Incompatibili umanitarismo e giudaismo, come si va dicendo in Israele?

Rinunciare alle nostre tradizioni per accettare una angusta, tribale, razzista interpretazione del Giudaismo?

Da: Yariv Mohar, direttore del settore Comunicazioni di Rabbini per i Diritti Umani, 17 Novembre 2017

http://rhr.org.il/eng/2017/11/israelis-think-human-rights-incompatible-judaism-theyre-wrong/

Giudaismo ed Umanitarismo vengono sempre di più visti in opposizione nella Israele di oggi. Il presidente del partito Laburista Avi Gabbay, facendo eco al commento infelice di Netanyahu ”la sinstra ha dimenticato cosa vuol dire essere Ebrei”, ha recentemente affermato in un dibattito pubblico la triste e falsa nozione che il Giudaismo sia incompatibile con il credo nell’uguaglianza degli esseri umani.

Cosa assai triste, nell’attuale clima politico di Israele, che i valori umani vengono identificati unicamente come aspetti di sinistra; nel passato tali valori erano trasversali in tutto lo spettro politico. Veniva inteso che i valori umani fossero strettamente collegati al Giudaismo sia dal punto di vista religioso che culturale, per via della storia del popolo Ebraico come minoranza perseguitata.

Molti politici israeliani negli anni recenti sono andati insistendo sul falso concetto della incompatibilità tra Giudaismo e Umanitarismo. Essi vanno esprimendosi come ebrei diminuendo i valori umanitari e promuovendo egoismo e xenofobia, per non parlare dell’indifferenza nei confronti dei diritti umani.

La scelta che abbiamo dinanzi.    Dal momento che una buona metà del mondo ebraico vive come minoranza nella diaspora, non occorre certo un profondo senso di giustizia o di conoscenza dell’umanitarismo della tradizione ebraica per comprendere che è nell’interesse di tutta la collettività ebraica l’aspirazione ad un mondo basato sui principi dei diritti umani e dell’umanitarismo. Come è noto, molti dei valori umanitari costituiscono un lascito all’umanità da parte della Bibbia Ebraica (Vecchio Testamento, NdR) e molte delle lotte per i diritti umani nel mondo occidentale sono state condotte da esponenti ebrei, inclusi gli ortodossi; e il Giudaismo è sempre stato diretto verso il tikkun olam (pratica che deve essere seguita non perché inclusa nella legge biblica ma per il bene del mondo e ad evitare il caos sociale, NdR).

Vi è sicuramente un’altra faccia della medaglia. “Coloro che stanno con il Signore vengano con me” dice Mosè nel giorno in cui riceve la Torah (=le tavole dei Comandamenti, NdR) e nel contempo da l’ordine di uccidere 3mila membri del popolo di Israele che rifiutano di professare tale credo. Questa è la base della tradizione su cui i leaders israeliani si basano per individuare “chi è con noi e chi è contro di noi”. E’ cosa triste che la Torah presenti 70 facce differenti, ma quale di queste vogliamo scegliere? Nelle parole della Bibbia possiamo trovare sia valori umanitari che valori violenti ed intolleranti. La questione è quali sono quelli che vogliamo scegliere.

Abraham Joshua Heschel, che partecipò alla marcia di Selma insieme a Martin Luther King non era immemore di cosa significasse essere ebreo: egli agiva sulla base del Giudaismo. Quelli che oggi in Israele operano per lo straniero, l’orfano, il diseredato non hanno scordato cosa vuol dire essere ebreo: essi agiscono in base al Giudaismo. Quelli che assistono lo schiavo fuggito dal padrone, in contrasto con coloro che lo vorrebbero rinchiuso, non hanno scordato il loro Giudaismo ma agiscono secondo i suoi principi base e di conseguenza aiutano i richiedenti asilo che provengono dall’Africa.

E' dunque profondamente distorta ogni posizione tesa a forzare una scelta alternativa tra la propria tradizione umanitaria ed il sostegno ad una interpretazione angusta, razzista e nazionalista di tale tradizione. La nostra tradizione, oltre che la morale naturale, da sostegno a quelle posizioni politiche ed etiche che vedono l’immagine divina in ogni essere umano.

Conviene evidenziare  come, nello scritto riportato, tra i diseredati citati
dall’autore non vengano citati i Palestinesi, NdR (Trad.e riduzione di Claudio Lombardi)