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LA GEOPOLITICA DEI SIONISTI CRISTIANI ALLA VIGILIA DELL'APOCALISSE
di Paolo NASO, LIMES 6/2018 pp. 187 seg.
Lo spostamento dell'ambasciata americana da Tel Aviv
a Gerusalemme è il segno più visibile dell’influenza dei
fondamentalisti evangelical alla Casa Bianca e al Congresso
(L'annuncio del neo presidente brasiliano Bolsonaro (pentecostale) di voler spostare l'ambasciato a Gerusalemme non é soltanto espressione di una condivisione politica di destra tra Bolsonaro, Netanyahu e Trump, ma espressione del potere della rete mondiale dei fondamentalisti evagelical. quasi una "congiura", ndr)
LA DECISIONE DELL'AMMINISTRAZIONE TRUMP
di dare esecuzione al voto congressuale del 1995 che prevedeva lo sposta
mento dell'ambasciata degli Stati Uniti d'America da Tel Aviv a Gerusalemme segna
la più grande vittoria di una rete di associazioni della destra religiosa statunitense
riconducibile al sionismo cristiano. Ovvero di un movimento sorto nell'ambito de
fondamentalismo di matrice evangelical, secondo cui il moderno Stato di Israele
rappresenta il compimento delle profezie bibliche, così meritando sostegno poli-
tico, finanziario e religioso»
Il primo Stato - non proprio una superpotenza - che si è allineato alla decisi
ne della Casa Bianca, è stato il Guatemala presieduto da Jimmy Morales, ex comico
folgorato sulla via di Damasco e divenuto fervente new born Christian - rinato in
Cristo - ispirato dal fondamentalismo biblico.
Negli Usa, proprio la galassia evangelical è stata la lobby che con più convin-
zione ha plaudito alla decisione presidenziale: tra i più entusiasti, gli attivisti del
International Christian Embassy (Ice), un'organizzazione politico-religiosa la cui
origine e il cui nome sono da ricollegarsi proprio all'obiettivo di portare tutte le
ambasciate nella città santa. La questione sorse a seguito del voto del 1980 con cui
la Knesset dichiarò solennemente Gerusalemme «capitale eterna e indivisibile dello
Stato d'Israele.. Reagendo alla decisione di Stati e istituzioni internazionali che ri-
fiutando tale postulato avevano insediato le loro sedi di rappresentanza a Tel Aviv,
la ICE si costituì quale network cristiano che riconosceva Gerusalemme come capi-
tale dello Stato di Israele e, provocatoriamente, si attribuiva il titolo - evidentemen-
te privo di valore istituzionale - di <ambasciata). Stabilita la sua sede in un edificio
di Gerusalemme che aveva ospitato la sede diplomatica del Cile, in quasi qua-
rant'anni di attività di lobby a favore di Israele, la Ice si è ripetutamente schienata
contro il principio di pace in cambio di territori: “Dio ci ha ripetutamente messo ion
guardia da questa malvagità contro di voi e la nazione”, ha tuonato Jan Willem van der
der Hoeven, il teologo olandese fondatore della Embassy, “e contro chi intende
incamminarsi su questo sentiero. Se gli israeliani accettassero di dividere la terra
vedrebbero quale può essere la risposta di Dio»
Trasferendo la sede diplomatica da Tel Aviv a Gerusalemme, Trump ha lancia-
to un preciso segnale alla leadership palestinese e alle altre maggiori potenze,per
le quali il mantenimento delle sedi diplomatiche in una sede diversa dalla Città
santa ha sempre costituito un punto di forza nelle difficili trattative con Israele. Il
presidente ha così corso il rischio di un azzardo, evidentemente convinto che i
benefici che ne avrebbe ricavato sarebbero stati superiori alle critiche e alle reazio-
ni contrarie. Trump sa bene che gli evangelicals americani lo hanno votato massic-
ciamente e che, tra i più convinti sostenitori di Israele, ogni anno finanziano il
ritorno» di migliaia di persone nello Stato ebraico 6. Tra gli ispiratori di questa
mossa politica vi è il vicepresidente Mike Pence che benché di estrazione cattolica
oggi è un evangelical praticante e, soprattutto, si riconosce nella teologia del sio-
nismo cristiano. Lo ha dichiarato egli stesso partecipando, in chiave istituzionale e
quindi con il crisma della Casa Bianca, al summit di una delle organizzazioni che
aderiscono a questa visione profetica secondo cui Gerusalemme è il perno di even-
ti politici che hanno una dimensione e un fine di natura apocalittica.
L’happening
ha avuto luogo il 17 luglio del 2017 e, sin dalle sue prime parole, il vicepresidente
ha chiarito di parlare a nome “di un leader, di un credente, di un instancabile amico
dello Stato ebraico di Israele: il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti
d'America”. Incipit netto e deciso che con l'attributo ebraico» sembrava risolvere
un'antica e intricata querelle sulla natura dello Stato di Israele. L'aggetivazione,
infatti, attribuisce una natura confessionale, alla struttura politica di Israele che
però, sin dalla formulazione nella Dichiarazione d'Indipendenza del 1948,è sem-
pre stata controversa: il pensiero e la politica degli ebrei si sono divisi e restano
divisi sull’interpretazione di quell'aggettivo che se per qualcuno significa “ispirato
alla Torà, per altri intende per gli ebrei e per altri ancora per gli israeliani”.
“Il mio rapporto con Israele è basato sul fatto che il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe
mantiene le sue promesse,, ha dichiarato Pence ai suoi interlocutori del sioni-
smo cristiano, se per questo noi siamo dalla parte di Israele. Lo siamo oggi e lo
saremo per sempre.
Richiamandosi allo specifico teologico del sionismo cristiano,
il vicepresidente ha spiegato che la natura dell'alleanza strategica tra gli Usa e Isra-
ele non è solo politica, ma anche e soprattutto teologica perché è nelle Scritture
che si consacra la speciale relazione tra la fede cristiana e quella ebraica. In questo
senso la natura specifica del sionismo cristiano non consiste semplicemente - co-
me il termine potrebbe lasciare intendere nel sostegno di alcuni cristiani alla
causa politica e nazionale dello Stato d'Israele, ma nel postulato di un «piano di
Dio, la cui realizzazione passa necessariamente per un processo geopolitico e teo-
logico insieme al cui centro c'e il moderno Israele, Gerusalemme e, nelle versioni
più estremiste, la Spianata del Tempio…