Delitto d'onore: gli assassini ritrattano le confessioni.

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07.12.2011
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Delitto d'onore: gli assassini di Alyah ritrattano le confessioni

di Marta Fortunato
 

Gli assassini di Alyah Baradiya, la giovane ragazza di Sourif (area di Hebron) brutalmente uccisa il 30 aprile 2010 per motivi di onore, hanno ritrattato le loro confessioni.

                                  alyah

“Sono innocente, non ho niente a vedere con le accuse che mi hanno rivolto contro. Gli investigatori mi hanno torturato ed estratto la mia confessione dopo avermi rotto una mascella”. Con questa parole Iqab Baradiya si è difeso davanti alla corte che lo accusa di aver brutalmente ucciso la nipote Aliah “per motivi d'onore”.


Il 30 aprile 2010 Alyah Baradiya, una ragazza palestinese di 20 anni è scomparsa dopo essere uscita di casa, a Sourif, un piccolo villaggio della Cisgiordania, per dirigersi all'università di Hebron. Tredici mesi dopo, il 6 maggio 2011, il suo corpo è stato ritrovato in fondo ad un pozzo e lo zio di Alyah, Iqab Baradyia, ha confessato di averla uccisa perché non approvava il progetto di matrimonio della nipote. In un'intervista alla Palestine TV, lo zio ha ammesso di aver caricato Alyah in un automobile con l'aiuto di altri due uomini e di averla gettata in un pozzo a pochi chilometri dal villaggio di Sourif. “L'ho uccisa per conservare l'onore della famiglia” ha dichiarato Iqab alla polizia. La giovane è morta poco dopo per annegamento.

Per l'omicidio della giovane erano stati accusati lo zio e altri tre famigliari della vittima. Tuttavia, durante la prima udienza del processo che si è svolta lunedì 5 dicembre, Iqab ha ritrattato le sue dichiarazioni. “Non ero a Surif quando la vittima è scomparsa. Mi aveva solo chiesto aiuto perchè voleva sposare un uomo che amava. Io sono innocente”.

La morte di Alya, avvenuta per motivi d'onore, aveva scosso il villaggio di Sourif e tutta la Cisgiordania, tanto che associazioni di donne ed attivisti palestinesi avevano chiesto con forza all'Autorità Nazionale Palestinese di inasprire le pene contro i delitti d'onore.

Secondo il codice penale giordano n.16, in vigore in Cisgiordania dal 1960, chi uccide per motivi d'onore viene punito con un massimo di 6 mesi di carcere. La violenza sessuale (sia lo stupro che l’incesto) vengono classificati come crimini “contro l’etica e la morale pubblica”, piuttosto che come crimini contro l’integrità fisica dell’individuo. Le leggi sugli stupri in vigore nei Territori Palestinesi Occupati distinguono tra le vittime vergini e quelle non vergini, e le pene sono più severe se le vittime sono vergini. Queste leggi riconoscono come reato anche l’aborto in caso di stupro o incesto, e di fatto obbligano le vittime a portare a termine la gravidanza.

Di fronte alle forti pressioni ricevute dopo l'omicidio di Alyah, Mahmoud Abbas ha deciso di emendare l'articolo 340 del codice penale giordano aggiungendo che [questo] “non include l'uccisione di donne per questioni di onore familiare”. Un primo passo, che però non basta.

In Palestina non ci sono dati reali su tali crimini poiché non esiste un agenzia governativa che raccoglie queste informazioni. Tuttavia secondo quanto riportato dalle associazioni per la difesa dei diritti umani, ogni anno molte donne vengono minacciate dai membri delle famiglia, e alcune di queste vengono uccise per motivi legati all’onore. Secondo i dati di al-Haq, una ONG palestinese per i diritti umani, si stima che in Cisgiordania almeno 18 donne siano state vittima di delitti d’onore dal 2005 al 2010.