https://www.invictapalestina.org/archives/40796
In questi giorni, a reti unificate, si sta santificando la vittoria dei democratici Biden e Kamala Harris : non hanno ancora fatto nulla, ma già hanno tutti i meriti. Preoccupante l’amicizia della Harris (ma anche di Biden) con Israele.
Lorenzo Poli – Invictapalestina.org – 10 novembre 2020

Il mainstream non parla di quello che Kamala Harris o Joe Biden hanno fatto o supportato, ma imbastiscono discorsi basati sulla sola mozione emotiva: Harris come prima donna americana di origini indio-giamaicane vicepresidente degli USA; Harris che chiama affettuosamente Joe per dargli la notizia della vittoria; Harris che balla dalla felicità per aver sconfitto un razzista come Trump…Non solo, la retorica sulla santificazione dei nuovi eletti si basa su una sottile strumentalizzazione dei temi legati ai diritti civili e su una tendenza molto glamour dei diritti Lgbt…
In molti hanno gioito sui social per la vicepresidente USA donna e di colore, ma l’identità da sola non basta a sconfiggere le discriminazioni e le disuguaglianze sociali, soprattutto se rimane al servizio del sistema razzista e capitalista. Credo che nessun attivista anticapitalista per i diritti umani e nessuno che si dichiari “comunista” o “socialista” possa ritenere Kamala Harris una compagna con cui condividere il proprio percorso politico e non sarà sicuramente il fatto di essere la prima donna di colore vicepresidente a darci il contentino.
(aggiunta dalla redazione:
La Harris si presenta come “progressista o liberal”. Ma non va dimenticato il suo ruolo da superpoliziotto:
Come procuratrice generale della California, tra il 2011 e il 2017, Harris si oppose alla scarcerazione anticipata dei detenuti condannati per crimini non violenti, sostenendo che gli istituti carcerari rischiavano di perdere “un’importante fonte di manodopera”. Dopo che Michael Brown fu ucciso a Ferguson, in Missouri, nel 2015, Harris non ascoltò gli inviti degli attivisti che chiedevano di indagare sulle violenze commesse dalla polizia a San Francisco -anni dopo ha cambiato idea e ha condannato gli abusi delle forze dell’ordine).
In questo scenario, la vicepresidenza di Kamala Harris è forse ancora più grave, perché é un contentino che la nuova amministrazione vuole dare a Black Lives Matter, di entità politica completamente diversa. Una lotta, quella antirazzista, che se non declinata in una prospettiva di classe, piace solo agli alti salotti dei socialite nei quali vanno molto in voga slogan ipocriti come “siamo tutti uguali, abbasso al razzismo”.
Non a caso Harris, fin dal suo insediamento come senatrice nel 2017, è nota per le sue chiare posizioni filo-israeliane e per il suo appoggio all’apartheid contro i palestinesi. Il sionismo è espressione di una visione del mondo e purtroppo, come ha scritto Roberto Prinzi i questi giorni, anche a sinistra viene visto con troppa leggerezza, come se fosse un’opinione tra le altre e mai per quello che è veramente.
Essere pro-Israele, soprattutto negli Usa, significa essere legati ad influenti gruppi di potere. Conta poco che poi si gridi che il “razzismo è una brutta storia” o che si parli di diritti civili. Kamala Harris è dichiaratamente contraria a qualsiasi limitazione agli aiuti militari e finanziari USA a favore di Israele e ha rassicurato diverse volte Netanyahu e il suo alleato centrista, il ministro della difesa, Benny Gantz.
Harris ha partecipato per due volte alla conferenza annuale dell’AIPAC, la principale lobby filoisraeliana in USA (esattamente come il suo presidente Joe Biden), circostanze in cui ha dichiarato che avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per la sicurezza di Israele e il diritto di Israele all’autodifese e definendo l’AIPAC “casa della democrazia e della giustizia”. La stessa ha preso posizione contro il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni e ha dichiarato di aver partecipato, in giovane età, alle raccolte fondi del Keren Kayemeth, una antica organizzazione ecologica ebraica fondata nel 1901, oltre ad aver sostenuto e incentivato la piantumazione di alberi negli insediamenti illegali nei TPO.
Sposata con un potente ebreo sionista di Brooklyn, ha apertamente appoggiato la mozione contro la risoluzione 2334 dell’ONU in cui si condannava Israele per la costruzione illegale di insediamenti in Cisgiordania. Mozione che sostenne in quanto “necessaria per combattere i pregiudizi anti-israeliani”.
Il 19 giugno 2019, durante una sua intervista al New York Times, alla domanda : “Crede che Israele soddisfi gli standard internazionali in materia di diritti umani? Kamala rispose : “Penso che Israele si dedichi ad essere una democrazia ed è uno dei nostri più stretti amici in quella regione (…) Nel complesso, sì”.
Come sempre, negli USA si è insediato un governo filoisraeliano che nega apertamente la violazione sistematica del diritto internazionale e dei diritti umani del popolo palestinese, rinsaldando ulteriormente l’alleanza che ha permesso la violenta colonizzazione della Palestina e la perpetrazione di crimini contro l’umanità.
Un fattore che preoccupa è che queste figure liberal proiettano sull’immaginario collettivo un cambiamento che non potrà mai realizzarsi, alimentando al contempo confusione politica.
Ma fino a che punto possono alimentare l’illusione?
aggiunta della redazione:
la Harris- in un meeting della lobby ebraica più potente negli USA,AIPAC, ha dichiarato che “l’appoggio Us-americano a Israele deve essere solido come una roccia” e ha ripetuto cinque volte: dobbiamo sostenere Israele. vedasi assieme Kamala e Joe Biden
https://www.facebook.com/137073076339915/posts/3476424485738074/
Biden martedì scorso al telefono con Netanyahu ha promesso al Primo Ministro il suo "sostegno alla sicurezza di Israele e al futuro del paese come stato ebraico e democratico", come ha dichiarato la squadra di transizione del Democratico statunitense. Vuole lavorare "a stretto contatto" con Netanyahu e "rafforzare" le relazioni tra i due paesi.
https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/personaggi-e-storie-attualita-e-news/ebraismo-biden
I giornali americani hanno scoperto che una parte della famiglia del 46esimo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, è di origine ebraica. Secondo Israel National News, i figli di Biden hanno sposato degli ebrei. Hunter Biden, figlio del candidato democratico, nel maggio del 2019 si è unito in matrimonio con Melissa Cohen, ebrea di origine sudafricana. L’altra figlia di Biden, Ashley, ha sposato un medico ebreo che si chiama Howard Kerin.
Probabilmente non dobbiamo aspettarci troppo dalla coppia Biden-Harris per i diritti dei Palestinesi.