Le opinioni sulla politica estera di Catherine Connolly, la nuova presidente dell'Irlanda che si definisce socialista, sono improntate all'anticolonialismo e all'antimperialismo, con una netta presa di posizione a favore della Palestina. Si tratta di una vittoria per la sinistra che potrebbe avere enormi implicazioni per la politica estera irlandese.
di Robert Inlakesh
The Palestine Chronicle, 4 novembre 2025
L'Irlanda è una nazione rinomata per il suo appassionato sostegno al popolo palestinese. L'elezione della sua nuova presidente, Catherine Connolly, riflette questa posizione di solidarietà di lunga data e potrebbe aprire la strada a un governo di sinistra, che porterebbe a una posizione più anti-israeliana.
Nata il 12 luglio 1957 a Galway City, Catherine Connolly è cresciuta in una famiglia della classe operaia ed era la nona di 14 fratelli. È cresciuta in uno dei primi complessi di edilizia popolare della sua città, studiando per diventare psicologa clinica e, successivamente, ha conseguito una laurea in giurisprudenza, diventando avvocato nel 1991.
Nel 1997, Connolly ha deciso di aderire al Partito Laburista Irlandese e, solo due anni dopo, è stata eletta al Consiglio comunale di Galway. Nel 2004 è stata eletta sindaco di Galway, ma nel 2007 ha deciso di lasciare il Partito Laburista e di candidarsi come indipendente. Dopo una serie di tentativi falliti, nel 2016 è riuscita a farsi eleggere come indipendente al Parlamento irlandese (Dail Eireann), dove ha prestato servizio per quasi un decennio.
Sabato è stata proclamata la sua schiacciante vittoria alle elezioni presidenziali irlandesi, grazie al sostegno di una coalizione di partiti di sinistra. Ora coprirà un mandato di 7 anni come la presidente più di sinistra nella storia dell'Irlanda.
La capacità di Connolly di riunire Sinn Féin, Socialdemocratici, People Before Profit, 100 percent Redress, Partito dei Verdi, Partito Laburista e una serie di indipendenti di sinistra ha anche alimentato la speranza che la sinistra, spesso divisa, riesca a compiere passi da gigante alle prossime elezioni irlandesi.
Sebbene il ruolo del presidente in Irlanda sia per lo più solo formale, questa vittoria della sinistra ha inviato un messaggio forte sulla direzione che potrebbe prendere la politica irlandese. Connolly si definisce socialista, le sue opinioni in materia di politica estera sono anticolonialiste e antimperialiste, plasmate da una sensibilità radicata nella lotta irlandese contro l'oppressione britannica.
Connolly è una sostenitrice dei diritti dei palestinesi, critica ferocemente il genocidio di Israele nella Striscia di Gaza e critica duramente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, affermando che “il genocidio è stato reso possibile e finanziato dal denaro americano”.
È stata anche criticata per aver preso posizione contro l'interventismo su una serie di altre questioni di politica estera. Per quanto riguarda l'Ucraina, pur condannando la Russia per l'invasione, ha anche sottolineato il ruolo della NATO nel conflitto.
Nel 2018 ha anche visitato le città siriane di Damasco, Maaloula e Aleppo, insieme a Clare Daly, Mick Wallace e Maureen O'Sullivan, in un viaggio autofinanziato. Per questo motivo è stata criticata durante la campagna presidenziale, poiché la sua posizione anti-interventista e le sue richieste di revoca delle sanzioni sono state confuse con il sostegno all'ex leader siriano Bashar al-Assad, che lei stessa aveva criticato.
Le posizioni di Connolly sono coerenti con quelle anti-imperialiste e anti-interventiste della sinistra, poiché attacca “il complesso militare-industriale guerrafondaio” ed è stata particolarmente esplicita su come il commercio internazionale di armi abbia contribuito a promuovere l'assalto alla Striscia di Gaza.
Secondo le parole della nuova presidente irlandese, Israele è uno “Stato genocida” e dovrebbe essere punito per i crimini commessi contro il popolo palestinese. Queste opinioni sono in linea con quelle della maggioranza dell'opinione pubblica irlandese, con il 71% che, in un sondaggio del 2023, ritiene che i palestinesi vivono in condizioni di apartheid e il 60% che chiede che l'Irlanda assuma una posizione pubblica più forte sulla questione.
Dal 2023, i sentimenti filopalestinesi sono in aumento non solo in Irlanda, ma in tutto il mondo. Pertanto, l'elezione di una presidente che sostiene queste posizioni riflette il sostegno dell'opinione pubblica nei confronti dei candidati disposti a chiamare le cose con il loro nome.
Catherine Connolly è stata definita la Jeremy Corbyn irlandese, mentre altri hanno persino paragonato la sua ascesa ad altri politici socialisti fermamente filopalestinesi in tutto il mondo, tra cui Zohran Mamdani.
Che la vittoria di Connolly si traduca o meno in una vittoria della coalizione di sinistra nelle prossime elezioni parlamentari irlandesi, ha comunque alimentato la speranza di un cambiamento che avrebbe enormi implicazioni per la politica estera irlandese.
– Robert Inlakesh è giornalista, scrittore e documentarista. Si occupa principalmente del Medio Oriente, con particolare attenzione alla Palestina. Ha contribuito con questo articolo al The Palestine Chronicle.
Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze