01.09.2014 Al Jazeera
Rappresentanti palestinesi e americani condannano una mossa che mira a connettere alcuni insediamenti nella West Bank con quelli di Gerusalemme sud.
di Dalia Hatuqa

La dimensione della zona confiscata
Gli abitanti di Wadi Fukin sono abituati al rumore dei cantieri. Il villaggio, che si trova a ovest di Betlemme e costeggia la Linea verde , è circondato da tre lati da insediamenti israeliani in continua espansione. Caratterizzato da oliveti e sorgenti naturali, il villaggio di 1200 abitanti è noto per le coltivazioni di rape, cavoli e peperoncini biologici. Ma la piccola comunità subisce ormai da molti anni una pesante attività di colonizzazione. Uno degli insediamenti, Beitar Illit, è così grande da essere uno dei quattro a cui Israele ha dato lo stato di “città”.
Domenica 31 agosto i palestinesi di Wadi Fukin hanno ricevuto altre brutte notizie: le autorità israeliane hanno annunciato che un’area di 400 ettari della terra circostante - da loro indicata come insediamento di Etzion - diventerà “terreno di stato”. Questo significa che non apparterrà più ai privati palestinesi e che potrà essere usata per eventuali nuovi insediamenti.
Secondo il movimento Peace now, è il più grande esproprio di terra dagli anni ottanta. Costruire in quest’area garantirebbe la continuità territoriale tra la Linea verde e gli insediamenti israeliani di Beitar Illit, Kfar Etzion e Gevaot, facilitando il collegamento diretto fra insediamenti come quello di Gush Etzion e Gerusalemme, tagliando fuori al contempo i palestinesi dall'accesso a quest'area.
“Questi terreni sono molto vicini alla frontiera e costituiscono un’area strategica”, spiega Yariv Oppenheimer, direttore generale di Peace now. "Per gli israeliani connetterà alcuni insediamenti con Gerusalemme sud, e per i palestinesi è terra che potrebbe permettere l'espansione dei villaggi attorno a Betlemme."
L'anno scorso il governo ha bandito la costruzione di 1000 nuove unità abitative in un posto noto come Gevaot. Costruire lì, secondo Israele, non significa stabilire un nuovo insediamento perché Gevaot è considerato un sobborgo di Alon Shvut, un insediamento esistente distante alcuni chilometri.
“Abbiamo scoperto con grande sorpresa che l’amministrazione israeliana civile e quella militare stavano distribuendo avvisi e afiggendo cartelli che annunciavano l’esproprio di oltre duemila dunum (200 ettari) di terreni per l’espansione di tre insediamenti che circondano il villaggio”, racconta Ahmad Sukkar, capo del consiglio del villaggio di Wadi Fukin.
Israele sostiene che la terra - fra Beit Furik e i villaggi limitrofi di Surif, Husan e al-Jabaa - è destinata a far parte dei propri confini in qualunque futura soluzione permanente raggiunta in base ad accordi con i palestinesi.
“Come è possibile che sia ‘terreno di stato’?”, chiede Mohammad Assaf, un abitante del villaggio. “Ho ereditato questo pezzo di terra da mio padre, e lui da mio nonno. Viviamo in una prigione e non possiamo espanderci per soddisfare le nostre necessità abitative e agricole."
Washington ha definito la mossa “controproducente” per il processo di pace, sospeso da Israele da quando i palestinesi hanno sottoscritto quindici trattati internazionali sui diritti umani e dopo l'accordo di unità di aprile tra i partiti palestinesi Fatah e Hamas. I colloqui sono rimasti bloccati anche nei cinquanta giorni di offensiva militare israeliana contro Gaza, in cui sono morti duemila palestinesi, in gran parte civili, e 71 israeliani, in maggioranza militari.
"Questo annuncio, come ogni altro annuncio israeliano di nuovi insediamenti... è controproducente nei confronti dell'obiettivo dichiarato da Israele di una soluzione a due stati negoziata con i palestinesi." recita il comunicato del Dipartimento di Stato americano. "Chiediamo al governo israeliano di tornare sulla sua decisione."
I militari israeliani non hanno dato spiegazioni all'annuncio. Un portavoce del comando nei territori occupati si è limitato a confermare che "secondo gli ordini dei responsabili politici al termine dell'operazione 'Brother's Keeper' (l'azione di rastrellamento e rappresaglia seguita al rapimento dei 3 coloni ndt), abbiamo iniziato la procedura per dichiarare 'terra di stato' 4000 dunams presso Gevaot nella regione di Etzion".
Tuttavia la radio israeliana ha dichiarato che la mossa era una risposta al rapimento e uccisione di tre coloni israeliani adolescenti avvenuto nella West Bank a giugno.
La ministra della giustizia israeliana Tzipi Livni ha dichiarato che la decisione ha un effetto negativo su Israele nel momento in cui intraprende la sua campagna diplomatica post-bellica. "Ora che abbiamo bisogno di mobilitare il mondo per prevenire processi contro Israele e lavorare d'intesa con le forze moderate, qualunque cosa distolga l'attenzione e attiri critiche contro di noi danneggia gli obiettivi che stiamo perseguendo.", ha dichiarato Livni.
Anche secondo Oppenheimer di Peace now l’esproprio non aiuta le forze palestinesi moderate che cercano attivamente una soluzione pacifica del conflitto.
“Penso sia un enorme errore da parte del primo ministro Benjamin Netanyahu”, afferma Oppenheimer ad Al Jazeera. “Il messaggio che ne esce è: se proponi una soluzione pacifica, Israele risponde con gli insediamenti. Se invece sei Hamas e lanci razzi contro Israele, allora Israele è pronto a trattare con te”.
La decisione israeliana pone nuovamente l'attenzione sulla confisca di terre e l'espansione coloniale nella West Bank, a cui gli Stati Uniti hanno in parte attribuito il fallimento degli ultimi negoziati fra israeliani e palestinesi.
“Approfittando dell'attenzione rivolta all’ultima offensiva contro Gaza, Israele ha portato avanti una campagna di violenza ed espansione degli insediamenti." dice Hanan Ashrawi, del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina. "L'annuncio di oggi dimostra chiaramente l'intenzione deliberata di Israele di cacciare i palestinesi dal territorio e imporre una soluzione di fatto con un unico stato."
Nel frattempo gli abitanti di Wadi Fukin e dei villaggi vicini hanno 45 giorni di tempo per fare ricorso e cercare di fermare l'esproprio. “Nel 1948 avevamo 12mila dunum di terreni agricoli”, dice Sukkar. “Oggi ne sono rimasti 2.600. E abbiamo il permesso di coltivarne solo 250. Per questo andremo nei tribunali israeliani. Non resteremo passivi mentre Israele ci sottrae la terra palmo a palmo.”
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Fonti: Al Jazeera e agenzie
Traduzione: Giacomo Graziani per Assoziazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus