Hamas vieta la frutta israeliana

Nena News
25.09.2012
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Hamas vieta la frutta israeliana

Nella Striscia si opta per la produzione interna: stop all'import da Israele per sostenere l'agricoltura palestinese. Nuovo rapporto ONU: Israele viola la legge internazionale 

di Emma Mancini

Roma, 25 settembre 2012, Nena News - In controtendenza con Ramallah, Hamas ha annunciato la chiusura di Gaza alla frutta israeliana. Il governo de facto della Striscia, nell'obiettivo di ridare forza al settore agricolo, bandisce le importazioni da Tel Aviv.
                                  frutta mercato


Una decisione che si oppone a quella annunciata ieri dall'Autorità Palestinese a Ramallah: per calmierare i prezzi e sostenere le famiglie palestinesi in questo periodo di crisi economica, il governo ha deciso di sospendere le restrizioni al numero di società e compagnie israeliane autorizzate ad importare prodotti nel mercato della Cisgiordania.

E se l'idea, oltre il Muro di Separazione, è quella di abbassare i prezzi aumentando la concorrenza, come ha spiegato il ministro dell'Economia Jawad Naji, nella Striscia Hamas punta sulla produzione interna. Contro la crisi economica, che a Gaza è condizione obbligata a causa dell'embargo imposto da Israele dal 2007, meglio lavorare e creare occupazione. Così, ad eccezione di banane e mele, da venerdì scorso a Gaza non è ammessa frutta israeliana.

Un divieto che interessa il 50% circa delle importazioni di frutta, per un valore totale di 26 milioni di dollari. Secondo il Ministero dell'Agricoltura, la decisione non è solo dettata dalla necessità di far ripartire la produzione interna, ma anche dal bisogno di reagire alle politiche israeliane: "I contadini palestinesi - ha spiegato Tahseen al-Saqqa, direttore marketing del Ministero - soffrono a causa della chiusura dei confini e dell'impossibilità di esportare i propri prodotti", sia in Cisgiordania che nel resto del mondo arabo.

Le dure restrizioni e le tasse elevate imposte dalle autorità israeliane sul commercio da e per Gaza hanno nel tempo scoraggiato molte forme di esportazioni all'estero, tagliando ulteriormente le gambe ad un'economia estremamente fragile. Se in Cisgiordania il tasso di disoccupazione è pari al 26,6% (dati 2010), nella Striscia vola al 40,5%: "L'assedio e l'embargo israeliano contro la Striscia - ha spiegato Amira Zuheir Mustafa, coordinatrice delle relazioni esterne dell'associazione palestinese Democracy and Workers' Rights Center - hanno determinato una crescita esponenziale della disoccupazione. Dopo l'Operazione Piombo Fuso, quasi la totalità delle fabbriche di Gaza è andata distrutta. Ed è praticamente impossibile riavviare l'economia privata interna a causa della mancanza di materie prime, materiali di costruzione, materiali per il processo produttivo".

Unico modo per procurarsi materie prime e beni di prima necessità sono i tunnel sotterranei che collegano Gaza all'Egitto, spesso target dei bombardamenti israeliani e da qualche tempo anche del governo egiziano.

Eppure c'è chi storce il naso: da venerdì, quando il divieto di importazione dei prodotti israeliani è stato implementato, i prezzi della frutta sono cresciuti a causa della minore produzione interna. Un esempio: un chilo di pesche è passato da otto shekel (1,70 euro) a undici (oltre due euro).

A Gaza la serenità non è di casa. A documentarlo anche le Nazioni Unite, ormai esperte in rapporti sulle continue e gravissime violazioni israeliane, rapporti che troppo spesso finiscono nel dimenticatoio della storia. Ieri il vice Alto Commissario per i Diritti Umani, Kyung-wha Kang, ha parlato al Consiglio ONU per i Diritti Umani a Ginevra.

La Kang ha analizzato gli scarsi progressi fatti dopo le raccomandazioni contenute nel rapporto Goldstone sui crimini compiuti da Israele durante l'Operazione Piombo Fuso del dicembre 2008-gennaio 2009. Un rapporto sconfortante e allarmante: da allora nessun individuo o funzionario israeliano è stato mai accusato ufficialmente e processato per i crimini commessi.

"Rispettare i diritti umani e il diritto internazionale significa portare di fronte ad un tribunale chi viola la legge", ha detto la Kang. Che ha proseguito ricordando i 1.400 palestinesi uccisi durante l'attacco alla Striscia, gli ostacoli al movimento in Cisgiordania e Gaza, la crisi economica palestinese esacerbata dalle politiche israeliane, i 4.500 prigionieri politici palestinesi detenuti in Israele. Nel silenzio del mondo.