Jordan Valley Solidarity
01.11.2012
http://www.jordanvalleysolidarity.org/index.php/news-2/news2012/601-servicing-the-settlements
Servizi di assistenza per le colonie
da Jordan Valley Solidarity
La Better Place è un fornitore di servizi di assistenza per veicoli elettrici che ora realizza stazioni di commutazione di batterie per le auto elettriche dei coloni. Quest’anno sono state aperte due nuove stazioni nella Valle del Giordano. Una nella colonia di Tomer, vicino al villaggio palestinese di Fasay’il, e l’altra nei paraggi della colonia di Qalya, vicino al Consiglio Regionale del Mar Morto di Megilot, un ente viaggi colono nel sud della Valle del Giordano.

Secondo il sito web della società, la Better Place è stata teorizzata nel 2005 da Shai Agassi, a seguito del World Economic Forum, per ‘migliorare il mondo’. Promuovendosi sul mercato come un’impresa ‘lungimirante’ tesa a ‘rompere la dipendenza del mondo dal petrolio’, con il ridurre l’emissione di CO2 da auto, la Better Place ‘ritiene che esistano opportunità inesauribili per coloro che hanno il coraggio di reinventare il modo in cui funziona il mondo.’
Ma, evidentemente, ‘l’interesse’ della società ‘di rendere il mondo un luogo migliore’ è prevedibilmente e intrinsecamente inverosimile e contraddittorio. Camuffando la partecipazione della società in ingiustizie sociali e in mancanza di elementi di prova di pratiche ecologicamente corrette nell’insieme delle operazioni, la macchina delle pubbliche relazioni dell’azienda perpetua non solo ‘l’ambientalismo di facciata’, ma, fornendo un servizio alle colonie della Valle del Giordano, la Better Place trae un utile dal supportare l’occupazione dei Territori Palestinesi.
Better Place a Megilot
“Dobbiamo boicottare l’occupazione e tutto ciò che è collegato ad essa, sia direttamente che indirettamente, e boicottare tutti coloro che traggono profitto dall’occupazione. Coloro che se ne avvantaggiano, sono più pericolosi della stessa occupazione”, sostiene Fathy Khidirat di Jordan Valley Solidarity.
Realizzare l’apartheid
Le stazioni di commutazione della batteria vicino alle colonie di Tomer e Qalya nella Valle del Giordano, ora sono funzionanti per la manutenzione delle auto elettriche dei coloni contribuendo allo sviluppo e all’ampliamento delle colonie col normalizzare la presenza dei residenti e le loro necessità. Anche se i veicoli elettrici fossero disponibili per i palestinesi della Valle del Giordano, non sarebbe permesso loro di accedere alla stazione di servizio. Nel contempo, ai palestinesi della Valle del Giordano viene impedito lo sviluppo dell’area, compresa l’installazione di stazioni di servizio per il carburante, non hanno accesso ai servizi di base e ogni giorno devono affrontare vessazioni e discriminazioni, con l’obiettivo di realizzare la pulizia etnica delle comunità palestinesi della Valle del Giordano.
Better Place a Tomer
In base alle leggi di pianificazione dell’apartheid con l’occupazione, ai palestinesi viene negata la possibilità di costruire proprie infrastrutture, comprese le stazioni di servizio per la benzina. Eppure, la stazione di commutazione di batterie della Better Place presso la colonia di Tomer è facilmente accessibile alle auto dei coloni che viaggiano sulla Route 90 in entrambe le direzioni, in quanto si trova appena fuori dall’autostrada, evidenziando così la realizzazione nella Valle del Giordano di sistemi apartheid di pianificazione viaria. La stazione di energia demarca chiaramente i due ingressi segnalati alla colonia di Tomer – a solo cento metri dal bivio per il villaggio di Fasay’il, dove una linea continua bianca indica che questo ingresso al villaggio è ‘non-riconosciuto’.

Inoltre, la comunità beduina palestinese di Al Fasay’il Wusta a circa un chilometro a nord-ovest della stazione Better Place di Tomer si è trovata a vivere nel ‘posto peggiore’: le è impedito l’accesso all’acqua corrente e all’elettricità, le è negata la possibilità di pavimentare la pista sassosa che è l’unica strada d’accesso alle case e, per quattro volte dall’ottobre 2011, è stata soggetta alla distruzione brutale delle abitazioni
Better Place trae profitto dall’occupazione, opera per supportare il regime di apartheid e non merita perciò altro che il boicottaggio, la denuncia e la chiusura.
Profilo aziendale della Better Place
Fondata ufficialmente in California nel 2007, l’azienda si è poi estesa in Europa, Medio Oriente, Nord America e Asia orientale. Nel 2008, la società si è costituita in Israele, con il sostegno del presidente israeliano Shimon Peres e dell’ex primo ministro Ehud Olmert, da una partnership con il conglomerato automobilistico franco-giapponese della Renault-Nissan. Successivamente, l’azienda ha comunicato che i veicoli elettrici sarebbero divenuti disponibili per gli acquirenti nel 2011, sostenendo che il suo modello commerciale innovativo avrebbe trasformato il mercato dei trasporti. Tuttavia, all’ottobre 2012, la società ha venduto solo 500 auto in Israele e 200 nel suo secondo mercato di maggiore importanza, la Danimarca.
Secondo l’ONG Who Profits, l’azienda è controllata dalla famiglia Ofer, che detiene circa il 30% delle azioni della società attraverso la sua holding Israel Corporation. Tra gli investitori fondatori erano compresi pure la Morgan Stanley, la Vantage Venture Partners Point e un gruppo di singoli investitori privati gestito da Michael Granoff, tra cui James Wolfensohn, Edgar Bronfman, Sr. E Ventures Musea.
Nel mese di febbraio 2012, la società ha aperto il suo primo centro espositivo del veicolo elettrico nel complesso Pi Glilot del distretto di Ramat Hasharon a Tel Aviv. Allo stesso tempo, in collaborazione con Alon Dor, uno dei principali fornitori di petrolio di Israele e rappresentante locale della Chevron e dei lubrificanti Aral, Better Place sta mettendo a disposizione stazioni di commutazione di batterie in un numero crescente di impianti di Alon Dor, compresi quelli in prossimità delle colonie di Tomer e Qalya nella Valle del Giordano.
(tradotto da mariano mingarelli)