Nena News.com
14.02.2011
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ANP: SALAM FAYYAD E L’ “INCREDIBILE” RIMPASTO
Una sempre più fragile Autorità palestinese tenta di riacquistare consenso popolare usando l'arma di un "nuovo"esecutivo.
Ramallah, 14 febbraio 2011, Nena News-Dimissioni in vista oggi per alcuni ministri palestinesi anche se alcuni manterranno il loro portfolio (secondo fonti Reuters) per la manovra governativa annunciata questa mattina dall’Autorità Nazionale palestinese, nel corso della seduta di Gabinetto, per arginare gli scontenti contro il governo, riacquisire la già minata credibilità e creare un nuovo esecutivo in grado di gestire la tornata elettorale, le elezioni amministrative fissate il prossimo 9 luglio e quelle legislative e presidenziali, annunciate pochi giorni fa e fissate entro il mese di settembre.
Così Salam Fayyad, il liberista primo ministro palestinese, in carica dal 2007, ha rassegnato le sue dimissioni sciogliendo il governo finora da lui condotto, per essere subito re-incaricato dallo stesso presidente Abbas di mettere in piedi al più presto un nuovo esecutivo; una mossa che era già nell’aria ma che era stata rinviata per le vicende che hanno coinvolto prima la Tunisia e poi l’Egitto, diffondendo un riverbero anche sui territori palestinesi occupati. Il nuovo esecutivo sarà pronto in due settimane, vedrà la creazione probabilmente di un nuovo ministero (quello della società civile) e almeno 7 ministeri saranno rinnovati (tra cui sanità, agricoltura, turismo e afari esteri).
Ma quello che fonti ufficiali dell’Anp hanno definito “un cambio significativo nella composizione di governo”, e che rappresenta in realtà un ennesimo disperato tentativo della dirigenza palestinese di riacquisire consenso popolare, si somma alle radicate e profonde divisioni sulle elezioni tra Hamas e Fatah (Hamas ha già fatto sapere che non parteciperà né alle amministrative né alle legislative in quanto considerate “illegittime almeno quanto lo è il governo di Fayyad”), e non si comprende come quindi possa restituire credibilità ad una Anp con una sovranità già limitata (sulla Cisgiordania e solo sul 40% di essa), e già affossata dalle rivelazioni dei Palestine Papers, i documenti segreti resi disponibili da Wikileaks, e pubblicati dall’emittente Al Jazeera e dal quotidiano britannico The Guardian.
A fronte di quanto emerso sulle colpe dell’Anp, “voler cedere tutto in cambio di nulla” nel corso degli ultimi 10 anni di negoziati con Israele, offrendo la sovranità israeliana su Gerusalemme Est e la rinuncia al diritto al ritorno per i profughi palestinesi, il capo negoziatore Saeb Erekat ha saputo solo balbettare “sono tutte menzogne”, offrendo le sue dimissioni lo scorso sabato (dimissioni non ancora accettate dallo stesso Abbas, fonte Ha’aretz).
Perché l’Anp ha già da tempo rinunciato a buona parte delle rivendicazioni storiche del popolo palestinese, già prima che i palestinesi stessi sapessero dei Palestine Papers. E nonostante a detta di Abbas il rimpasto dovrà “mobilitare le energie dei palestinesi a supporto delle istituzioni nazionali, con lo scopo di creare uno stato palestinese entro settembre”, un sondaggio del Palestine Centre for Policy and Survey Research, lo scorso dicembre, ha mostrato come i palestinesi pensino tutt’altro: il 71% degli intervistati non pensa che avrà uno stato sovrano nel giro dei prossimi 5 anni, come promesso dal piano di Fayyad.
Come ha recentemente detto Mahdi Abdul Hadi, direttore del think-tank Passia con sede a Gerusalemme, “i palestinesi sono adesso ad un crocevia e è solo questione di tempo perché alzino la voce e manifestino chiaramente il loro malcontento contro la leadership” di Ramallah. E’ per ridurre o annullare quel tempo, e riacquistare una seppur minima base di consenso, che oggi l’Anp sfodera l’arma del nuovo esecutivo. Come ha commentato Aluf Benn su Haaretz, “Il dissolversi del potere del governo del presidente Hosni Mubarak in Egitto lascia Israele in uno stato di angoscia strategica”, ma dall’altra parte, come aveva scritto qualche giorno fa il fondatore di The Electronic Intifada in un articolo pubblicato anche da Nena News, “se il regime di Mubarak cadesse, gli Stati Uniti perderebbero l’enorme influenza che hanno sulla situazione in Palestina e l’Autorità Palestinese di Abbas perderebbe uno dei suoi principali alleati contro Hamas”. E il regime di Mubarak, lo abbiamo visto, è caduto. Nena News
