Liberati 550 prigionieri palestinesi, ma altri 470 sono finiti dentro.

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19.12.2011
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Liberati 550 prigionieri palestinesi. Ma altri 470 sono finiti dentro

di Emma Mancini
 
Fuochi d’artificio e caroselli per le strade delle maggiori città palestinesi hanno accolto ieri la liberazione di 550 detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, seconda fase dell’accordo stretto tra Hamas e Israele lo scorso ottobre. 

In cambio del soldato dell’IDF Gilat Shalit, prigioniero di Hamas a Gaza dal giugno 2006, le autorità israeliane hanno rilasciato 1027 prigionieri palestinesi. La prima fase, concretizzata lo scorso 18 ottobre, aveva portato alla scarcerazione di 477 detenuti. Ieri, il processo è stato completato, esattamente a due mesi dalla prima tranche.

                                              free pol_prisoners

 

Non sono mancati gli scontri: nel pomeriggio di ieri di fronte alla prigione di Ofer, nel distretto di Ramallah, 25 palestinesi sono stati feriti dall’esercito israeliano che ha lanciato gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro le famiglie dei prigionieri in attesa di essere rilasciati. 

Dei 550 detenuti usciti di prigione ieri, 41 provengono dalla Striscia di Gaza, 2 da Gerusalemme (con passaporto giordano) e i restanti 507 dalla Cisgiordania. A differenza della prima fase, quando fu Hamas a consegnare alle autorità israeliane la lista con i nomi dei prigionieri da liberare (soprattutto militanti del movimento islamico), questa volta è stato Israele a scegliere chi scarcerare: in questa seconda fase non ci sono detenuti condannati all’ergastolo. Inoltre, stavolta sono più numerosi i prigionieri politici appartenenti a Fatah. Nella lista anche sei delle undici donne presenti nelle carceri israeliane, 55 dei 164 minorenni 

“È un misto di gioia e dolore – ha detto all’agenzia stampa Ahl ul-Bayt News Agency uno dei prigionieri liberati, Samer Aweidat, condannato a sei anni di prigione perché membro di un gruppo militante armato – Lasciamo dietro le sbarre i nostri fratelli, spero sia liberi presto”. 

Un dolore che si aggiunge a quello di 470 famiglie palestinesi che hanno visto incarcerare i propri cari subito dopo la liberazione di Shalit. Secondo quanto riportato da Addameer, associazione palestinese per la tutela dei prigionieri nelle carceri israeliane, dal 18 ottobre ad oggi sono stati ben 470 i palestinesi arrestati dalle forze israeliane. 

Un numero elevatissimo anche per la media israeliana. Tra di loro, membri del Fronte per la Liberazione della Palestina e di Hamas. Un’ondata di arresti che ha riempito di nuovo le galere israeliane, sostituendo con nuovi prigionieri quelli liberati nella prima fase dell’accordo Shalit. 

“Anche i prigionieri appena scarcerati – spiega Addameer – non sono al sicuro, sono stati oggetto di minacce e vessazioni. Le forze di occupazione israeliane hanno regolarmente compiuto raid nelle loro case, li hanno costretti a presentarsi negli uffici dell’intelligence per lunghi interrogatori e ne hanno arrestato uno di nuovo”. 

Tra i palestinesi arrestati dall’esercito israeliano tra il 18 ottobre e il 12 dicembre ci sono 70 bambini e 11 donne. “Dei 70 minori – continua Addameer –  la maggioranza proviene dal campo profughi di Shufat, a Nord di Gerusalemme, e da quello di Dheisha, a Betlemme: solo nelle ultime due settimane, undici bambini sono stati catturati a Shufat e diedi a Dheisha. Per quanto riguarda le donne, sei di loro sono state ammanettate e arrestate mentre protestavano pacificamente di fronte alla prigione di Hasharon per chiedere la scarcerazione delle donne ancora dietro le sbarre”. 

Ma i più colpiti sono stati i partiti politici: circa 150 dei 470 arrestati sono membri di movimenti politici, in particolare del Fronte per la Liberazione della Palestina. “Molti di loro sono stati incarcerati attraverso la detenzione amministrativa”, spiega Addameer aggiungendo che le autorità israeliane hanno anche rinnovato la detenzione amministrativa per sei membri del Consiglio Legislativo Palestinese. 

Una situazione pesante che viola palesemente il diritto internazionale: Israele prosegue nella sua politica arrestando per ragioni di sicurezza membri di partiti politici al fine di annichilire e distruggere la resistenza popolare palestinese. Una simile politica non può continuare ad essere tacitamente accettata e coperta dai Paesi occidentali, da Stati Uniti e Unione Europea che in molti casi simili non disdegnano di gridare alla repressione della libertà politica di espressione.