Progrom di Anatot: lo Stato stabilisce che sia la polizia a indagare su se stessa

Tikun Olam: Make The World A Better Place
23.10.2011
http://www.richardsilverstein.com/tikun_olam/2011/10/23/anatot-pogrom-state-says-police-to-investigates-itself/
 

Pogrom di Anatot: lo Stato stabilisce che sia la polizia a indagare su se stessa. 

di Richard Silverstein                                        

In seguito al sanguinoso pogrom di Anatot, nel quale donne sono state vittime di abusi sessuali [1], sono stati fracassati arti, e un aggressore(ripreso in video) ha tentato di pugnalare mortalmente un manifestante con un coltello,  ai residenti coloni il procuratore generale dello Stato ha fatto un dono enorme. Ha stabilito che, nonostante il fatto che ci fossero numerosi agenti di polizia fuori servizio tra coloro che compivano il pogrom, sarà la polizia a indagare sulla vicenda. Questo è come chiedere a Bernie Madoff [2] di fare indagini sul proprio schema Ponzi. E’ peggio che risibile. E’ criminale (metaforicamente, è ovvio).

                      anatot-30

 

Naturalmente, i coloni sono felicissimi e si aspettano che la polizia indaghi su quegli schifosi pacifisti che hanno disturbato la pace della loro comunità. Nessuna menzione allo spargimento di sangue e alla forza bruta che, in quella notte, hanno rivolto contro i loro concittadini. Lo Stato ha concesso un contentino ai manifestanti sostenendo che qualsiasi accusa fosse stata mossa contro gli agenti di polizia sarebbe stata deferita al procuratore generale per le indagini. E chi sarà a indagare? Shai Nitzan. Lo stesso soggetto che ha fatto passare  Dirar Abusisi[3] per conto dello Stato per lo scorso anno o giù di lì. Costui giunge veramente allo scopo. Ha fatto il pieno con l’invio in carcere di palestinesi innocenti e l’aver tenuto fuori di prigione funzionali di polizia colpevoli di aver picchiato i loro concittadini israeliani. 

Se Israele non può svolgere indagini in modo corretto su questo massacro, forse allora sarà necessario che lo faccia un organismo internazionale. L’Alta Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha intenzione di parlare con i testimoni oculari e le vittime. Evidentemente, lo Stato non si preoccupa di applicare del diritto quando ad essere implicati sono i coloni. Forse renderà un po' più conto del suo operato se sono coinvolte organizzazioni internazionali. L’unica cosa che ha fatto sì che Israele prendesse sul serio i crimini commessi durante l’Operazione Piombo Fuso è stato il Rapporto Goldstone delle Nazioni Unite. Senza di esso, né Israele, né il mondo avrebbe mai preso sul serio queste accuse. 

A proposito di una questione simile, una fonte israeliana mi ha riferito che gli ebrei sospetti di terrorismo nell’incendio doloso della moschea Zangariyye di Tuba sarebbero stati liberati senza imputazione, e questo è in realtà ciò che è successo. Al momento, la polizia trattiene in stato di fermo un’altra persona. La fonte dichiara che si tratta di un bambino in età scolare, alto tanto da raggiungere a malapena la fibbia della sua cintura. La sfortuna di questo ragazzino è stata quella di trovarsi nel veicolo di Yisrael Katz, quando è stato fermato dalla polizia di Ariel la notte dell’attentato incendiario. E’ sorprendente (dal punto di vista ebraico israeliano) il fatto che la polizia arresti non solo bambini palestinesi, ma pure ebrei. Pensano davvero che un bambino abbia dato fuoco alla moschea? 

Il fatto che lo Shabak non abbia alcun sospettato credibile (per lo meno, nessuno da arrestare) conferma ulteriormente le dichiarazioni ipocrite di Bibi Netanyahu e Shimon Peres dopo l’aggressione nelle quali avevano giurato che lo Stato avrebbe esercitato tutto il suo potere nei confronti dei responsabili , punendoli con il massimo della pena…..bla…..bla…..bla. 

Così, per coloro che a casa tengono conto dei punti, siamo a terrorismo ebraico =2, legalità=0. 

(tradotto da mariano mingarelli) 

[1] – Tales of sexual abuse at Anatot: israeli eyewitness 

[2] - Bernie Madoff è l’imprenditore americano che venne condannato il 29 giugno del 2009 a 150 anni di carcere per aver frodato, attraverso lo schema Ponzi, qualcosa come 65 miliardi di dollari sia a grandi gruppi finanziari sia a privati cittadini, seppur danarosi.

 [3] - Dirar Abusisi è l'ingegnere dell'impianto elettrico di Gaza, rapito mentre era in Ucraina e tradotto in un carcere israeliano.

Tikum Olam: Make The World A Better Place
05.10.2011
http://www.richardsilverstein.com/tikun_olam/2011/10/05/tales-of-sexual-abuse-at-anatot-israeli-eyewitness/
 

Testimone oculare israeliana: racconto di abuso sessuale ad Anatot.

di Richard Silverstein

 

Stavit Sinai, una studentessa israeliana laureata in Storia europea e attivista per la pace, ha partecipato diversi giorni fa alla protesta ad Anatot. E’ stata picchiata selvaggiamente e denudata da contro-manifestanti della polizia dei coloni. Lei ha appena pubblicato il suo racconto di testimone oculare, che ho così tradotto:

 Come sono stata picchiata, strappati i vestiti e denudata, torturata e minacciata di essere bruciata viva dai coloni di Anatot.

                                            anatot-victim1-293x300

Un uomo tarchiato, calvo, con capelli di colore chiaro e con indosso gli occhiali, mi sbatte la testa contro un furgone bianco. Michal Sapir è accanto a me, e siamo stati circondati dalla polizia dei coloni che mi ha spintonata avanti e in dietro in direzioni opposte. Ho reagito. Ho strappato gli occhiali dell’uomo che mi spingeva la testa indietro e li ho schiacciati nella mano destra. Mi ha morso la mano con forza nel tentativo di liberare gli occhiali. 

In quel momento, un uomo dalla pelle marrone sulla mia sinistra ha cominciato a torcermi il braccio sinistro nel modo in cui avevo visto fare dalla Guardia di Frontiera in precedenti manifestazioni di protesta alle quali avevo partecipato. Non si è fermato neppure quando ho urlato dal dolore. Solo un colpo forte che ha fracassato uno dei denti davanti….evidentemente nel momento in cui mi è stata data una ginocchiata in faccia per la testa che mi è stata spinta in giù, libero la mano sinistra dal dolore. 

A questo punto, un gruppo di coloni ha cominciato a scrollarmi spingendomi in direzioni diverse, mentre mi strappavano gli abiti dalla parte superiore del corpo. Hanno strappato via il reggiseno, il gilet e la camicia. La parte superiore del corpo era del tutto nuda. Altri attivisti hanno cercato di coprirmi e tranquillizzarmi. Mi ricordo soprattutto che nei miei tentativi di tirarmi fuori da lì, l’uomo alto, calvo e dalla pelle marron mi viene vicino per dirmi: “Un cazzo ebraico non è abbastanza buono per te? Ne vuoi uno arabo,ah?” 

Mi ricordo di un’altra persona che indossava una camicia civile nera con un cappello sul quale c’era la parola “polizia” che ha cercato di spostarmi. Gli ho chiesto il suo documento identificativo di poliziotto e lui invece mi ha spinto fuori dalla strada. Un’attivista, Maya Rotem, mi ha portato nella sua macchina promettendomi di condurmi a casa non appena la manifestazione di protesta fosse terminata. Sono entrata nell’auto e ho chiuso le porte. Da quel momento ho cercato di twittare tutto quello che era successo fintantoché è durata la batteria del cellulare. Ho scritto quanto è accaduto sul terreno, le botte, l’essere spogliata e la terribile situazione che i manifestanti avevano affrontato quella notte. Dalla macchina ho preso una foto e l’ho messa su Twitter. Ho cercato di nascondermi per non suscitare interesse. Ho visto come i manifestanti venivano respinti dai coloni. 

Erano passati solo pochi minuti da che ero entrata nell’auto, quando un colono mi ha riconosciuta. Ha richiamato l’attenzione di altri suoi amici e hanno cominciato a scuotere la vettura. Ho stretto la cintura di sicurezza e sono rimasta ad aspettare tranquillamente un aiuto. In mano, tenevo stretta la sottile cinghia di materiale sintetico della mia borsetta. Era l’unica cosa che ero riuscita a trovare nelle vicinanze da utilizzare per difendermi ed ero pronta a usarla per strangolare la prima persona che mi si fosse avvicinata. Prima di allora, avevo twittato che avevo bisogno di altri mezzi di difesa, nel caso in cui fossero entrati a forza. Mi sono coperta il seno con quel poco di stoffa che è rimasto dei miei vestiti strappati. 

La folla intorno a me è aumentata, ma ho cercato di mantenere la padronanza di me stessa. In quel momento, si è avvicinato un soldato e l’ho pregato di aiutarmi. Mi ha rivolto un’occhiata di assoluto fastidio. Ma dopo averlo ulteriormente supplicato, ha chiesto a quelli del gruppo di spostarsi un po’ indietro per permettermi di lasciare l’auto. Mi ha suggerito di entrare nella jeep dell’esercito, ma non ho acconsentito nonostante la pressione che i soldati esercitavano nei miei confronti. Ero terrorizzata dalla paura che i coloni in piedi attorno a me ricominciassero con la loro violenza. Dato che nessuno mi forniva protezione ho cominciato a gridare ai soldati di isolarmi [dai coloni]. Lo hanno fatto con disinteresse. Come avevo chiesto, hanno controllato che non avessi lasciato indietro qualcosa. Nonostante ciò, ho perso la borsa che conteneva tutti i miei documenti di identità, compresa quella che mi classificava come “ebrea”, anche se non lo sono. 

La porta del veicolo militare nel quale stavo seduta è stata aperta da un vecchio soldato, evidentemente membro di una minoranza etnica [penso che intenda drusa o beduina]. Mi ha urlato dietro e minacciato di arrestarmi. A quanto pare perché mentre me ne stavo seduta nei suo mezzo ho mostrato il dito ai coloni. Gli ho già detto di arrestarmi, perché mi vergognavo di essere nel bel mezzo di soldati dell’apartheid. Si è allontanato sbattendo la porta del veicolo. Alla fine, i soldati mi hanno riportato dai miei compagni attivisti. 

Da quella notte, conservo ancora i resti dei miei vestiti stracciati. 

Un giornalista israeliano che stimo, ma la cui posizione politica è chiaramente diversa dalla mia, mi ha avvertito di non riporre troppa fiducia sull’attendibilità delle accuse di abuso sessuale durante manifestazioni come questa. Mi ha detto che è normale che vengano fatte affermazioni di questo tipo. Al che ho replicato – una donna che grida di essere stata stuprata o abusata può essere priva di credibilità, ma cinque o dieci? No, questa testimonianza è credibile come tutte le altre che ho tradotto e che sono state raccolte da Idan Landau fornite da altri testimoni oculari israeliani. 

Non ho sentito uno squittio da parte dei coloni di Anatot che sostenga il contrario. Se vogliono comportarsi così lasciamoli fare. 

Come ho scritto, questi non sono gli irriducibili terroristi ebrei di Yitzhar. Questi sono i coloni “ragionevoli”, “moderati” che si sono insediati ad Anatot perché cercavano un buon posto per crescere i loro figli in una casa a prezzi ragionevoli, attirati al di là della Linea Verde da incentivi economici per l’acquisto. Eppure, anche questi possono essere dei mostri. Non è l’individuo che determina che qualcuno divenga uno spietato criminale, è la situazione. E la situazione è data dall’occupazione che prima o poi trasforma tutti in mostri. 

Le vittime di questo pogrom chiedono tutte un’indagine indipendente. Calerà il freddo all’inferno prima che ciò accada. Ciononostante, sarebbe cosa grata se chiamate la vostra ambasciata o consolato israeliano per dire loro quale immagine negativa fornisce tale violenza della nazione. Si parla anche di cause civili contro Anatot e coloro che hanno compiuto il pogrom, che spero di poter vedere. 

(tradotto da mariano mingarelli)