http://electronicintifada.net/content/why-palestinians-should-unite-support-naqab-protests/14255
Perché i palestinesi dovrebbero unirsi per sostenere le proteste del Naqab
13 February 2015

Beduini palestinesi prendono parte a una marcia nella città meridionale di Rahat per condannare l'uccisione di due residenti da parte della polizia israeliana il 20 gennaio.
(Oren Ziv / ActiveStills)
Il mese scorso, la polizia ha ucciso due palestinesi disarmati a Rahat, la più grande città beduina palestinese nel deserto del Naqab (Negev) nel sud dell’attuale Israele.
Il 14 gennaio è stato ucciso il ventiduenne Sami Jaar. Quattro giorni dopo, Sami Ziadna è morto per eccessiva inalazione di gas lacrimogeno quando la polizia israeliana si è scontrata con la gioventù locale durante il corteo funebre di Jaar. Gli omicidi hanno suscitato un'ondata di proteste apparentemente senza precedenti a Rahat.
"Ho 37 anni e non ho mai visto così tanta rabbia e violenza in città", ha dichiarato Fadi Mashamra, presidente del Regional Council for Unrecognized Villages del Negev (Consiglio regionale per i Villaggi Non Riconosciuti del Negev) , un comitato di base locale istituito nel 1997.
Oltre alle proteste a Rahat ce ne sono state altre più piccole in altre città palestinesi nel paese, oltre all’ invito ad uno sciopero generale il 20 gennaio.
La settimana caotica in Rahat è stata a metà gennaio, comunque, da allora, l'ordine e la normalità sembrano essere stati ristabiliti.
Situazione
Le uccisioni di Jaar e Ziadna, e le proteste che ne sono conseguite, hanno dato risonanza a quello che è successo nel villaggio di Kufr Kana in Galilea dove la polizia ha ucciso Kheir Hamdan nel mese di dicembre.
Le proteste non erano semplicemente risposte isolate alle uccisioni della polizia. Piuttosto, erano il risultato di ingiustizie accumulate.
Le proteste possono essere viste come una conseguenza della campagna fatta durante l'estate del 2013 per rovesciare il Piano Prawer, un programma di governo israeliano destinato a spostare decine di migliaia di palestinesi nel Naqab. Il piano è stato ritirato nel dicembre dello stesso anno dopo le proteste sostenute da parte da cittadini palestinesi di Israele.
La mobilitazione contro il Piano Prawer ha giocato un ruolo chiave nel radicalizzare una parte significativa di giovani di Rahat e delle città vicine.
Concentrati in ghetti
A Rahat, città progettata dal governo israeliano, i locali subiscono estreme discriminazioni, ci sono infrastrutture terribili ed alti tassi di povertà paragonabili solo quei villaggi Beduini che Israele rifiuta di riconoscere.
Rahat è stata fondata nel 1971 e fa parte del processo di forzata urbanizzazione voluto da Israele nei confronti delle comunità beduine del Naqab. Le autorità israeliane hanno presentato la creazione di Rahat come elemento apripista nel progetto di "sviluppo" di Israele. Ma la vera intenzione dietro la mossa è quella di concentrare i Beduini in "città" povere e sovraffollate in modo da forzare i residenti a cambiare il proprio modo di vivere.
Israele ha sempre visto i Beduini Palestinesi residenti nel Naqab come un peso da rimuovere - e Rahat e altre città sono state le discariche iniziali per sbarazzarsi del "problema dei Beduini".
Quelle città sono state costruite senza il minimo rispetto per il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione. I Palestinesi dell’area non sono stati consultati in merito e non hanno partecipato al processo di organizzazione delle loro città.
Tali città dovevano giusto servire a concentrare i Beduini nativi in ghetti e gettare le basi per l’ebraicizzazione del Naqab. Esse dovevano essere amministrate da autorità locali che collaboravano con il sistema di apartheid di Israele, nel tentativo di assicurare che la popolazione indigena sarebbe rimasta sottomessa.
Con la disoccupazione alle stelle, baraccopoli densamente popolate e nessun spazio per l'espansione, quelle città, inclusa Rahat , sono state trasformate in un terreno fertile per la criminalità, la droga ed il disagio sociale derivanti dalla mancanza di una corretta pianificazione e da un’urbanizzazione arbitraria.
Reazione a sorpresa
Israele ha inoltre tratto vantaggio dalla povertà dei giovani Beduini provocata dallo Stato stesso. Date le poche opportunità di lavoro, ai Beduini sono stati offerti incentivi economici per servire nell'esercito israeliano. Facendo così sembrare agli altri Palestinesi l'intera comunità beduina come pro-Israele, Israele è ricorso così alla classica tattica del "divide et impera" utilizzata dai poteri imperiali.
Così è stata una sorpresa - forse anche per la polizia israeliana - vedere una tale ondata di proteste organizzate dalla popolazione locale di Rahat. Parte della sorpresa deriva dalla visione orientalista dei Beduini ritenuti popolazioni passive e pazienti che non si possono mobilitare, o che mancano di qualsiasi coscienza politica e nazionale.
La polizia israeliana aveva diffuso anche voci che i Beduini coinvolti nelle recenti proteste non erano da Rahat.
"Quando stavamo protestando un agente di polizia israeliana è venuto da me e mi ha detto: 'Non posso credere che i disordini siano Beduini. Il nostro Beduino non avrebbe mai fatto cose del genere. È necessario diffidare di coloro che vengono da fuori, '" ha detto a The Electronic Intifada Hind Salman, una attivista politica e femminista di Rahat,.
E 'questa mentalità del "nostro beduino" che molti attivisti del Naqab sperano di contrastare.
"Stiamo cominciando a vedere un grande cambiamento nel rapporto tra noi e lo Stato di Israele", ha detto Fadi Mashamra.
"E 'tempo di andare oltre il discorso della cittadinanza. Israele non può calpestare la nostra dignità ed aspettarsi che noi rimaniamo in silenzio e tolleriamo ".
Scontro di mentalità
Proprio come le proteste di Kufr Kana - e quelle contro il Piano Prawer - le proteste di Rahat illustrato uno scontro non tanto tra due generazioni quanto tra due mentalità.
Un gruppo - prevalentemente guidato da giovani, molti dei quali non erano stati in precedenza politicamente impegnati - erano desiderosi di scendere in piazza. Erano infuriati per il chiaro attacco alla dignità palestinese.
L'altro gruppo, compresi i consigli locali, patriarchi tradizionali e la maggior parte della classe politica, ha provato a contenere la rabbia. Hanno usato la retorica sulla necessità di "proteggere la proprietà" e "protestare in modo civile."
Ciò significa che le forze che apparentemente esistono per servire l'interesse pubblico palestinese fanno il lavoro di mantenimento dell’ordine che dovrebbe fare Israele. A Rahat, questo è stato particolarmente evidente : le chiamate ai giovani di andare a casa sono state fatte ripetutamente dagli altoparlanti delle moschee in tutta la città.
Una settimana dopo l'uccisione di Sami Jaar, un membro del cosiddetto Comitato Popolare di Rahat, Ali Dahsan, rivolto ai giovani di Rahat su Radio Ashams con sede a Nazareth diceva : "Avete fatto il vostro lavoro e mostrato la vostra rabbia e fatto sentire la vostra voce” "Ora è il momento di andare a casa e lasciare che le cose tornino alla normalità e che i comitati di professionisti facciano il loro lavoro di affidarsi alla polizia."
Lo stesso comitato paternalistico ha lottato per ottenere il permesso della polizia israeliana di tenere un sit-in di protesta in Beir al-Sabe, un'altra città del Naqab, per chiedere la liberazione dei detenuti arrestati durante e dopo le proteste. Il permesso ha consentito che ci fosse solo un numero limitato di partecipanti.
Un altro problema riscontrato dai manifestanti a Rahat è stata la percezione della mancanza di sostegno da parte delle altre città palestinesi dell’attuale Israele.
Salman crede questo abbia a che fare con l'emarginazione del Naqab da parte dei palestinesi stessi e con il successo della politica di Israele del dividere le comunità palestinesi. Mentre l’ High Follow-Up Committee for Arab Citizens in Israel (Alto Comtato dei Cittadini Arabi in Israele) e altri gruppi Palestinesi dicono che il Naqab è il cuore della lotta palestinese, Salman ha sostenuto che tali dichiarazioni sono "solo slogan."
"Riteniamo che anche gli attivisti palestinesi dal nord guardano al Naqab come una zona remota, che vivono in una bolla", ha aggiunto.
Un ulteriore ostacolo alla mobilitazione di massa in questo momento è che i partiti politici che rappresentano i cittadini palestinesi di Israele sono preoccupati per le elezioni del parlamento israeliano, la Knesset, che si terranno a marzo.
Quattro di questi soggetti hanno costituito la Lista Araba Unita, al fine di contestare le elezioni come una forza congiunta.
E’ stato sollevato il problema di se la lista United Arab (Arabi Uniti) è stata creata esclusivamente per vincere seggi al raggiungimento della soglia necessaria a garantire la rappresentanza? O si adopererà anche per raggiungere l'unità di base nella lotta per i diritti dei palestinesi? Questo resta da vedere.
Quel che è certo, tuttavia, è che i partiti palestinesi devono elaborare una nuova strategia se deve essere creato un movimento che abbia ampio sostegno. Unità formale per il gusto di vincere seggi parlamentari non sarà sufficiente.
Budour Youssef Hassan è un palestinese anarchico e laureato in legge che vive nella Gerusalemme occupata. Lei può essere seguita su Twitter: @ Budour48.
Tradotto da Marina Maltoni per Associazione di Amicizia Italo-Palestinese.