Giornata dei Prigionieri Palestinesi. Dati su prigionieri, arresti e lotta al COVID-19.

Dati su prigionieri ed arresti      Ad aprile 2020, il numero di prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane è di circa 5000. Questo numero comprende 432 detenuti amministrativi, 41 donne, 7 membri di PLC e 183 minori  di cui 20 di età inferiore ai 16 anni. In un rapporto pubblicato per la Giornata dei prigionieri palestinesi, numerose associazioni palestinesi che comprendono il Comitato per i prigionieri ed ex-prigionieri palestinesi, il Prisoner’s Club, Addameer dichiara che dall’inizio di quest’anno 2020 le forze d’occupazione israeliane hanno arrestato più di 1.300 palestinesi, tra cui 210 minorenni e 31 donne, e hanno emesso 295 ordini di detenzione amministrativa.

JVP (Jevish Voice for Peace) ha organizzato un raduno Zoom ed una raccolta di adesioni alla giornata per i prigionieri politici. Per aderire inviate a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. il seguente messaggio “Free all palestinian prisoners”, facendo seguire il vostro nome e città

Mentre celebriamo la Giornata dei Prigionieri Palestinesi, quest’anno i prigionieri e i detenuti palestinesi affrontano l’ulteriore minaccia di un focolaio di coronavirus nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. Le autorità israeliane occupanti non hanno preso provvedimenti per liberare prigionieri e detenuti palestinesi o per mitigare e prevenire adeguatamente il focolaio di COVID-19 nelle carceri. Al contrario, durante la pandemia sono continuate le detenzioni e gli arresti arbitrari di massa.

COVID-19 presenta un pericolo particolarmente acuto e immediato per i prigionieri e i detenuti palestinesi, che già sopportano condizioni di detenzione terribili, tra cui torture sistematiche e maltrattamenti, negligenza medica , sovraffollamento, mancanza di adeguata ventilazione e accesso a prodotti sanitari, inclusi disinfettanti , cattiva alimentazione e, in alcuni casi, divieti  di visite. Dall’inizio dello stato di emergenza a causa del COVID-19 a marzo, le forze di occupazione israeliane hanno arrestato 357 palestinesi di cui 48 bambini e 4 donne.

Prigionieri e detenuti palestinesi isolati dal resto del mondo     All’inizio di marzo, le forze di occupazione israeliane hanno applicato una serie di misure di emergenza in risposta a COVID-19. Ad esempio, il 22 marzo 2020 il comandante militare ha emesso un ordine che ha bloccato tutte le visite di familiari e avvocati ai prigionieri palestinesi, giustificando questa misura come precauzione contro la diffusione del  COVID-19. Inoltre, i detenuti non vengono portati in tribunale per le udienze, il che significa che i loro rappresentanti legali sono esclusi dalla comunicazione diretta e possono solo comunicare con loro tramite telefono. Attualmente ci sono un certo numero di detenuti palestinesi sotto interrogatorio ai quali sono vietate  le visite di avvocati e familiari e ai quali è consentito telefonare o videochiamare solo durante le udienze.  Vi è inoltre il reiterato rifiuto dell’IPS(Israel Prison Service) di installare telefoni fissi all’interno delle carceri, impedendo così ai prigionieri di contattare le loro famiglie. In questa situazione, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) è l’unica entità autorizzata alla comunicazione diretta e alle visite ai prigionieri palestinesi.

Inoltre, il 24 marzo è stato emesso un ordine secondo cui il giudice del tribunale militare è autorizzato ad estendere la detenzione di qualsiasi detenuto; questo implica un pericolo per la salute del detenuto stesso o di qualsiasi altra persona detenuta nella stessa struttura.

Ancora: il 5 aprile il comandante militare ha emesso un ordine riguardante “lo svolgimento delle  udienze utilizzando mezzi tecnologici”. Secondo questo ordine, le udienze dovrebbero essere condotte in streaming sia audio che visivo, e se lo streaming visivo non fosse possibile, rendere possibile almeno  quello audio. Solo in casi specifici il detenuto dovrebbe essere portato fisicamente in tribunale, vale a dire solo quando  lo streaming  sia dannoso al detenuto e al suo caso, tuttavia un detenuto in “quarantena” non è autorizzato a partecipare fisicamente alla sua  udienza in  nessuna circostanza. Quando l’udienza è condotta con mezzi audio o visivi, all’avvocato e al suo assistito  è consentito comunicare sia durante la sessione o immediatamente prima o dopo di essa. Questo ordine  non vale per le  udienze che prevedono la proroga dei periodi di detenzione, infatti in quelle  udienze è consentita la presenza  dell’avvocato e / o del detenuto.

Tutto ciò priva i palestinesi del  diritto di avere un processo equo e rapido. Generalmente, le visite degli avvocati e della famiglia si svolgono al telefono dietro una barriera di vetro, il che significa che quelle visite in particolare non presentano alcun pericolo per i detenuti a causa della mancanza di un contatto fisico diretto.

I detenuti hanno riferito che l’IPS ha imposto nuove restrizioni agli acquisti dalla mensa della prigione e che non   fornisce loro prodotti igienici e sanitari adeguati,  esponendoli ulteriormente al rischio di una diffusione incontrollata. I funzionari IPS non stanno prendendo le dovute precauzioni,  e nell’espletare incombenze come il conteggio dei detenuti o altri compiti a contatto con gli stessi , non indossano tute, guanti protettivi o mascherine mediche. Solo di recente, gli agenti hanno iniziato a indossare guanti e mascherine, ma ancora in modo irregolare. L’amministrazione penitenziaria ha sì dato ai prigionieri una serie di mascherine, ma non in numero sufficiente per tutte la sezioni

Lo stato occupante continua a violare le leggi internazionali e persino le sue stesse leggi. Ad esempio, l’IPS non sta ancora applicando le decisioni della Alta Corte israeliana per quanto riguarda la dimensione degli spazi personali  dei prigionieri, che è attualmente di tre metri quadrati per ciascun detenuto, compreso lo spazio nei bagni,  mentre dovrebbe essere di sei metri quadrati per ciascun prigioniero.

L’Alta Corte israeliana prese tale decisione nel 2017, dopo che una serie di organizzazioni israeliane presentò una petizione in merito allo spazio che ogni prigioniero avrebbe dovuto avere a sua disposizione all’interno delle carceri.

dalla Trad di: Grazia Parolari, https://www.invictapalestina.org/archives/38606 , http://www.infopal.it/rapporto-israele-ha-arrestato-357-palestinesi-a-marzo-nonostante-il-covid-19/

Vedi anche il raduno Zoom di JVP su:  https://www.facebook.com/JewishVoiceforPeace/videos/579521642659266/?emci=6d835ea7-eb80-ea11-a94c-00155d03b1e8&emdi=da6fd1fc-f080-ea11-a94c-00155d03b1e8&ceid=245522