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27.10.2011
http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3239-palestina-lavorare-con-insicurezza-
Palestina, lavorare con insicurezza
Marwan Ameen ha 20 anni e una placca di metallo nell’anca destra. Il 2 gennaio di quest’anno stava lavorando quando è caduto da una scalinata dell’azienda di computer CMC di Ramallah, in cui era impiegato da due anni e mezzo come tuttofare. Preparare il caffè, trasportare su e giù i pacchi di carta, le stampanti, i toner, fare le pulizie.

Una brutta caduta e Marwan si è ritrovato in stampelle e senza lavoro. “Dopo l’operazione chirurgica all’anca – spiega Marwan Ameen a Nena News – l’azienda ha mantenuto i contatti con me: visite, telefonate e il denaro per la riabilitazione per i primi sei mesi, come stabilito dalla legge palestinese
Ma dopo sei mesi, la compagnia lo ha licenziato per sostituirlo con un altro lavoratore, che fino a quel momento aveva lavorato senza contratto al posto di Marwan. Il giovane si è così ritrovato senza stipendio. E senza assicurazione sanitaria. Insomma, senza mezzi per pagarsi le cure, necessarie a rimettersi in sesto e tornare a lavorare.
“A togliermi l’assicurazione – continua il giovane – è stato il Medical Committee, comitato medico palestinese che valuta le condizioni dei lavoratori in malattia o infortunio. Dopo aver visionato la diagnosi e la prognosi redatte dal chirurgo che mi ha operato, il comitato ha stabilito che nessun danno grave era stato riportato: sono in grado di lavorare, questo il responso. Quindi non necessito di alcuna assicurazione sanitaria né di riabilitazione. Non mi hanno nemmeno voluto vedere”.
A redigere il responso è stato uno dei periti legali
“Mi sono rivolto pochi giorni fa al Ministero del Lavoro – spiega Marwan – che mi ha indirizzato verso l’organizzazione palestinese Democracy and Workers’ Rights Center”. L’organizzazione, da anni impegnata nella tutela dei lavoratori palestinesi, gli ha fornito un legale che sta ora preparando un rapporto (che tenga conto di quello redatto dal chirurgo) da presentare nuovamente al Medical Committee. L’obiettivo è ottenere dal comitato una seconda valutazione, che riconosca i gravi danni riportati da Marwan e la sua attuale invalidità. L’unico modo per riottenere l’assicurazione sanitaria.
Quello di Marwan non è un caso isolato. Gli incidenti sul lavoro nei Territori Occupati sono all’ordine
I valori, come ammette l’Ufficio stesso, sono sicuramente sottostimati rispetto alla realtà per una serie di ragioni. In primo luogo, il numero e la qualità delle ispezioni sono insufficienti a coprire l’intera economia palestinese: i sopralluoghi nei luoghi di lavoro sono troppo pochi e poco efficienti. Ne è prova il fatto che nel 2009, quando l’Ufficio Generale ha raddoppiato i controlli, è stato registrato un numero quasi doppio di incidenti sul luogo di lavoro rispetto agli anni precedenti.
In secondo luogo, la scarsa collaborazione dei datori di lavoro, che nella maggior parte dei casi non denunciano gli incidenti. Mentre i lavoratori tacciano per paura di perdere il posto.
Dai dati forniti dal Palestinian Central Bureau of Statistics, nel 2008 la percentuale di lavoratori regolari con un’assicurazione sanitaria privata era pari al 33,7%, mentre il 4% dei dipendenti era coperto da quella governativa e il 35% da quella sugli incidenti sul lavoro. “Stipulare un’assicurazione sanitaria ai dipendenti neo assunti – spiega Amira Zuheir Mustafa, coordinatrice delle relazioni esterne dell’organizzazione DWRC – non è un obbligo per il datore di lavoro. Che può scegliere: o l’assicurazione o qualche soldo in più al mese nello stipendio”.
Nonostante la legge sul lavoro
E i dati parlano chiaro: il 26,3% degli impiegati nel settore industriale, il 23,5% dei dipendenti nel settore delle costruzioni e il 37,1% dei lavoratori nel settore artigianale è stato soggetto ad un incidente sul lavoro.