Terra e identità-il sicomoro di Gerico

http://nena-news.it/terra-e-identita-il-sicomoro-di-gerico/

Patrizia Cecconi ci racconta dell’albero celebrato dalla mitologia egizia portandoci nel luogo in cui, racconta il Vangelo, si compì il miracolo che rese Zaccheo un uomo probo. Proprio qui, infatti, «l’odioso esattore fiscale» promise di restituire il quadruplo di quel che aveva rubato

di Patrizia Cecconi

Gerico, 17 novembre 2017, Nena News – Ed eccomi a Gerico, città delle palme, città della luna, gioiello verde nel deserto adagiato sotto il livello del mare. Gerico raccontata tristemente nella Bibbia come la prima città conquistata dalle tribù ebraiche che ne sterminarono gli abitanti “per la gloria del Signore”.

Il suo nome arabo è Ariha che significa città del profumo per le migliaia di essenze profumate che ne facevano una sorta di Eden. Oggi, che molte sorgenti le sono state sottratte da Israele per “far fiorire” i deserti e dissetare i suoi insediamenti illegali, Gerico resta ancora, nonostante tutto, una città affascinante.

Ogni volta che ci torno mi piace dare un’occhiata al sicomoro millenario che si dice stesse lì quando passò Gesù e servì al ricco Zaccheo per arrampicarsi e permettere che si compisse il miracolo raccontato nel Vangelo. Mi fermo un po’ e cerco di vedere se ha qualche frutto, ma niente, neanche stavolta. Però è bello, maestoso, e mentre lo guardo si avvicinano i venditori che sbarcano il lunario offrendo collane che giurano essere di pietre del deserto, o kefiah che giurano essere assolutamente originali prodotte da Hirbawi ad Al Khalil (Hebron), o anche squisiti datteri medjoul, i più buoni che ci siano e che non hanno niente da spartire con quei cugini rinsecchiti che arrivano sulle nostre tavole a Natale.

Devo confessare che quasi ogni volta ci casco. Parto con un “la, la, shukran” pensando che sia più efficace di un “no, thank you”, ma non c’è verso, una kefiah riescono sempre a piazzarmela e ormai ne ho di tutti i colori! Anche i medjoul mi piazzano sempre, però sto attenta alla confezione, perché compro solo quelli palestinesi. Quelli israeliani non posso comprarli! Non è un capriccio o una particolare simpatia o antipatia magari di natura religiosa, figuriamoci, io sono atea! No, il motivo è un altro, mi sembrerebbe un insulto verso l’albero. Proprio un insulto, perché nel racconto del Vangelo sentito tante volte da ragazzina e quindi entrato a far pare della mia cultura, qui si compì il miracolo che rese Zaccheo, l’odioso esattore fiscale e truffatore, un uomo probo che proprio qui promise che avrebbe restituito il quadruplo di quel che aveva rubato dicendo“Ecco, Signore… … se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”.

Bè, come posso comprare datteri israeliani coltivati su terre rubate ai palestinesi proprio qui, davanti a quest’albero, sapendo che gli israeliani non solo non vogliono restituire niente ma addirittura vorrebbero prendersi tutta la Valle del Giordano? No, proprio non si può! Quindi, solo datteri palestinesi. E ora posso dedicarmi al Sicomoro!

Il Ficus sycomorus appartiene alla famiglia delle moracee ed è originario del basso Egitto, tanto che Plinio nella sua Historia Naturalis lo chiama Ficus aegyptia. Ama il caldo e normalmente fruttifica diverse volte l’anno. Il nome scientifico deriva dal greco ed è la combinazione di due dei suoi elementi: le foglie che somigliano al gelso (moron) e i frutti (sukon)che sono simili ai fichi, ma molto meno saporiti anche se ricchi di zuccheri e usati, nell’antichità, per sfamare le genti povere in quanto l’albero cresceva spontaneo e produceva questi frutti in grande abbondanza. Quando da queste parti arrivò Davide, nel periodo in cui gli ebrei dominarono queste terre, che poi avrebbero ripreso a passare di mano in mano, trovò estese piantagioni di Ficus sycomorus tanto che nominò un sovrintendente alle coltivazioni di sicomori, il che fa capire quanto questi alberi fossero diffusi e apprezzati.

Ma il massimo degli onori il sicomoro lo aveva nella sua terra d’origine, l’Egitto. Lì era consacrato alla dea Hathor,la “signora del sicomoro”, dea dell’amore e della gioia.

La mitologia egizia è ricca di simboli affascinanti e quello della dea Hathor, che in una delle tante versioni è madre e sposa di Horus – dio del sole che al tramonto veniva mangiato dalla dea e all’alba restituito alla vita – è sicuramente evocativa di fantasie che si legano al ciclo vitale e spiegano perché il legno del sicomoro veniva usato per i sarcofagi: oltre ad essere un legno di lunga durata, era considerato come il ventre della dea madre in cui veniva deposta la salma per il suo viaggio nell’al di là. Quindi una sorta di rigenerazione e di legame tra in prima e il poi, argomento che ha sempre assillato il genere umano portando ad elaborazioni fantastiche spesso accolte nelle diverse religioni.

Sia in Egitto che nelle zone più calde della Palestina l’albero può vivere per molti secoli o forse millenni se quello che ho davanti è davvero lo stesso dove si fermò Gesù. Il suo latice è stato fin dagli egizi per scopi medicinali. In particolare per curare la scrofolosi, una malattia infettiva che attacca i linfonodi e produce fistole epidermiche. Inoltre era usato come vermifugo, contro la dissenteria, per curare il mal d’orecchi e per favorire la cicatrizzazione delle ferite.

I frutti del sicomoro, come quelli del fico, sono in realtà delle infiorescenze raccolte in un involucro carnoso mentre i frutti veri sono quelle migliaia di semini (si chiamano acheni) che seguono all’impollinazione prodotta da alcuni imenotteri che si introducono nell’opercolo dell’infiorescenza.

I siconii possono essere mangiati freschi o cotti in marmellata o anche essiccati, ma perché siano mangiabili è necessario forarli con un ago per consentire l’emissione di etilene, un gas che ne facilita la maturazione. In passato questa foratura era addirittura un mestiere con un nome preciso, perché in passato questi frutti erano una risorsa preziosa.

La zona più ricca di piantagioni di sicomoro in Palestina era la Valle del Giordano e in particolare Tecoa,proprio il villaggio dal quale Israele sta seguitando a cacciare la popolazione per costruire altri insediamenti illegali.

I sicomori non hanno voce, e la luna di Gerico resta a guardare.

Nena News