I ragazzi palestinesi di Dheisheh ancora sotto tiro


Badil.org, 26.09.2016

Dopo due mesi di escalation nell'uso eccessivo della forza e di minacce illegali contro giovani palestinesi nel campo profughi di Dheisheh presso Bethlemme, non accenna a diminuire la politica di oppressione e terrore portata avanti dalle forze di occupazione israeliane.

Pochi giorni prima della festa musulmana di Eid al-Adha, cominciata il 12 settembre, le forze israeliane, e più nello specifico il comandante responsabile dell'area, noto come "capitano Nidal", hanno chiamato diversi giovani e famiglie di Dheishes per intimidirli e minacciare di uccidere qualcuno del campo prima della festa.

Due settimane dopo, il 21 settembre, il capitano Nidal ha chiamato di nuovo diversi giovani del campo per dire loro che "è finito il tempo di spararvi nelle gambe". In questo modo il capitano Nidal sta chiaramente annunciando che l'attuale politica militare a Dheisheh è quella di minacciare di uccidere o ferire gravemente i ragazzi del campo. Conferma inoltre quanto BADIL aveva denunciato in precedenza come politica di gambizzazione da parte delle forze di occupazione contro la gioventù palestinese.

Il 23 agosto 2016, BADIL aveva pubblicato un report sull'argomento, sottolineando in particolare la situazione a  Dheisheh, dove 18 ragazzi hanno ricevuto proiettili sulle gambe, di cui almeno 8 direttamente in un ginocchio, fra fine luglio e metà agosto 2016. Questa politica era accompagnata da minacce quali "renderò disabili tutti i giovani del campo" o "vi farò tutti camminare su stampelle o in carrozzina" fatte dal capitano Nidal.

La prosecuzione di queste minacce rafforza la nostra idea che non si tratti di incidenti accidentali o isolati, ma di una sitematica politica israeliana diretta a sopprimere la resistenza, terrorizzare i giovani palestinesi, e causare ferite e danni permanenti al loro benessere fisico e mentale.

BADIL vuole anche porre l'accento sull'illegalità non solo delle ferite e delle gambizzazioni, ma delle stesse minacce, poiché la legge internazionale proibisce anche la minaccia di un atto illegale. Inoltre le minacce sono rese più efficaci dalle denunce di molti abitanti di Dheisheh colpiti nei mesi scorsi e dalle conseguenti ferite che hanno riportato.

Questi casi di ferimento volontario, se considerati con le azioni comparabili di omicidi extragiudiziari che avvengono in grande scala in tutta la West Bank, provano un disegno politico sistematico che implementa le minacce del capitano Nidal. Queste violazioni volontarie e gravi del diritto internazionale dovrebebro obbligare gli stati terze parti e le altre agenzie mediatrici a porre fine a questo clima di impunità in cui operano le forze israeliane e i loro ufficiali.

http://www.badil.org/en/publication/press-releases/77-2016/4644-pr-en-260916-42.html

Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze