Gerusalemme, 03 Giugno 2011 – Nena News – Che la palestinese Abu Dis diventi Kidmat Zion, e che Abu Tor sia soltanto e semplicemente Givat Hananya. Questo di fatto ha chiesto lunedi scorso il deputato della Knesset Tzipi Hotolevy (Likud), sottoponendo al Parlamento israeliano una proposta di legge che  prevede l’applicazione di una nomenclatura ebraica ai quartieri arabi di Gerusalemme Est.

 Un provvedimento che è stato sostenuto da molti altri membri del Parlamento, sia della coalizione che dell’opposizione e che sarà discusso in sede parlamentare nelle prossime settimane.  Il decreto si applicherebbe ad ogni quartiere arabo di Gerusalemme che abbia residenti ebrei, ovvero coloni. Il comune poi completerebbe l’opera di  “giudaizzazione”, sostituendo la cartellonistica e la segnaletica stradale, con i nuovi nomi e iniziando ad utilizzare in tutti i rami dell’amministrazione la nuova nomenclatura. Infine il processo sarà portato a termine dalle autorità israeliane televisiva e radiofonica, a cui saranno date precise istruzioni per evitare i nomi arabi e prediligere quelli ebrei.

La scelta delle parole, il linguaggio, diventano ancora una volta parte integrante della battaglia nazionale portata avanti da Israele, che mira a separare Gerusalemme Est dal resto del territorio palestinese e con un’occupazione che l’ha annessa di fatto dal 1967, a considerare la città come  capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele. Nonostante le risoluzioni ONU e la comunità internazionale dicano altro.

Come candidamente ha spiegato Hotovely, “la nomenclatura araba ci distanzia dalle nostre radici”, quindi “nella battaglia per Gerusalemme è importante il riconoscimento delle radici storiche ebraiche della città”. Quinsi Sheikh Jarrah potrebbe diventare Shimon Hatzadik, e Silwan, semplicemente City of David. Poco importa se ci vivono i palestinesi.  Nena News