Martedi 17 Israele al voto, ma poche le prospettive di cambiamento

sintesi da Il Manifesto, Michele Giorgio, 13/3/2015

In Israele la strategia della paura, sulla quale Nethanyau e il resto della destra hanno puntato, si sta rivelando un mezzo fiasco. Netanyahu rischia seriamente di perdere le elezioni di martedi 17 marzo. Il costo della vita, le case che mancano (in Israele, non certo nelle colonie ebraiche nei Territori Occupati), le difficoltà crescenti dell’industria manifatturiera(mentre vanno forte le start-up e il resto dell’hi-tech) e di conseguenza per molte migliaia di operai e lavoratori poco qualificati, stanno avendo un peso che il primo ministro e il suo partito, il Likud, avevano sottovalutato.

Herzog, leader laburista viene dato in testa nei sondaggi ma, ai fini di formare una maggioranza in parlamento, deve fare i conti con la regola non scritta che da decenni condiziona la composizione di ogni governo israeliano e che gli nega i potenziali 13-14 seggi della Lista Araba Unita, che nel febbraio scorso ha coalizzato i 4 maggiori partiti rappresentanti dei cittadini Palestinesi di Israele. «Secondo l’establishment politico e l’opinione generale, l’esecutivo deve essere formato da partiti sionisti e non comprendere formazioni non sioniste – spiega il professor Hillel Cohen, docente all’Università ebraica e autore di testi sulla minoranza palestinese in Israele – e a questo si aggiunge il secco rifiuto della Lista Araba di aderire a qualsiasi governo». In caso di vittoria dunque Herzog cercherà alleanze con i centristi di Tipzi Livni.

Secondo Mustafa Barghouti, ex candidato alle presidenziali del 2005, una vittoria di Herzog e Livni confonderà le idee della comunità internazionale portandola a credere che il nuovo esecutivo israeliano lavorerà seriamente per un accordo con i palestinesi. Herzog, ricorda Barghouti, è a favore del proseguimento della colonizzazione israeliana della Cisgiordania.

Rappresentanti della Lista Araba Unita