere il rapporto del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, una vera e propria banca dati, che rivelerebbe i nomi delle aziende che hanno interessi commerciali all’interno degli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata, attesa per il prossimo 27 febbraio.

Una questione delicata

Motivo del rinvio sarebbe stato il timore che le ditte incluse nella lista possano essere colpite da campagne di boicottaggio o disinvestimento che hanno l’obiettivo di esercitare pressione su Israele rispetto agli insediamenti coloniali. Eppure, si mormora che ad averne causato il rimando sia stato un tentativo di insabbiamento del testo e la pressione di stati che si oppongono alla creazione della banca dati.

Il documento non sarebbe pronto, ha dichiarato Zeid Ra’ad al-Hussein, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, mentre il presidente del Consiglio, l’ambasciatore salvadoregno Joaquin Alexander Maza Martelli, ha riferito che Zeid gli avrebbe suggerito di rimandarne la pubblicazione entro e non oltre la fine di dicembre.

La presenza di aziende che hanno permesso la crescita degli insediamenti e ne hanno tratto profitto – attraverso investimenti, finanziamenti, fornitura di servizi e sfruttamento delle risorse naturali – era stata denunciata lo scorso anno dal Consiglio delle Nazioni Unite.

Lo scorso marzo Israele attaccò il Consiglio per aver lanciato l’iniziativa, definendo la banca dati una “blacklist” (lista nera) e accusando i 47 stati membri di mantenere contro Israele un comportamento “ossessivo”. La proposta della creazione della banca dati, avanzata dal Pakistan, aveva ricevuto il voto favorevole di 32 stati con l’astensione di 15 paesi tra cui Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti, principali alleati di Tel Aviv che però sollevarono forti obiezioni.

L’ambasciatore per i diritti umani USA Keith Harper disse allora che la risoluzione era “ben lontana” dal mandato del Consiglio e ne evidenziava la sua “natura unilaterale”.

Il presidente USA Donald Trump pare aver assunto una posizione lievemente più critica sulle colonie israeliane nei territori palestinesi rispetto a quella espressa nella sua campagna elettorale, dichiarando, a sorpresa, in una intervista pubblicata venerdì sul quotidiano israeliano Israel Hayom di non credere che “l’avanzamento delle colonie sia un bene per la pace” e invitando il governo ad “agire in maniera ragionevole”.

In realtà, il presidente USA non ha condannato le colonie in sé. Mentre l’amministrazione Obama ribadiva che gli insediamenti coloniali fossero il maggior ostacolo alla pace – tra i suoi ultimi atti l’astensione storica degli USA alla votazione della risoluzione Onu di condanna degli insediamenti nel mese di dicembre – Trump si è limitato a criticarne l’estensione. Alcuni ritengono che il presidente Usa si sia riferito agli insediamenti e avamposti che penetrano il territorio della Cisgiordania e non ai “blocchi coloniali”, cioè i grossi insediamenti vicini ai confini del 1967 che si ritiene potrebbero essere inglobati da Israele in una futura soluzione dei due Stati.

Anche di questo si discuterà probabilmente fra qualche ora nell’atteso incontro alla Casa Bianca tra il presidente USA e il leader israeliano.

La proposta di creazione di una banca dati non è stata presa bene da Aviva Raz Shechter, ambasciatrice israeliana alle Nazioni Unite, secondo cui la “risoluzione non avrebbe dovuto essere accettata dal primo momento”. Sul rimando non si sono ancora espressi invece i palestinesi; il presidente Mahmoud Abbas dovrebbe intervenire al forum di Ginevra il 27 febbraio.

La nuova legge che legalizza l’espropriazione

Nel frattempo, il parlamento israeliano, dimostrando ancora una volta di non tenere in alcun conto il diritto internazionale e la Quarta Convenzione di Ginevra che proibisce il trasferimento di civili all’interno di territori militarmente occupati, ha approvato lunedì scorso una legge che legalizza circa 4.000 unità abitative per coloni su terreni di proprietà privata palestinese in Cisgiordania.

Gruppi per diritti umani hanno fatto appello alla corte suprema israeliana perché annulli la nuova legge che avrebbe l’obiettivo di annettere la maggior parte di terra in Cisgiordania. Secondo l’organizzazione Peace Now, essa consentirà la legalizzazione retroattiva di oltre 50 avamposti e insediamenti. Nena News

http://nena-news.it/aziende-negli-insediamenti-coloniali-israeliani-onu-rinvia-documento/