Gli attacchi di AIPAC a JStreet mostrano quanto sia lontana dal senso comune

Israele sta affrontando minacce esistenziali alla sua democrazia. Quelle minacce non vengono da noi di JStreet

Di Jeremy Ben-Ami e Alan Solomont(1), 11 agosto 2023 https://forward.com/opinion/557325/aipac-attacks-jstreet-on-israel/

AIPAC(American-Israel Public Affair Committee) il gruppo schierato sempre e comunque con Israele, ha diffuso una lunga lettera a sostegno di una campagna di raccolta fondi per quella che hanno definito una delle "più gravi minacce" al sostegno americano a Israele.

A preoccupare AIPAC non è stata la "revisione giudiziaria" antidemocratica di Benjamin Netanyahu. Non è stata la crescente minaccia di conflitti e attacchi terroristici in Israele e in Cisgiordania, o i ministri estremisti del governo israeliano che stanno accanendosi sulla demolizioni di case e la crescita degli insediamenti. Non è stato nemmeno il crescente pericolo del programma nucleare iraniano, che è andato avanti da quando l'ex presidente Trump ha disastrosamente abbandonato l'accordo nucleare iraniano di Obama.

Invece no: l'oggetto della lettera di quattro pagine era J Street, un movimento di americani pro-Israele, pro-pace e pro-democrazia che nella lettera viene descritto come parte della "frangia anti-israeliana".  La lettera consisteva in argomentazioni stantie e fuorvianti. Ma concentrarsi su quelle argomentazioni oltraggiose mancherebbe di cogliere il punto: le relazioni USA-Israele e il futuro democratico di Israele sono minacciati in modo grave. E le minacce provengono proprio dagli aspetti più oscuri che l'attuale strategia dell'AIPAC potenzia.

Cosa significa essere filo-israeliani   La lettera di AIPAC costituisce solo una parte di una più ampia campagna di attacchi contro J Street che comprende pubblicità online, costruzione di blog e altro ancora.   In qualità di presidente del consiglio di amministrazione di J Street considero sconcertante che in questo momento di profonda ansia e preoccupazione per il futuro di Israele, l'AIPAC abbia fatto dell'attacco a J Street un punto centrale del proprio impegno.

Come siamo arrivati a questo punto?   Come molti di J Street, ci dedichiamo a questo lavoro perché vogliamo vedere un Israele prospero ebraico e democratico, vivere in pace con i suoi vicini palestinesi e incarnare i valori fondanti sanciti nella sua Dichiarazione di Indipendenza. L'AIPAC ha chiarito che pensa che sia "oltraggioso" e "falso" il fatto di criticare gli atti di governo di Israele ma considerarsi tuttavia sostenitori dello stato. Come sa chiunque sia stato in Israele, questa posizione non è in relazione con il modo in cui operano gli israeliani. E non è nemmeno in relazione con le profonde preoccupazioni che tanti americani filo-israeliani hanno sulla direzione in cui si sta dirigendo Israele. Un sorprendente movimento di israeliani ci avverte, settimana dopo settimana, che la loro democrazia sta sfuggendo loro di mano. Chiedono disperatamente sostegno agli amici di Israele negli Stati Uniti. 

Invece di aprire bocca su questo, AIPAC si mette invece ad attaccare coloro che questo aiuto cercano di darlo. Si tratta di una linea politica mutuata dalla destra politica, Fox News e Trump World (basta vedere l'ex direttore dell'RNC di Trump, che ora è stato assunto da AIPAC).

Non sorprende che un'organizzazione che sostiene Ted Cruz, Jim Jordan e oltre 100 altri membri del Congresso che hanno votato per ribaltare le elezioni presidenziali del 2020, adotti anche le loro tattiche politiche.

I nostri atti mostrano chiaramente che J Street sostiene l'assistenza alla sicurezza di Israele, sostiene Iron Dome, si oppone al movimento per boicottare Israele e accoglie con favore la crescente accettazione di Israele da parte dei suoi vicini.

Mentre l'AIPAC ci etichetta come "frangia", ciò che andrebbe invece detto è "allineato con un ampio spettro di democratici". Appoggiamo quasi i due terzi dei senatori democratici, oltre la metà dei democratici alla Camera e il presidente degli Stati Uniti.  Sebbene vi sia stata talvolta una certa coincidenza di candidati sostenuti sia da AIPAC che da J Street, è importante tener presente che nessuno dei candidati che noi abbiamo sostenuto ha mai tentato di ribaltare i risultati di un'elezione.

Per oltre 15 anni, J Street si è dichiarata disponibile ad un confronto pubblico e sereno con AIPAC sui nostri diversi approcci alla difesa di Israele. E per oltre 15 anni si sono rifiutati di confrontarsi con noi.  Forse ora che siamo al centro delle loro missive, post sui social media ed e-mail, potrebbero essere pronti a impegnarsi direttamente con noi, in un dibattito pubblico civile.

L'AIPAC ha chiuso la sua lettera di raccolta fondi dicendo: "J Street e AIPAC rappresentano visioni diametralmente opposte per l'amicizia USA-Israele".  Su questo, almeno, possiamo essere d'accordo.  Ci schieriamo senza tirarci indietro con i manifestanti pro-democrazia che sono nelle strade di Israele ormai da mesi, difendendo il tipo di democrazia liberale che vogliono che sia il loro paese.

Il fatto che l'AIPAC non abbia nulla da dire sulle reali preoccupazioni di così tanti israeliani ed ebrei americani, e che invece spenda milioni per attaccare J Street, dice molto di più su di loro che su di noi.

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(1) Jeremy Ben-Ami è il fondatore e presidente di J Street, gruppo di difesa di Israele, pace e democrazia; L'ambasciatore Alan Solomont (in pensione) è il presidente del consiglio di amministrazione di J Street.

L'AIPAC di nuovo dalla parte dei nemici della democrazia. Questa volta in Israele

Haaretz 13 agosto   Quando la scorsa settimana una delegazione di membri del Congresso democratico ha visitato Israele, organizzata dall'AIPAC, il movimento di protesta a favore della democrazia è stato escluso dal programma di incontri. Dopo aver appoggiato i negazionisti delle elezioni repubblicani USA, è ora che l'AIPAC si renda conto che non ci sono più acquirenti per la falsa immagine di Israele che sta cercando di vendere.

La settimana scorsa, una delegazione di membri del Congresso democratico, organizzata e guidata dall'AIPAC, ha visitato Israele. I membri della delegazione hanno incontrato il Primo Ministro Netanyahu, il leader dell'opposizione Lapid e altri leader in tutto il Paese. Dall'agenda accuratamente pianificata era palesemente assente un punto: un incontro con i leader del movimento di massa pro-democrazia, il più grande e imponente nella storia di Israele, fatto ampiamente considerato storico. Ai membri del Congresso non è stata inoltre offerta la possibilità di visitare né la principale manifestazione settimanale a Tel Aviv, all'incrocio Kaplan recentemente ribattezzato "Piazza della Democrazia", né una delle 150 località in tutto il Paese in cui i manifestanti si riuniscono per 30 settimane consecutive. (NdR: nenche a parlare poi di incontrarsi con rappresentanti palestinesi)

Traduzione a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo Palestinese