Insegnanti in piazza
Da Ramallah Amira Hass
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Con caschi, scudi e manganelli, gli agenti della guardia nazionale palestinese hanno circondato la folla. Ma lentamente, nonostante i loro sforzi, i manifestanti continuavano ad arrivare. Nelle ultime due settimane circa 25mila insegnanti della Cisgiordania hanno organizzato proteste di vario tipo. Sostengono di non poter vivere dignitosamente con stipendi che vanno da 450 a 800 euro al mese (a seconda dell’anzianità di servizio) e respingono l’accordo raggiunto tra il governo e il sindacato di categoria (un organismo legato all’Olp). Il 23 febbraio migliaia di insegnanti sono partiti per Ramallah, ma hanno scoperto con stupore che le loro città di provenienza erano circondate da checkpoint. “Sei un insegnante?”, si sentivano chiedere. Quando rispondevano di sì, gli dicevano di tornare indietro. Alcuni checkpoint ancora più restrittivi impedivano l’accesso a Ramallah. Chi aveva superato i primi controlli veniva fermato qui. Eppure migliaia di persone sono riuscite ad aggirare il blocco e hanno riempito piazza Mahmoud Darwish. “Dove sono i checkpoint palestinesi quando l’esercito israeliano entra nei nostri villaggi e nelle nostre case?”, ha chiesto un cittadino esasperato durante una trasmissione alla radio. “I poliziotti che ci hanno fermato erano nostri alunni”, ha aggiunto un insegnante. Secondo un mio amico, “le autorità hanno perso la testa. Pensano che il popolo sia il loro nemico”.
Internazionale 1142 | 26 febbraio 2016