AP, pensioni anticipate e aumento tasse

AIC - Alternative Information Center
10.01.2012
http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/economy-of-the-occupation/3355-ap-pensioni-anticipate-e-aumento-tasse-per-coprire-il-deficit

AP, pensioni anticipate e aumento tasse per coprire il deficit

di Emma Mancini
 

Pensioni anticipate e aumento delle tasse: questa la ricetta proposta dal premier palestinese Salam Fayyad per mettere un freno all’incremento del deficit dell’Autorità Palestinese, un buco da un miliardo di dollari per lo più dovuto al mancato ingresso di aiuti dall’estero. 

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Ad annunciarlo lo stesso primo ministro in una conferenza stampa a Ramallah: “Senza misure atte alla riduzione dei costi e all’incremento delle entrate, nel 2012 ci troveremo di fronte un debito da 1,1 miliardi dollari (pari a circa 860 milioni di euro)”. Un deficit che Fayyad ha ripetutamente imputato ai mancati aiuti finanziari da enti e governi stranieri, abituali finanziatori del governo di Ramallah: gli aiuti promessi o non sono arrivati nelle casse dell’AP o sono giunti dimezzati. 

Oltre un quarto del budget palestinese dipende dagli aiuti esterni: se nel 2010, i Paesi donatori hanno versato all’AP oltre un miliardo di dollari, nel 2011 sono giunti a Ramallah 35 milioni in meno ogni mese, soprattutto a causa delle rivolte nel mondo arabo e delle crisi economiche e politiche di Paesi come Siria e Libia. 

Ma non solo: a pesare su Ramallah anche i 120 milioni di dollari che mensilmente vengono girati a Gaza, quando le entrate dalla Striscia sono crollate dal 28% del totale delle entrate dei Territori Occupati del 2005 all’attuale 2%. A ciò si aggiunge la dipendenza finanziaria palestinese dall’occupazione militare israeliana: dagli accordi di Oslo del 1993, è Tel Aviv a raccogliere le tasse pagate a Gaza e in Cisgiordania dai residenti palestinesi e a rigirarle poi nelle casse di Ramallah. 

Un potere che permette alle autorità israeliane di fare il bello e il cattivo tempo: negli ultimi anni sono stati numerosissimi i blocchi imposti da Tel Aviv come forma di punizione nel trasferimento delle tasse palestinesi. Ultimo in ordine di tempo il blocco di novembre, imposto unilateralmente da Israele per punire la decisione del presidente Abu Mazen di presentarsi alle Nazioni Unite per chiedere il riconoscimento dello Stato di Palestina. A seguito dell’ingresso della Palestina nell’UNESCO a novembre, Israele aveva congelato per un mese il trasferimento di 100 milioni di dollari all’AP, costringendo il governo di Ramallah a bloccare il pagamento degli stipendi di dicembre ai dipendenti pubblici. 

La soluzione al deficit palestinese? Incremento delle tasse e pensioni anticipare per decine di migliaia di dipendenti pubblici. “Con tali misure – ha spiegato Fayyad – intendiamo arricchire le casse palestinesi di 350 milioni di dollari, così che il deficit non superi i 750 milioni, nell’intento di ridurre la dipendenza dagli aiuti esteri ed evitare le continue minacce di taglio dei fondi”. 

Sarebbero circa 153mila i dipendenti pubblici, tra funzionari statali e forze di sicurezza, interessati agli eventuali pensionamenti anticipati, da aggiungersi ai 36mila lavoratori che autonomamente hanno chiesto negli ultimi anni di accedere in anticipo alla pensione. Una misura che preoccupa i sindacati, in particolare a causa della riduzione degli assegni pensionistici per coloro che saranno costretti a ritirarsi prima del tempo. 

“Il disegno di legge proposto dal primo ministro – ha detto all’agenzia stampa AFP Bassam Zakarneh, presidente del sindacato palestinese dei dipendenti pubblici – prevede il ritiro dal lavoro di tutti i funzionari statali che abbiano lavorato per 15 anni e di tutti i membri delle forze di sicurezza impiegati da 20 anni”. “Ciò significa – ha continuato Zakarneh – che se la decisione venisse approvata, sarebbero 26.500 i dipendenti interessati e che l’80% di loro riceverà una pensione pari solo alla metà dell’assegno previsto. Un problema serio, visto che il 65% di loro ha acceso mutui e prestiti con le banche, debiti che stanno ancora pagando”. 

A ciò si aggiunge l’altra misura proposta dal premier Fayyad per far fronte al deficit pubblico: l’aumento delle imposte sul reddito da un minimo del 5% ad un massimo del 30%, più l’incremento delle aliquote fiscali sul commercio e quelle sulla proprietà di terre.