IL RAPPORTO DI AMNESTY ACCUSA ANCHE HAMAS DI CRIMINI MA AI SIONISTI NON BASTA

Copertina del Rapporto di Amnesty pubblicato dicembre 2025 dal titolo:Israele/Territorio palestinese occupato: attacchi ai civili: omicidi, presa di ostaggi e altre violazioni da parte di gruppi armati palestinesi in Israele e Gaza

Il Rapporto di Amnesty di dicembre 2025 sul 7 ottobre  Da Haaretz, 11/12/2025:

Amnesty International nel suo primo rapporto, uscito a dicembre 2025, su Hamas e altre organizzazioni palestinesi il 7 ottobre 2023 e durante la guerra di Gaza, ha concluso che Hamas e altri gruppi armati palestinesi hanno commesso crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Il rapporto, in corso di elaborazione dal 2024, ha rilevato che "membri di gruppi armati palestinesi e, in misura minore, civili non organizzati" hanno condotto un "attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile", tra cui "omicidi, incarcerazioni, sparizioni forzate; torture; stupri, schiavitù sessuale" e altre violenze sessuali. Amnesty International rileva che non vi sono state indicazioni precise su autori responsabili per i crimini del 7 ottobre e contro gli ostaggi: Hamas e i gruppi palestinesi non hanno indagato sui crimini, né li hanno condannati. "Si sono persino vantati di alcuni atti che costituiscono crimini, come il lancio di razzi non guidati contro Israele", afferma il rapporto.

Critiche sioniste al Rapporto

Amnesty, il 7 ottobre e le ONG per i diritti umani che hanno perso la testa  In un nuovo rapporto su Hamas, Amnesty International ha smesso di fingere di impegnarsi favore dei veri valori dei diritti umani. Era ora.   Danielle Haas*, 11 dicembre 2025 https://blogs.timesofisrael.com/amnesty-october-7-and-human-rights-ngos-gone-wild/

Anche per i soliti standard metodologici delle ONG, quelli del lupo travestito da agnello, il rapporto di Amnesty International appena pubblicato sul 7 ottobre è spaventoso, e le sue "conclusioni" a questo punto della sua triste corsa al ribasso ideologico non valgono nulla. Dovrei saperlo: come ex caporedattore di Human Rights Watch, ho letto e revisionato centinaia di questi documenti. A più di due anni dagli attacchi, e un anno intero dopo aver "concluso" che Israele stava commettendo un genocidio a Gaza, Amnesty International ha per la prima volta stabilito che le azioni di "membri di gruppi armati palestinesi" durante e dopo l'attacco del 7 ottobre 2023 che ha scatenato la guerra a Gaza costituiscono crimini contro l'umanità. Non si tratta di un caso di cattiva redazione o scrittura; è l'ultimo esempio di ONG per i diritti umani che hanno perso la testa: organizzazioni sterilizzate dall'ideologia, che promuovono pericolosi diritti pseudo-umani, senza più alcuna autorevolezza. Un piccolo assaggio di ciò che non vi vale la pena di perdere tempo a leggere nel suo "rapporto":

  • Due anni di ritardo, nessuna spiegazione. Un rapporto sul più grande massacro di ebrei dall'Olocausto viene pubblicato più di due anni dopo i fatti, senza alcuna motivazione. Come già dimostrato dai resoconti, la pubblicazione è stata posticipata per evitare di suscitare simpatia per Israele.
  • Disumanizzazione per omissione. "Omicidio", "massacro", "ostaggi" e persino "israeliani" non compaiono prima che Amnesty passi al presunto "genocidio" di Israele al terzo paragrafo.
  • Nascondere il punto. Ah. Hamas ha commesso crimini contro l'umanità? Forse menzionarlo prima del quinto paragrafo?
  • Eufemismi anodini. "La successiva detenzione di individui" (ad esempio, presa di ostaggi e sequestro di persona); "sopravvissuti agli attacchi"; "combattenti palestinesi".
  • Classico "contesto" selettivo di Amnesty. Nel secondo paragrafo veniamo informati che: "Gli attacchi del 7 ottobre 2023 e la successiva detenzione di individui facevano parte di un conflitto armato non internazionale tra gruppi armati palestinesi e Israele. Si sono verificati sullo sfondo della prolungata occupazione israeliana dei Territori Palestinesi Occupati (TPO) e delle diffuse violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze israeliane contro i palestinesi, tra cui l'imposizione di un sistema di apartheid ai palestinesi e il blocco illegale di Gaza, in vigore da tempo dal 2007".
  • Amplificando l'assurdo. Amnesty International dà spazio all'affermazione di Hamas secondo cui le sue forze non sono state coinvolte nell'uccisione, nel rapimento o nel maltrattamento di civili. Questo prima ancora di sentire le testimonianze di una vittima. "Hamas ha affermato che le sue forze non sono state coinvolte nell'uccisione mirata, nel rapimento o nel maltrattamento di civili durante gli attacchi del 7 ottobre 2023". Una convalida istituzionale priva di significato. Dopo aver citato "ampi video, testimonianze e altre prove", Amnesty conclude che, mentre alcuni civili sono stati uccisi dalle forze israeliane, "la stragrande maggioranza" è stata uccisa da "combattenti palestinesi".

L'arroganza di Amnesty è sbalorditiva; il suo palese partigianismo è mozzafiato; la sua metodologia scadente è una vergogna. Ma c'è un lato positivo nel fatto che Amnesty abbia sfacciatamente abbandonato anche la pretesa di essere una ONG impegnata a ripristinare i valori autentici dei diritti umani: anche noi possiamo smettere di trattarla come tale, privarla del suo status di esenzione fiscale e chiedere conto ai suoi dirigenti.   *Danielle Haas è stata caporedattrice di Human Rights Watch dal 2009 al settembre 2023, rapporto terminato per dissensi politici

Giornale e Foglio:  Amnesty International ha pubblicato un rapporto che accusa Hamas e Jihad islamica di «crimini contro l’umanità» per il 7 ottobre. Giornale e Foglio sottolineano il «colpevole ritardo» dell’ong. «Due anni» per arrivare a riconoscere violenze che erano «filmate dagli stessi carnefici», ricorda il Foglio, mentre in meno di un anno Amnesty ha accusato di «genocidio» Israele. Altro paradosso, prosegue il quotidiano, è nella terminologia usata da Amnesty, che «non trova mai il coraggio di scrivere la parola “terrorismo”, se non attraverso le testimonianze israeliane»

Traduzione a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo Palestinese