Haaretz.com
01.06.2013
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/plan-to-legalize-west-bank-settlement-of-eli-paves-way-for-its-expansion.premium-1.527174
Piano per legalizzare insediamento di Eli in Cisgiordania spiana la strada alla sua espansione
L'approvazione del piano urbanistico per Eli, presentato 30 anni dopo la fondazione dell'insediamento, legalizzerà centinaia di case abusive. La legalizzazione di ulteriori avamposti arriverà presto.
di Amira Hass
Una trentina di anni dopo che l'insediamento di Eli è stato fondato, a nord di Ramallah, l'Amministrazione Civile ha reso pubblico, per le osservazioni, un piano dettagliato per Eli. L'approvazione del piano legittimerebbe centinaia di strutture illegali - case, edifici commerciali e pubblici - costruiti nel corso degli anni da parte del Ministero dell’Edilizia e dalla cooperativa Amana, l'insediamento e la costruzione di Gush Emunim - illegale, senza pianificazione o permessi.

Il piano (n. 237) legalizzerebbe non solo la costruzione sulle terre dei villaggi palestinesi come Sawiye e Al-Lubban ash-Sharqiya, già dichiarati come terre statali, utilizzando procedure di pianificazione non ortodosse e acrobazie verbali; il piano legalizzerebbe anche le case e le strade costruite illegalmente su terreni privati palestinesi, nel cuore di Eli o ai suoi confini - la "linea blu".
Il piano non si ferma a legittimare le strutture illegali all'interno dei confini della colonia, ma lancia ulteriori segnali che fanno intendere la legittimazione delle strutture dei quattro avamposti illegali di Eli, due dei quali sono costruiti sulle terre del villaggio di Quaryut. L'attuale piano prevede 1.000 dunum, ma contiene elementi di pianificazione che consentano all'insediamento di includere, in futuro, gli avamposti e altre costruzioni illegali, arrivando così a 6.000 dunum, sia di proprietà privata palestinese che di terre statali.
Il piano d’azione dell’approvazione di insediamenti anni dopo la loro costruzione non è una procedura nuova. Come con altri insediamenti, il piano urbanistico di ampliamento di Eli dipendente dal successo delle autorità israeliane nel dichiarare il territorio palestinese in questione come "terra di stato".
Questa non è una semplice mossa burocratica; sulla base di una vecchia legge ottomana, le autorità israeliane possono trattare la proprietà collettiva dei villaggi palestinesi come fosse senza padrone, in modo da poterle poi dichiarare "proprietà statale", da assegnare solo ad ebrei.
Come in altri insediamenti, anche qui, il piano è stato avviato dalla Divisione delle Colonie dell'Organizzazione Sionista Mondiale. Come in altri insediamenti, i confini del piano urbanistico non sono stati determinati in base a normali considerazioni di pianificazione, ma piuttosto secondo la proprietà delle terre. La "linea blu" è una linea di proprietà, di separazione tra terra già dichiarata proprietà dello stato e terra su cui l'Amministrazione Civile non è riuscita a negare la proprietà privata palestinese.
Questo non include solo i terreni privati al di là dei limiti del piano. Nel bel mezzo della zona ci sono sette enclave, che non sono destinati alla costruzione, dal momento che sono riconosciute come proprietà privata palestinese. (In linea di principio, l'Amministrazione Civile ritiene che i palestinesi abbiano il diritto di utilizzare le aree per l'agricoltura, ma non per la costruzione.) Queste enclave non sono un'invenzione dell’urbanista di Eli, Shachar Yehoshua di Tel Aviv. Enclave simili appaiono anche nelle mappe di altri insediamenti.
Eppure, il piano di Eli si differenzia dai suoi predecessori in un modo. In altri insediamenti, la condizione per l'approvazione del piano urbanistico è stata la demolizione di tutte le costruzioni illegali nelle enclave private e il loro nuovo utilizzo in campo agricolo. Questo era il modo dell’Amministrazione Civile di dimostrare che rispetta la sacralità della proprietà privata palestinese.
A Eli, è stata inventata una nuova categoria: "un sacco di costruzione da completare". Non c'è una spiegazione per questo nuovo termine nella lista delle definizioni del piano, ma l'obiettivo è chiaro: sono cinquanta lotti con case esistenti. Ognuna di queste case è costruita almeno in parte su proprietà privata palestinese, (in una enclave interna, o sul confine) e in parte è costruita su aree all'interno del piano.
Non vi è alcuna intenzione di demolire questi edifici costruiti illegalmente su terreni privati palestinesi: al contrario, il piano propone di legittimarli e, infatti, adatta il piano ed i suoi confini alla realtà. Al contrario dei piani regolatori del passato, in questo caso, le autorità stanno segnalando che sanno che in futuro le case saranno tutte completate anche sulla carta. Una possibilità è che i proprietari terrieri palestinesi rinuncino a riavere indietro la loro terra e accettino di vendere, o semplicemente, tutta la vicenda sarà dimenticata.
Nella tabella che specifica la dimensione degli appezzamenti che devono essere "completati" uno può anche trovare il numero di lotto 92. Le sue dimensioni: zero dunam. Questa casa è costruita interamente su un enclave di terreni privati palestinesi, senza parti al di là di esso neppure di un metro quadrato.
Lo stesso vale per diverse strade che passano attraverso le enclave o oltre i confini del piano: sulla carta, solo le parti all'interno della "linea blu" sono contrassegnate come strade programmate che, dopo l'approvazione, diventeranno legali. Tutte le parti che passano attraverso le enclave o oltre i confini sono segnate, ma non come strade legali. Per contro, non sono destinate alla demolizione.
Le acrobazie verbali dei "lotti di costruzione da completare", insieme con l’ignorare le strade nelle enclave, non sono altro che la semplice dichiarazione che "la proprietà privata non è violata."
"Tale piano crea l'illusione che la proprietà privata sia rispetta e che ci si astenga dal costruire su proprietà privata palestinese, quando in realtà, il progetto si propone di ampliare la linea blu, i cui limiti sono stati definiti sulla base della proprietà e di prendere in consegna le terre private palestinesi", hanno detto Nir Shalev e l’architetto Alon Cohen Lifshitz del "Bimkom - Architetti per la pianificazione dei diritti", che ha fatto osservazioni al piano urbanistico.
In insediamenti comunali come Eli, gli edifici pubblici e i centri commerciali di solito si trovano nel mezzo del villaggio, in modo da renderli accessibili a tutti i residenti. In contrasto con questa logica di pianificazione, quasi tutto il terreno assegnato all'attività pubblica e al commercio non si trova nel centro di Eli, ma ai suoi confini settentrionali e nord-orientali. Il piano non fa altrettanto con la strada esistente che porta alla colonia (parte della quale passa attraverso la proprietà privata). L’architetto Yehoshua Shachar ha pianificato un'altra strada, larga 20 metri, nella parte orientale, che conduce al confine nord-orientale. Una strada ancora più ampia è prevista dentro l'insediamento, anche questa che porta a nord-est.
A est e a nord di Eli ci sono tre avamposti che, anche secondo l'Amministrazione Civile, sono stati costruiti parzialmente su proprietà privata palestinese appartenente ai residenti di Quaryut e As-Sawiye. Il messaggio è chiaro: edifici pubblici, centri commerciali e strade sono destinate a servire una popolazione significativamente più grande che occupa più terra di quella che, attualmente, è segnata nel piano.
Così, il piano si adatta ai progetti termine di Eli, come descritto sul sito Web di Amana: "In futuro e in conformità con la visione iniziale dell’insediamento, esso giungerà oltre le colline adiacenti e anche al di là della Road n° 60, vicino alla Ma'ale Levona. Così ci sarà contiguità territoriale fra i coloni ebrei di Eli, Shiloh e Ma'ale Levona".
Shachar, l'architetto, si è rifiutato di rispondere alle domande di Haaretz in merito al piano. L'Amministrazione Civile ha risposto dicendo che il piano è nella fase delle osservazioni e le risposte alle domande di Haaretz saranno date come parte del procedimento.
(tradotto da barbara gagliardi
per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)